Eccovi servite le elezioni

Alcuni movimenti tellurici scuotono pesantemente le sedi dei partiti nazionali, suggerendo agli elettori l’appropinquarsi oramai prossimo della chiamata alle urne.

A Destra come a Sinistra, passando attraverso le praterie senza fine del Centro, le segreterie delle formazioni politiche nazionali si stanno armando di pennelli e martelli (ma purtroppo non di falci) con lo scopo di avviare un accurato maquillage delle proprie appesantite istituzioni: restauri che sembrano avere quale unico obiettivo quello di raccogliere consensi, di fare lievitare a qualsiasi costo le proprie percentuali di voto alle vicine consultazioni parlamentari.

Opera ricostruttiva affidata ovunque agli esperti di comunicazione e marketing, i quali lavorano sulla base delle emozioni “di pancia” provate dagli elettori e mai, come sarebbe auspicabile, analizzando gli irrisolti problemi sociali affliggenti il nostro Paese. In un tal contesto, le risposte date in pasto ai cittadini si caratterizzano nel favorire populismo, esigenze indotte e clientele di vario ordine e grado.

Lo scossone pre-elettorale ha fatto riemergere dalle viscere del pianeta, sconvolgendo la terra, un essere che sembrava affidato da tempo alle tenebre: il Cavaliere Nero, erroneamente dato per sconfitto, l’essere eterno mai piegato dalla macchina della Giustizia, al secolo l’inossidabile Silvio Berlusconi.

L’ideatore di Forza Italia e del Popolo delle Libertà, immediatamente dopo il suo riemergere alla luce del sole, si è messo alla prova con la magia più difficile che potesse mostrare agli italiani: tenere insieme, in vista delle elezioni politiche, la variegata galassia della Destra conservatrice composta da spinte nostalgico fasciste ed al contempo da voglie secessioniste nordiche e pure meridionaliste. Assemblare nuovamente patrioti unitari con sovranisti, tendenza riemersa con forza in questi ultimi anni, e filo indipendentisti di tutte le latitudini, è la grande scommessa con cui si dovrà cimentare prossimamente Berlusconi, nonché la sua grande specialità.

L’immagine di quello che ne potrebbe venire fuori ricorda, vagamente, il bar intergalattico del primo episodio di Star Wars, dove al bancone degli aperitivi stazionavano esseri provenienti da numerosi pianeti, e dalle caratteristiche inconciliabili tra loro. Il Cavaliere infatti si appresta a compattare una compagine che parte dai post fascisti vintage anni 30, e termina con gli animalisti della Brambilla: una missione, davvero impossibile.

Unire questo ventaglio di proposte politiche è forse l’atto più azzardato tra quelli compiuti dall’imprenditore televisivo di Arcore. Inserire una forza a tutela del mondo animalista insieme a teoretici della supremazia del mercato, oppure al fianco di giovani profeti “dell’ognuno a casa propria”, sembra davvero surreale. Osservando quanto siano sfruttati gli animali da questo sistema consumistico, è facile prendere atto di come questi vengano posti al pari di tutti coloro che il sistema usa a e poi getta via per pochi centesimi all’ora: un gran carniere dove sono conservati prima di entrare in forno esseri viventi a quattro zampe e bipedi di tutti i continenti, compresa la moderna Europa.

Le persone che manifestano violentemente la propria avversione per tutto quanto è catalogabile come “diverso”, che costituisce invece la ricchezza di questo pianeta, difficilmente provano empatia per i più deboli, siano essi umani o altro. La vicenda, già raccontata in questa rubrica, del gatto Tommasino maltrattato sino alla sua agonia e salvato dal tempestivo intervento del musicista disoccupato Mauro, evidenzia bene il significato di vocaboli quali “arroganza”, “predominio” e “supremazia”: parole distanti anni luce da concetti solidaristici e profondamente “umani” (quelli invece di cui per fortuna si è fatto alfiere Mauro stesso).

Convivenze impraticabili e frutto di una marea nera crescente in tutta Europa grazie a politiche economiche troppo inclini a favorire i potentati finanziari globali, nonché altrettanto capaci nell’abbandonare a se stessi il Pubblico ed il welfare. Un matrimonio celebrato da un Cavaliere massicciamente aiutato dalla sempre più disorientata Sinistra di governo, la quale dopo l’ubriacatura neo liberista tenta ora tardivamente di mettere i remi in barca riscoprendo la sua tradizione sociale.

Renzi sembra invero voler archiviare la stagione del sostegno acritico al mondo della finanza, così come forse desidera dimostrare con forza il suo affrancamento dallo strapotere delle banche (comprese quelle di famiglia). Il Premier, incalzato alla sua Sinistra dai fuoriusciti del PD, prova a rimuovere dalla memoria collettiva anni di riforme giocate sulla pelle di cittadini e lavoratori, seppur compensate (crudele burla) tramite l’erogazione di 80 euro mensili ai dipendenti dal basso reddito. Il Centrosinistra purtroppo ha dimostrato, in questi anni, tutta la sua incapacità nel programmare un percorso economico e sociale proiettato nel futuro, caratterizzandosi solamente per lo scimmiottamento della destra iper liberista e le misure “tacun” a favore delle classi meno agiate (ignorando però disoccupati e miseria imperante).

Nel campo progressista non esiste un Cavaliere Rosso che abbia come priorità la riaggregazione dell’universo ex social comunista, e la conseguenza di tale assenza si manifesta di continuo innanzi ai nostri occhi: esplosione di liste e listine candidate a risultati molecolari.

Nel fine settimana è stata presentata l’aggregazione sorta dalle ceneri del Brancaccio (scissione Montanari – Falcone) battezzata con il nome “Liberi ed Uguali” (evocando forse il “Liberi e forti”, l’appello firmato da don Sturzo nel 1919): entità politica catalizzante esperienze varie, comprese quelle di chi che per anni ha votato le misure renziane inghiottendo innumerevoli bocconi amari. Ancora più a Sinistra invece si raccolgono le forze per inaugurare una compagine anticapitalista ed antisistema, ma a forte rischio “rievocazione storica”.

All’orizzonte si delineano ulteriori tsunami e terremoti politici. Il caos è appena iniziato e per i cittadini si affaccia la certezza della violenza di cui saranno vittime le loro povere buche per le lettere (invase da santini di qualsiasi foggia e forma): da una parte il materiale elettorale di chi grida “Itaglia agli itagliani” (“g” di troppo voluta dall’autore), e dall’altra quello che santificherà gli 80 euro elargiti agli “Itagliani” stessi; in mezzo le cinque stelle di giovani dalle buone speranze ma assolutamente in balia degli eventi.

Manganelli contro ipocrisia e disorientamento: un match a tre interessante quanto angosciante.

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