IMPRESE & GIUSTIZIA

Giù il cappello, Borsalino è fallita

Il Tribunale di Alessandria non accoglie la richiesta di concordato presentata dall’imprenditore svizzero Camperio. L’attività prosegue fino a giugno prossimo con gli attuali 134 dipendenti. Tra i curatori c’è Ambrosini, presidente di Finpiemonte

La Borsalino, storica azienda alessandrina di cappelli, è fallita. Il tribunale ha respinto la richiesta di concordato della Haeres Equita srl, società dell'imprenditore svizzero Philippe Camperio, che gestisce l’azienda dopo l’affitto del ramo produttivo la cui scadenza è fissata nella prossima primavera, il mese di giugno. Fino a quella scadenza non dovrebbero esserci problemi per i 134 dipendenti. Lo rendono noto i sindacati, che nel pomeriggio incontreranno i curatori, Stefano Ambrosini e Paola Barisone, e i lavoratori. Dall’azienda, al momento, non è stata data nessuna comunicazione ufficiale.

Quella rigettata dal giufice Caterina Santinello di Alessandria è la seconda richiesta di concordato, dopo quello che era stato revocato a dicembre 2016. Il piano predisposto dallo studio Gianni Origoni e avvalorato dal consulente Riccardo Ranalli (lo stesso professionista che ha redatto quello di Gtt) non è passato dunque al vaglio del tribunale, dopo che il pm nell’ultima udienza aveva espressamente chiesto il fallimento. Fondata nel 1857, la nota fabbrica con i suoi cappelli ha coperto le teste di molti uomini del cinema, della politica, della cultura e dello spettacolo. La società, prima di essere acquisita dalla Haeres Equita, era indebitata per circa 34,6 milioni di franchi a causa della malagestione. L'ex patron, Marco Marenco, era ricercato per truffa, bancarotta fraudolenta ed evasione fiscale ai danni di numerose società italiane e internazionali. Marenco era stato arrestato a Lugano nell'aprile del 2015 e condannato a cinque anni dal tribunale di Asti, in Piemonte, lo scorso 19 dicembre.

“Abbiamo già chiesto un incontro con i curatori fallimentari e, nel pomeriggio, incontreremo anche i lavoratori”, commenta Elio Bricola della Uil. “Per quel che sappiamo al momento - aggiunge - è ragionevole che i contratti del ramo d’affitto vadano comunque avanti, nell’interesse di tutti". I legali dell’azienda, secondo quanto appreso, stanno approfondendo il dispositivo del tribunale.

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