Centrosinistra da ricostruire

Che il centrosinistra perda le prossime elezioni è un fatto quasi scontato. Anche se l’ultima parola la diranno sempre e solo gli elettori. Ma è indubbio che questa coalizione non ha, oggi, e probabilmente neanche nel prossimo mese di marzo, le potenzialità per un successo elettorale. Le motivazioni sono tante. Le conosciamo quasi tutti, anche se sono diverse le ragioni politiche che si accampano per spiegare questa debacle che si intravede all’orizzonte.

Innanzitutto è tramontato il progetto politico del Partito democratico. Un partito nato “plurale” e poi progressivamente diventato “personale” con la gestione renziana. Un partito che ha rinnegato la “cultura della coalizione” in virtù della tanto agognata “vocazione maggioritaria”. E, soprattutto, un partito che ha modificato in profondità il suo profilo politico e culturale rispetto all’impianto originario.

In secondo luogo la rottura del centro sinistra è riconducibile alle scelte politiche concrete. La nascita di “Liberi e Uguali” di Pietro Grasso è la conferma che proprio sulle singole scelte politiche – dal lavoro alla scuola, dalla riforma delle istituzioni alla legge elettorale, dalla gestione concreta del partito alla giustizia sociale, dalla questione fiscale al recente conflitto di interesse – è emersa una crescente diversità nel tradizionale campo del centro sinistra tale da giustificare prima la scissione del Pd e poi intraprendere strade alternative nella concreta competizione politica.

In ultimo, ma non per ordine di importanza, la crescente incomunicabilità politica e programmatica con il “capo” del Pd, l’attuale segretario nazionale Renzi. Un dato, questo, che al di là di ogni personalismo, è stato un elemento fortemente “divisivo” nel campo articolato e frastagliato del centro sinistra.

Comunque sia, e al di là di ogni incomprensione fisiologica, è indubbio che un centro sinistra di governo, plurale, riformista e civico non può essere archiviato definitivamente. Certo, un progetto politico che nella prossima legislatura non avrà la possibilità di essere al governo. Ma, com’è altrettanto vero, si tratta di una legislatura che avrà – tra l’altro e a prescindere dalla sua durata – anche il compito di gettare le basi per una ricostruzione di questo campo politico. Certo, dal basso e probabilmente con altri leader e altre parole d’ordine rispetto a quelle ascoltate in questi anni di incontrastato dominio renziano.

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