DIRITTI & ROVESCI

Slot, “il Piemonte rispetti i patti”

Non è solo il governo a contestare il comportamento della Regione sulla regolamentazione del gioco. “Perché ha sottoscritto l’accordo se poi lo ha disatteso facendo da sé?” chiede il senatore Marino, presidente della Commissione Finanze

“La Regione Piemonte fa benissimo a difendere le proprie prerogative, ma se ipotizzava di non volere, né potere modificare la sua legge sul gioco mi chiedo perché ha firmato il patto con il Governo. Pacta sunt servanda”. Mauro Maria Marino (Pd), presidente della commissione Finanze del Senato, a Sergio Chiamparino a alla sua giunta nelle fattispecie all’assessore alla Sanità Antonio Saitta, che i patti vanno rispettati lo rammenta in latino. Ma si capirebbe pure l’avesse detto in aramaico. Perché quel patto - sulle regole con cui normare l’uso, la collocazione e il numero delle slot nel territorio, dal piccolo comune alla grande città – il Piemonte lo ha siglato, salvo poi decidere di disattenderlo difendendo la sua legge sulla ludopatia che le regole e i limiti li fissa in maniera assai più restrittiva, finendo in contrasto proprio con quanto stabilito con il Governo e le altre Regioni.

Una questione emersa in maniera eclatante nelle scorse settimane quando il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta scrisse l’ormai famosa lettera a Chiamparino chiedendo al Piemonte di uniformarsi all’accordo: missiva rimasta lettera morta dopo la decisione del Consiglio regionale, cui il governatore girò la questione peraltro sempre gestita dalla Giunta, di non modificare la legge.

Ieri a riportare il tema, con tutte le sue contraddizioni e i suoi intoppi, al centro del dibattito è stato proprio il senatore torinese a capo della Finanze di Palazzo Madama con la sua richiesta rivolta a Baretta di fare il punto sull’accordo Stato-Regioni in materia di giochi nel corso di un’audizione forse già la prossima settimana. Una richiesta avanzata al sottosegretario “perché ci racconti quanto sta accadendo” spiega Marino che, nel colloquio con lo Spiffero, ripercorre le tappe e ricorda la genesi di quella legge, tanto necessaria quanto costellata di ostacoli, sul gioco d’azzardo finita nel più italico degli scenari con protagonisti, comparse e comprimari a recitare ruoli diversi con epilogo da commedia della firma messa su qualche cosa che o non si sapeva cosa fosse o si è firmato perché così facevano tutti gli altri.

L’inizio delle vicenda la cui parola fine, è assodato, non potrà essere posta entro questa legislatura risale a quasi quattro anni fa: “Nel marzo 2014 la legge di delega fiscale all’articolo 14 poneva proprio il tema giochi. L’articolo più difficile da gestire in assoluto – ricorda Marino –. Ciò nonostante concludemmo la discussione con una decisone all’unanimità indicando al Governo dei principi generali, da trasformare in un decreto legislativo”. Questo, però, non succederà, dall’esecutivo non arriva alcun provvedimento  e il tema della regolamentazione del gioco, delle attribuzioni a Stato, Regioni e Comuni delle rispettive competenze, “rimase irrisolto. In commissione, un po’ perplessi e pure un po’delusi, a quel punto presentiamo un progetto di legge di riforma generale del sistema”. Si supera anche l’apparente difficoltà di un testo sulla ludopatia incardinato alla Camera dove resterà. In commissione Finanze si incomincia a lavorare al testo, ma la scorsa primavera “viene in commissione il sottosegretario e ci chiede di fermarci concedendogli tempo perché stava concludendo l’accordo con le Regioni”.  Al Senato si mettono da parte i fascicoli del testo e il 7 settembre scorso finalmente viene firmata l’intesa in Conferenza Stato-Regioni, quella in cui il Piemonte ha il coordinamento per la Sanità e il lombardo Massimo Garavaglia quello degli Affari Finanziari.

Finito tutto? Macché, incomincia il bello, si fa per dire. Marino ricorda che “essendo piemontese capisco che nella mia regione c’è qualcosa che non va”. I dubbi sono certezze quando “il 25 ottobre dico a Baretta: vieni in Commissione, perché se tutto è a posto noi accantoniamo il nostro disegno di legge e ringraziamo il governo per quel che ha fatto. Calendarizzo l’audizione, ma l’appuntamento viene rinviato”. Baretta non va in commissione, ma invia la lettera a Chiamparino e il seguito già lo si conosce: il Piemonte resta irremovibile sulla sua legge che per Baretta, oggi a Torino per partecipare proprio a un convegno sui rischi del gioco d’azzardo sulla salute, va ben oltre il quadro definito dell’intesa e ribadisce come l’accordo può essere applicato solo se tutti i contraenti lo condividono e ritengono di sostenerlo, Insomma, questa è la ragione del ritardo del decreto.

La differenze principali tra la norma regionale piemontese e quella che dovrebbe recepire quanto stabilito dall’intesa sono non poche e di non poca rilevanza: tra quelle più dirimenti le distanze tra gli esercizi dove sono in funzione le macchinette e i luoghi sensibili (scuole, ospedali, bancomat, compro oro e via elencando). Risultato: applicando la norma regionale il numero delle slot stabilito dall’intesa e dunque a livello nazionale risulta assai maggiore da quello che salta fuori con l’applicazione del distanziometro del Piemonte. Sul punto Baretta è stato chiaro: c’è anche una tabella che prevede la riduzione delle slot: dove devono essere collocate le slot lo decide la Regione, ma il numero deve essere rispettato.

“Il sottosegretario ha ragione sui numeri delle slot ed è l’aspetto che porta a dire che il Piemonte non avrebbe dovuto sottoscrivere l’accordo. Altrimenti davvero si creano quei quartieri del gioco che con buon senso nessuno può accettare” sottolinea Marino. Per il presidente della commissione Finanze che sulla questione ingarbugliatasi proprio nella sua regione rivendica il ruolo del Parlamento – “non può essere l’ultima delle parti tenute in considerazione” – inutile farsi illusioni di sistemare la faccenda prima delle elezioni: “Se fosse stato due anni fa avremmo ripreso in mano il testo. Oggi credo che abbia più senso fissare il punto sulla situazione e chi verrà dopo di noi deciderà. La mia volontà di convocare il sottosegretario è proprio per fare e mettere un punto della situazione, oltreché una forma di correttezza verso il Parlamento che ha il diritto di essere informato”. Ma è sull’atteggiamento, agli occhi di molti incomprensibile, della Regione che il senatore democrat torna per dire che “a mio avviso, la legge del Piemonte è un’ottima legge, ma siccome è così più avanzata rispetto alla proposta del Governo, la battaglia magari anche per assumerla a modello nazionale, si sarebbe dovuta fare prima di firmare l’accordo e non dopo”. Invece e chissà perché?, il patto è stato siglato. “E i patti vanno rispettati”.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    19:00 Giovedì 07 Dicembre 2017 patty Perchè così si scoraggia di andare al bancomat a prelevare contante.

    Suppongo che fosse questa la ragione della norma sulla distanza minima dai bancomat. Un conto è il POS un conto è il contante.

  2. avatar-4
    13:44 Giovedì 07 Dicembre 2017 ciumbia Controsenso

    la legge regionale fissa le distanze da luoghi sensibili, ma che centrano le banche se tutti gli esercizi, comprese le sale slot, devono avere il POS, che è come un bancomat?

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