Cosa insegna lo scandalo Finpiemonte

È notizia di questi giorni l’inchiesta giudiziaria sulla gestione di Finpiemonte in cui si ipotizza una distrazione di fondi di milioni di euro. La cosa, ovviamente, non può stupire, dato che si tratta di una società pubblica, anzi bisognerebbe stupirsi del contrario. Da tempo affermiamo la necessità di privatizzare tutte le società pubbliche, sia per ridurre il debito, sia per ridurre i casi di corruzione e malversazioni. È inutile nascondere l’evidenza dei fatti, le partecipate spesso si trasformano in degli stipendifici e bacini elettorale. Gli scopi che si prefiggono negli statuti appaiono spesso solo delle foglie di fico per nascondere lo scopo reale, che è quello di garantire una moneta di scambio ai politici al momento del voto. Aggiungiamo nel caso specifico che la cosiddetta finanza agevolata per gli imprenditori che richiedono piccole cifre non è tanto agevolata, perché comporta spese ed oneri burocratici tali da annullare il vantaggio ottenuto.

Ai naturali dubbi sull’utilità che lo stato faccia attività bancaria, bisogna precisare che in una situazione di mercato un’impresa non dovrebbe avere difficoltà a trovare finanziamenti. La stessa esistenza di tali agevolazioni è la dimostrazione che in Italia il mercato è quantomeno distorto, per non dire completamente inesistente. Sarà un caso che molti istituti bancari del paese, tramite le fondazioni bancarie, fanno ancora capo ad enti pubblici?

Il settore della finanza agevolata è in gran parte gestito dalle regioni con tutte le diversità del caso. L’agevolazione tipica, pur con varie differenze, consiste nel risparmio di una quota di interessi sul finanziamento e già questo ne riduce la praticabilità. Normalmente per istruire la domanda bisogna avvalersi di un professionista e ciò rappresenta il primo costo; spesso è necessario aprire un conto corrente con una banca convenzionata che a volte non può essere conveniente o comunque costringere l’imprenditore ad aprire un secondo conto con i relativi costi; in alcuni casi è necessario una perizia; in altri è necessaria la garanzia di un Confidi, che come minimo richiederà di iscriversi all’associazione di cui è emanazione e infine bisogna considerare i costi occulti dovuti all’aggravio della gestione burocratica per l’imprenditore. Ultimo grosso svantaggio è che i soldi arrivano quando si sono già spesi. In breve, i costi possono annullare i vantaggi dell’agevolazione quando l’importo richiesto non è elevato. In caso di grosse cifre i risparmi sono maggiori dei costi, ma non sempre il gioco vale la candela e l’unico reale vantaggio rimane quello di accedere a un finanziamento che altrimenti una banca non avrebbe concesso. Accedere, ma a caro prezzo, perché di agevolato rimane veramente poco. È facile trovare imprenditori pentiti di aver richiesto il finanziamento, perché si sono visti complicare la vita senza reali benefici, o altri che ci hanno rinunciato perché i costi erano maggiori dei risparmi.

Non si vuole qui arrivare a dire che tutto il marchingegno è creato solo per distribuire compensi vari a amici degli amici, ma inevitabilmente la burocrazia ne annienta le buone intenzioni.

Quando si chiede dove tagliare la spesa pubblica si può facilmente indicare quello della finanza agevolata: i soldi risparmiati dovrebbero andare direttamente a riduzione del carico fiscale dell’impresa. Il settore è il tipico esempio in cui è evidente che per favorire pochi fortunati si danneggiano molti cittadini.

print_icon

0 Commenti

Inserisci un commento