La diaspora dei cattolici democratici

Diceva anni fa Mino Martinazzoli che “l’unità politica dei cattolici non è mai stata un dogma. Ma - aggiungeva il leader bresciano - non lo è neanche la diaspora”. Ossia, se l’unità politica dei cattolici italiani è stato prevalentemente un fatto storico, e forse irripetibile, non si può neanche coltivare l’ipotesi che la divisone cronica di questo mondo sia un fatto permanente.

Certo, tutti sappiamo che il pluralismo politico dei cattolici italiani è ormai un fatto acquisito da tempo. Ma qui, come ovvio, non parliamo di ricomporre tutta l’area cattolica italiana attorno ad un partito. Molto più semplicemente, si tratta di prendere atto che, allo “stato dei fatti” per dirla con Donat-Cattin, la tradizione del cattolicesimo politico italiano è disseminata in quasi tutti i partiti e gli schieramenti politici. In modo legittimo, come ovvio. Dal Pd a Liberi e Uguali, da Forza Italia alla Lega, da Fratelli d’Italia all’Udc, dai centristi ai 5 stelle, credo. Insomma, un pluralismo forte e marcato. Con un rischio, però. Che tanta frammentazione rischia di rendere anche irrilevante e, forse, poco incisiva quella cultura. Che, come sappiamo altrettanto bene, si divide profondamente al suo interno tra conservatori e progressisti, tra riformisti e reazionari e via discorrendo.

Comunque sia, se nel futuro potrà decollare un soggetto politico capace di far rivivere, in forma aggiornata e moderna, la tradizione cattolico democratica e popolare - laicamente e senza derive integraliste e neo confessionali - non potrà che avvantaggiarsene la politica italiana. Il tema, per il momento, è più oggetto di confronto e di dibattito nella base di questo mondo articolato e variegato. E se il prossimo risultato elettorale dovesse confermare un quadro frastagliato e molto frammentato, probabilmente questa esigenza - per il momento relegata ad un fatto culturale e prepolitico - potrebbe assumere una precisa valenza politica e partitica. Anche sotto questo versante il risultato delle prossime elezioni sarà importante e non affatto secondario.

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