Carico (e scarico) di familiari

Per i familiari a carico esistono delle detrazioni fiscali che in linea teorica dovrebbero aiutare le famiglie ad arrivare a fine mese. In linea teorica, perché per un familiare a carico la detrazione massima è di 800 euro, poco meno di 67 euro al mese, cifra che neanche lontanamente permette di mantenere una persona. Meglio questa cifra ridicola che niente, ma questo fa capire quanto il legislatore sia attento alle famiglie. Questo è solo l’aspetto dell’ammontare, ma esiste anche il problema di chi ne può beneficiare. Un familiare viene considerato a carico quando non ha un reddito superiore a 2840 euro annui. Reddito, che sotto qualsiasi punto di vista, non rende una persona autosufficiente. Il legislatore tiene conto che il familiare a carico vive nella stessa casa di chi lo mantiene e quindi non paga l’affitto, ma rimane il fatto che 2840 euro, pari a circa a 236 euro al mese non rendono la persona autonoma. Bisogna aggiungere che i 2840 rientrano nell’area della non tassabilità, ma in un contratto di lavoro regolare si pagano sempre delle tasse che poi vanno recuperate in dichiarazione dei redditi. Se una persona lavora due mesi all’anno e poi viene licenziato non risulta a carico, perché due mesi di stipendi lordi, per quanto bassi, superano facilmente la cifra dei 2840 euro.

Altra agevolazione di cui possono usufruire le famiglie dei dipendenti è l’assegno al nucleo familiare erogato dall’Inps. Intanto non si capisce perché questo aiuto tocchi solo ai dipendenti e non anche ai titolari di partita Iva, come se un reddito basso risultasse produrre effetti diversi in base alla sua provenienza. Un po’ come in un vecchio film in cui il personaggio interpretato da Massimo Troisi si sforzava di  spiegare all’amico interpretato da Lello Arena come fosse diverso fare la fame in America rispetto all’Italia. Inoltre non si capisce perché un sostegno al reddito debba essere erogato dall’Inps che dovrebbe occuparsi di pensioni. Si mette tutto in un immenso calderone così che i bilanci diventano poco chiari e a seconda delle convenienze di può dire che sono in positivo o in negativo.

Sarebbe utile che sia le detrazioni, che l’assegno al nucleo familiare, fossero gestiti in maniera organica e più che erogare si riducesse il carico fiscale. Solo per i redditi più bassi che ad un certo punto non possono più usufruire di riduzione del carico fiscale, quelli che i fantasiosi tecnici dello stato chiamano incapienti, si può procedere con delle erogazioni.

Se si pensa che la detrazione di 800 euro è valevole per i redditi sotto i 15000 euro, è piuttosto evidente che un allargamento della quota di reddito non tassato sortirebbe gli stessi effetti. Si potrebbe obiettare che i vantaggi ricadrebbero anche sui single, ma considerato la bassa fascia di reddito, credo che una riduzione del carico fiscale per tutti non sia così terribile. Per gestire i carichi familiari si potrebbe procedere ad ulteriori riduzioni fiscali eliminando l’assegno al nucleo familiare a carico dall’INPS che così incomincerebbe ad avere i bilanci più chiari. Inoltre la determinazione del familiare a carico dovrebbe tenere conto di un reddito più significativo rispetto agli attuali 2840 euro. E ovviamente sarebbe necessario non distinguere più fra redditi da lavoro dipendente e redditi di altre fonti.

Le attuali agevolazioni oltre ad essere troppo articolate, hanno anche effetti distorsivi sul mercato del lavoro. Per esempio, l’assegno al nucleo familiare essendo riservato ai soli dipendenti, rende più conveniente diventare dipendenti piuttosto che imprenditori. Per non perdere la detrazione per i familiari a carico e l’assegno al nucleo familiare, molti che svolgono attività part time sono spinti a farlo in nero. Immaginate una persona che guadagna 3000 euro, per soli 160 euro perde una detrazione che può arrivare a 800. Un provvedimento che portasse in alto il limite del reddito per i familiari a carico potrebbe far emergere dei contratti di lavoro part time.

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