POLITICA & GIUSTIZIA

Appalti Consip, indagati Bigotti e l’ex assessore Bonino

L'imprenditore di Pinerolo, a capo del gruppo Sti, e la sua compagna, figura di spicco del centrodestra piemontese, accusati di turbativa d'asta nelle gare per il “facility management” di immobili dell’amministrazione pubblica

Nel lungo elenco di indagati compare anche il nome della coppia che conta in Piemonte: quella formata da Ezio Bigotti e dalla sua compagna Barbara Bonino, l’ex assessore ai Trasporti della giunta regionale di Roberto Cota. Insieme ad altri sei tra funzionari, dipendenti e consulenti delle aziende dell’imprenditore pinerolese sono indagati dalla procura di Roma per turbativa d’asta in concorso per la spartizione degli appalti della Consip, la società pubblica che si occupa degli appalti e delle forniture per lo Stato.

In totale sono 21 gli indagati dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal sostituto Mario Palazzi. Tutti lavorano per aziende come la holding di Pinerolo di Bigotti, il Gruppo Sti, e le concorrenti come la Romeo Gestioni dell’imprenditore napoletano Alfredo Romeo, la Siram, la Dussman Service, la Cofely, il Cns, “player” importanti nel settore del facility management, cioè la gestione integrata di pulizie e manutenzione degli immobili.

Nell’elenco troviamo Giuseppe Cinquanta, consulente di “business development” del gruppo Sti; Cesare Pisello, procuratore di Sti, Gestione Integrata Srl e di Exitone, altre due società della galassia di Bigotti, di cui è assistente. Compare poi il nome di Bigotti come presidente di Sti e di Exitone, mentre l’ex assessore regionale Bonino è indagata in quanto presidente di Gestione Integrata (di cui anche l’ex ad Giuseppe Zanca è indagato). Della holding pinerolese ci sono anche Eugenio Masciotta, addetto all’ufficio gare di Sti. Di Exitone troviamo Alexandra Mogilatova, russa di Mosca domiciliata a Pinerolo, consigliere e direttore generale, e il dipendente di origini giordane Shahwan Hatem Moh’D Ahamad.

Tra i 21 compare anche il nome di Graziano Cimadom, ex vicesindaco di Ivrea, presidente di Manitalidea e legale rappresentante di Manital Società Consortile per i servizi integrati, finanziatore della campagna elettorale di Sergio Chiamparino nel 2014 e poi di quella di Piero Fassino nel 2016, a differenza di Bigotti che in passato ha finanziato campagne elettorale sia per candidati del centrodestra, sia per quelli del centrosinistra.

Le vicende al centro dell’inchiesta riguardano la spartizione degli appalti della gara “FM4” bandita da Consip nel marzo 2014 per il “facility management” di immobili dell’amministrazione pubblica. Una gara enorme e strategica, composta da 18 lotti e per un valore totale di 2,7 miliardi di euro. Secondo i pm le aziende coinvolte, in totale undici, facevano offerte a scacchiera, così da non sovrapporsi nella competizione, e poi facevano altre offerte d’appoggio per non alterare i punteggi. Inoltre promettevano subappalti con “soggetti economici appartenenti a gruppi concorrenti” che i magistrati definiscono “accordi pre-gare compensativi”. Come dire: tu lasci vincere me su questo lotto, in cambio io ti do un subappalto. Il nome di Bigotti, un tempo ritenuto vicino a Paolo Berlusconi e a Marcello Dell’Utri, era già emerso nel corso dell’inchiesta dopo l'arresto dell’imprenditore napoletano Romeo, che temeva il concorrente di Pinerolo per i suoi agganci politici, in particolare con Denis Verdini.

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