Gli scaldatoi di Lorenzo Valerio

Due universi paralleli attraversano le grandi città europee, compresa la nostra Torino: universi che separano persone e destini, che dividono affetti e prospettive di vita. Dimensioni spazio temporali apparentemente mai convergenti, dove si contrappongono le storie di coloro che corrono, senza neppure guardarsi intorno, per shopping vestendo abiti griffati a quelle delle persone che, con cura, all’imbrunire sistemano i cartoni e le loro poche coperte per approntare giacigli in strada utili a ripararsi dal freddo.

Un terribile e violento contrasto, reso ancor più stridente a Natale quando le luci e gli scintillii delle vetrine incorniciano le improvvisate protezioni della moltitudine umana accampata sotto i portici, alla disperata ricerca di un riparo dal pungente freddo della notte.

Via Roma, piazza San Carlo, piazza Carlo Felice, la galleria San Federico al tramonto si trasformano in precari bivacchi al servizio di tanti esseri umani: italiani e stranieri accomunati dalla stretta invernale e dai morsi della fame.

Sono tanti i senza dimora che non accettano di recarsi presso i dormitori comunali, a causa dei posti a disposizione sovente insufficienti e, in alcuni casi, per avversione alle dinamiche complesse che governano i rapporti interpersonali tra quelle mura. Veri drammi che segnano l’esistenza di chi vive in strada, così come di coloro ancora in possesso di un alloggio ma prossimi allo sfratto per morosità oppure poiché vicini alla separazione dal proprio coniuge.

Alcune parrocchie di Mirafiori, tra le quali SS Redentore e San Luca, sono veri fari nella notte poiché attive sul fronte del sostegno agli indigenti. Le comunità religiose consegnano cibo a migliaia di famiglie ogni mese, nonché cancelleria ai bambini che frequentano la scuola dell’obbligo (un aiuto forse in apparenza futile, ma al contrario invece preziosissimo per i piccoli alunni).

La situazione sociale a Torino, così come in gran parte delle metropoli europee, è penosa. Un preoccupante stallo segna le politiche del welfare in seno alle pubbliche istituzioni, le quali abitualmente affidano al privato sociale il compito di tamponare il disastro comunitario in corso. La conseguente privatizzazione del welfare medesimo, attraverso il ruolo crescente delle fondazioni bancarie e delle associazioni come la San Vincenzo, richiama l’attenzione sulla abdicazione pubblica nei riguardi della lotta al disagio: battaglia oramai lasciata nelle mani della filantropia di stampo ottocentesco e non alla programmazione degli interventi nel tempo.

Le attuali diseguaglianze sono frutto di una forbice sempre più ampia tra i pochi agiati e la schiera posta al limite della sopravvivenza alimentare, della vera e propria sussistenza. Pensionati che beneficiano della cosiddetta minima e disoccupati, insieme alle partite IVA ed alle assunzioni in seno alle “App”, alimentano di continuo il flusso della miseria urbana: nuova povertà che si affianca lentamente alla vecchia. Tra i palazzi metropolitani sono davvero molti coloro che rovistano tra la spazzatura e dormono adagiati sui rari marciapiedi non troppo esposti al ghiaccio, così come è letteralmente esplosa l’elemosina (non solo quella organizzata da chi prima sfruttava i nomadi ed ora i profughi).

La Torino ancora una volta affidata alla pietas umana di strutture ecclesiastiche, e volontaristiche, riporta la mente ad un passato lontano. Una curiosa beffa che la Storia ripresenta accompagnando i torinesi per le strade e le piazze della vecchia capitale sabauda dei santi sociali, evitando però accuratamente di rievocare i laici impegnati per tutta la loro esistenza nel sostegno dei ceti più deboli: quasi a sottolineare come sia impossibile un impegno istituzionale di contrasto alla povertà.

Il pensiero, in questi giorni prenatalizi, corre a Lorenzo Valerio: deputato subalpino negli anni del Risorgimento e noto, tra le altre cose, per aver istituito gli “scaldatoi pubblici” nella capitale sabauda, tenendo testa al duro contrasto attuato dall’arcivescovo dell’epoca (Monsignor Franzoni). Gli scaldatoi, dotati anche di libri per migliorare la cultura dei propri ospiti, furono in quel tempo un’importante misura a favore dei senza tetto, ma considerata “pericolosa” da parte delle classi reazionarie dell’epoca.

A più di cento anni da quei giorni del XIX secolo, avremmo bisogno di deputati e consiglieri regionali emuli di Lorenzo Valerio, capaci di indurre nelle istituzioni la consapevolezza di quanto accade all’esterno delle loro calde quanto accoglienti aule e sale consiliari: istituzioni che in tal modo non potrebbero più fare finta di nulla.

Qualche settimana fa da questa rubrica avevo lanciato un duplice appello: togliere dal degrado palazzo Carignano, in balia di individui sfrattati dalle pertinenze di un supermercato di via Carlo Alberto, ed al contempo utilizzare un intero fabbricato vuoto (posto in via Arsenale) per dare casa ed assistenza ai clochard. Alcuni giorni a seguire la Banca d’Italia ha messo all’asta l’edificio, che era di sua proprietà nonché disabitato da anni, forse per evitare che qualcuno prendesse alla lettera il mio suggerimento.

Quando il Pubblico si comporta come le imprese private, la finanza, il capitalismo delle speculazioni immobiliari, allora il vecchio continente (fautore dello stato sociale in un’ottica anti egemonica dell’URSS) apre le porte ad un solo scenario possibile: applicazione della legge del più forte a tutto vantaggio dello sfruttamento, ed abbandono dello Stato per assecondare nuovi golosi mercati.

Una lode a quei volontari, laici o religiosi essi siano, che portano una tazza di latte caldo o pasti ai senza fissa dimora: ma è lo Stato con il suo decentramento a dover essere attento a che nessuno rimanga indietro. Sostegno a chi versa in cattive acque, creazione di luoghi rifugio e, in attesa, allestimento di “scaldatoi” pubblici (come ideati da Valerio): tornare all’Ottocento non solamente eliminando il diritto di voto universale (come da riforma della città metropolitana e quella, bocciata dal popolo, del Senato) ma soprattutto per il primato dello Stato, voluto da Carlo Alberto, nei settori del sostegno sociale e della eliminazione delle differenze di classe (Karl Marx).

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1 Commenti

  1. avatar-4
    15:50 Martedì 19 Dicembre 2017 Conty Lorenzo Valerio

    Lorenzo Valerio era il direttore di uno stabilimento tessile di Agliè e fu deputato nelle file di quella che oggi definiremmo Sinistra moderata.

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