Una Torino sempre più piccola

Torino attualmente è di certo una città divisa, spaccata in due a causa di una fenditura che attraversa i rioni e le stesse famiglie nelle loro abitazioni. Durante i cosiddetti “bei tempi andati” tutto era meno complesso, più semplice, e le varie contrapposizioni si potevano classificare con estrema facilità, anche quando si caratterizzavano per la loro asprezza: da una parte le tesi difese dalla grande balena bianca democristiana e, dall’altra, quelle dei militanti comunisti; da un lato i Valletta ed i quadri fedeli al padrone ed in antitesi le lotte del movimento operaio.

In questi anni i rapporti interpersonali tra i torinesi si sono complicati molto; anche le relazioni sociali hanno imboccato strade buie e piene di solitudini amplificate dall’uso smodato della rete. Una miriade di posizioni politiche ed ideali spezzano di continuo in mille cocci il dialogo così come il confronto costruttivo, tracciando solchi incolmabili tra i singoli individui e pure tra gli eletti nelle assemblee istituzionali: ogni individuo corrisponde ad una peculiare, quanto spesso integralista, opinione e presa di posizione politica.

Il panorama dello scontro in atto è variegato: ai Si Tav si contrappongono i No Tav, mentre i Si Vax non perdono occasione per manifestare il loro assoluto disprezzo ai No Vax, riducendo il tutto in una sorta di lite calcistica da bar. Sono decine gli esempi dei dissidi in corso, nella città subalpina, di cui è possibile tracciare una penosa mappa navigando su Fecebook come su Twitter, avendo però cura di scansare gli insulti e le tante ingiurie che rendono la navigazione sui social deprimente quanto inutile.

All’ombra della Mole il dissidio maggiormente degno di attenzione è quello che schiera da una parte gli ex amministratori comunali del PD e da quella opposta i neo eletti del M5s. Tra le due forze politiche è oramai guerra senza quartiere, in un campo di battaglia grande tanto quanto la città: conflitto giocato nelle sale comunali, dove governa il Movimento 5 Stelle, come nelle circoscrizioni amministrate da giunte democratiche. Gli effetti dello scontro sono devastanti ma anche contornati da aspetti vicini al ridicolo.

L’apice della schizofrenia politica anti Appendino si è toccato alla Circoscrizione 2 (Mirafiori – Santa Rita), dove a farne le spese sono stati il buon senso insieme all’efficacia amministrativa della res pubblica.

L’antefatto risiede nella collocazione dell’impianto di incenerimento al Gerbido, territorio Mirafiori Sud ex 10, a cui sono seguite le cosiddette compensazioni (ossia monetizzazione della salute pubblica compromessa dall’opera): fondi da impegnare in azioni di riqualificazione ambientale (per l’appunto “compensative”) sovvenzionate al fine di controbilanciare probabili attività inquinanti. La passata amministrazione di Mirafiori, nel 2012, aveva optato per investire il denaro in una ciclopista da collocare in via Plava e, con l’occasione, nella riqualificazione urbana dell’asse viario stesso.

Purtroppo il progetto della pista ciclabile ha inciampato nel dissenso di alcuni residenti in area, preoccupati per il destino dei parcheggi coinvolti nel rifacimento della banchina centrale, i quali hanno sensibilizzato le autorità politiche circoscrizionali.  L’attuale presidenza del quartiere, renziana, ha colto a piene mani tali perplessità indirizzando agli uffici tecnici richieste di modifiche del tracciato, giunto oramai alla vigilia della sua cantierizzazione.

I tecnici dell’assessorato competente hanno ribadito in molte occasioni come il progetto non fosse modificabile, ma senza riuscire a placare la dura contrapposizione della giunta circoscrizionale. Questa, al culmine della tensione, improvvisamente ha convocato i capigruppo per comunicare la sua scelta: consultazione popolare dedicata a via Plava.

Naturalmente la scelta di ascoltare i cittadini è sempre condivisibile, ma questo non nega che il referendum indetto dalla Circoscrizione 2 abbia molti aspetti al limite del paradosso. Un referendum paradossale poiché il progetto riguardante la ciclopista di via Plava è esecutivo nonché in fase di realizzazione; bizzarro poiché il percorso alternativo voluto dalla giunta di Mirafiori unisce gli stessi punti di quello contestato, seppur tramite un tragitto più lungo ed improponibile ai ciclisti; pazzesco a causa di una consultazione da subito presentata ai cittadini, dell’amministrazione di quartiere, quale opportunità concreta per cancellare la ciclopista oggetto della medesima (posizione in netta antitesi al programma della giunta centrale in carica).

L’epilogo è scontato: su 5.600 aventi diritto al voto si sono espressi solamente 139 cittadini che a sorpresa hanno consegnato la vittoria al progetto comunale originale (76 a favore e 62 contro). Ufficialmente questa pantomima della democrazia non è costata nulla, mentre al contrario essa ha richiesto locali riscaldati, la presenza di personale circoscrizionale, la stampa delle schede di votazione e del materiale informativo: il tutto per fare esprimere un centinaio di persone in merito ad una ciclopista decisa 5 anni fa e non ricollocabile altrove (a scapito di un eventuale esito opposto a quello vittorioso).

Una prova di forza immatura quanto assurda giocata dalla presidenza targata Pd in opposizione all’assessorato pentastellato: un duello penoso e triste disputato deridendo gli scarsi strumenti di partecipazione ed i cittadini medesimi. Scherno verso la democrazia diretta poiché nei quartieri sono mai stati richiesti pareri agli elettori su temi inerenti le grandi scelte coinvolgenti il territorio: è possibile esprimersi per una pista ciclabile ma rimane difficile per tutto quanto concerne il futuro della città. Palazzo Nervi abbandonato a se stesso, ed in balia dei vandali, rappresenta la difficile epoca in cui si dibatte oggi la nostra metropoli. Una Torino, purtroppo per noi tutti, sempre più piccola.

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