POLITICA & CULTURA

La (af)Fondazione del Libro

Mentre incombe l'edizione 2018 del Salone, i soci non hanno ancora deciso quale sarà il destino dell'ente. Dipendenti in fermento. Affidata una consulenza legale. Si fa largo l'ipotesi di una newco. Occhio che stavolta la concorrenza di Milano sarà agguerrita

“Abbiamo messo in sicurezza la prossima edizione del Salone del Libro” annunciavano tronfi Sergio Chiamparino e Chiara Appendino dopo l’ultima assemblea dei soci della Fondazione, In verità, a distanza di tre settimane di “sicuro” c’è ben poco. Non è chiaro chi dovrà gestire la fiera del 2018, che fine faranno i dipendenti della Fondazione (e la pletora di consulenti e collaboratori), se e quando verranno pagati i creditori delle edizioni passate. A domanda, la risposta prevista dal copione è che si attende l’assemblea dei soci del 19 dicembre in cui verrà deciso il destino della Fondazione, che forse solo per l’assessore alla Cultura della Regione Piemonte Antonella Parigi, ancora non è segnato. Si lavora su un doppio binario: da una parte “arrangiare” alla meno peggio l’edizione del prossimo anno, dall’altro costituire un soggetto in grado di rilanciare la kermesse a partire dal 2019.

Inutile anche il tentativo di Daniele Valle – presidente della Commissione Cultura di Palazzo Lascaris – di avere informazioni sul destino dei fornitori della Fondazione, in caso di liquidazione: “Oltre 2,2 milioni di debiti della Fondazione sono verso soggetti della filiera culturale torinese che vanno tutelati” afferma Valle, un altro che vede la liquidazione come fumo negli occhi. Secondo l'esponente democratico, infatti, la chiusura dell'ente presieduto da Massimo Bray procrastinerebbe i tempi di pagamento dei fornitori senza fornire loro garanzie.

In vista dell'edizione 2019, qualora la strada del risanamento della Fondazione per il libro si presentasse non percorribile, si farebbe largo la costituzione di newco: una compagine societaria allargata, risorse fresche. Per avere un quadro sulle varie soluzioni la Regione si è rivolta all’avvocato amministrativista Carlo Merani che nei prossimi giorni dovrebbe fornire il proprio qualificato parere.

Tra coloro che potrebbero entrare a far parte della nuova società – sempre ammesso che la Fondazione non rinasca come araba fenice grazie alle cure del nuovo segretario generale Michele Petrelli – c’è chi parla pure dell’Università di Torino, mentre la Camera di Commercio dovrebbe garantire 300 milioni a titolo di contributo, “ma sia chiaro, non certo per andare a ripianare vecchi debiti”, senza alcun coinvolfimento societario. C’è infine il giallo sulla presenza, a oggi, tra i soci dei ministeri dell’Istruzione e della Cultura, nonostante avessero comunicato, tramite una lettera ufficiale, la loro intenzione di uscirne. Una questione sollevata dal radicale Giulio Manfredi ma che per l'assessore Parigi è solo “un problema formale, poiché di fatto i ministeri sono fuori pur garantendo il contributo”.

Intanto si rincorrono le voci su chi, materialmente, gestirà i vari aspetti del Salone 2018. Chiamparino vorrebbe affidarne la regia al Circolo dei Lettori (emanazione della Regione), ma il presidente Luca Beatrice, brandendo uno statuto che impedisce all’ente di organizzare tali eventi, prova ad allontare questo badò. I dipendenti chiedono qualche rassicurazione e addirittura minacciano la mobilitazione in assenza di risposte certe nelle prossime 48 ore. Il direttore Nicola Lagioia è in, comprensibile, apprensione. Appendino, che un anno e mezzo fa voleva chiudere la Fondazione per la Cultura e, fosse dipeso da lei, spedire in esilio il segretario generale Angela La Rotella, ora invece è pronta a rinforzarla per farle fare la parte del leone. Ognuno gioca la sua partita, il risultato resta incerto.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    21:49 Martedì 05 Dicembre 2017 voltaire NEWS FAKE?

    nemmeno il dagospia di turno riesce ad ottenere le dritte dal Valle di turno! e che dire del libraio pontificato ammanicato coi pilastri e portici di origami? Attenda in lista d'attesa..... i pagamenti

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