I grillini come gli altri

Il Comune di Torino rischia il dissesto finanziario e l’attuale giunta è in difficoltà nell’affrontarlo. Il problema più imminente è il rischio fallimento di Gtt, la controllata comunale che si occupa di trasporto pubblico. L’attuale crisi ha origine nell’azione delle precedenti amministrazioni, quando progetti mastodontici si sono realizzati a debito sperando in chissà quali ritorni economici, senza considerare i tanti sprechi e le infrastrutture inutili ed inutilizzate. Per quanto si è cercato, in passato, di nascondere i buchi di bilancio enfatizzando i risultati positivi, la situazione era ben nota e non sono mancati gli articoli sul tema, proprio sullo Spiffero, che evidenziavano il disastro dei conti pubblici torinesi. Essendo questa la situazione, la nuova amministrazione doveva prepararsi ad affrontarla e non cercare continuamente di giustificarsi scaricando la responsabilità sul passato. È vero che il debito è stato causato dalle giunte Chiamparino e non affrontato da quella Fassino, ma essendo noto ciò, la situazione andava affrontata di petto offrendo soluzioni e non giustificazioni.

Come scritto circa un anno e mezzo fa in questa rubrica, il primo impegno della nuova giunta doveva essere abbattere il debito, procedendo con un deciso piano di dismissioni e cercando di abbattere gli oneri comunali per l’apertura di nuove attività. La giunta Cinque Stelle, ha invece, come la precedente amministrazione Fassino, cercato di far cassa, senza perdere il controllo di ciò che si andava a vendere: moglie ubriaca e botte piena. La giunta Fassino aveva cercato di recuperare soldi da Gtt, ma tenendo ben salde le redini del comando, architettando una struttura finanziaria tipo scatole cinesi, che avrebbe dovuto coinvolgere come socio di minoranza la banca Unicredit che a un certo punto, si è giustamente tirata indietro. Un socio di minoranza con poca voce in capitolo sulle decisioni industriali, l’unico interesse che poteva avere nell’operazione era una buona remunerazione del proprio capitale, cosa che GTT non poteva offrire e da qui l’ovvia decisione di lasciar perdere tutto. Invece di vendere tutto e ricavarne quello che era possibile, si studiano mille arzigogoli finanziari per continuare ad avere le mani in pasta nelle mille società controllate. Lo stesso comportamento è stato assunto dalla nuova giunta in merito alla partecipazione in Iren, che si cerca di non vendere per non perderne il controllo. Le uniche società partecipate che pare si venderanno sono quelle individuate per costrizione dalla nuova legge Madia sulle partecipate.

Un’accusa che è stato mossa all’attuale giunta da alcuni rappresentanti delle categorie produttive è quella di non avere una visione sul futuro di Torino, dimostrando come in Italia giri tutto intorno alla politica. Gli italiani chiedono troppo allo Stato, quando è solo necessario chiedere di non essere intralciati e rimboccarsi le maniche per far crescere il lavoro e l’economia. Vero che i comuni con i piani regolatori detengono un immenso potere, basta trasformare un terreno agricolo in edificatorio per trasformare un morto di fame in un milionario, però questo non giustifica l’appoggiarsi alla mammella statale illudendosi che possa essere l’unica soluzione dei problemi, quando la gran parte delle volte è il problema. Le categorie produttive dovrebbero rivendicare la loro indipendenza dalla politica e semmai proporre loro una visione all’amministrazione comunale e non il contrario. Le visioni della città delle passate giunte hanno portato all’attuale disastro. È facile creare “movimento” buttando soldi dalla finestra, ma che questo risulti utile è tutt’altra cosa.

Torino è orfana della Fiat, quando per amministrare bastava assecondare lo sviluppo impetuoso dell’industria automobilistica, però come allora è stata la crescita privata a guidare la città, così non può che essere oggi e non si può pensare che il comune che non ha risorse proprie, ma solo quelle che preleva dai cittadini possa fungere da sostituto della Fiat garantendo commesse ai privati.

L’attuale amministrazione dovrebbe impegnarsi nella riduzione del debito pubblico con una decisa opera di dismissioni, nella semplificazione amministrativa, nella riduzione delle tasse, mantenendo il decoro della città e in ordine le strade. E questo è già tanto. In questo quadro di procedure semplificate e di ordine ritrovato, dovrebbero essere i privati con il loro ingegno e le loro risorse ad aprire ad una nuova visione di città.

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