SACRO & PROFANO

“Casa, patria e cultura per tutti”

Esortazione all’accoglienza dell’arcivescovo Nosiglia: “È uno dei gesti più difficili, ma non dobbiamo chiudere le nostre porte. Esige una scelta precisa: la gratuità”. E invita le famiglie della Diocesi a ospitare per pranzo un povero senza dimora

«Gesù è venuto a insegnarci una via migliore: quella di allargare i confini della nostra casa, famiglia, patria e cultura a tutti coloro che lo desiderano, rompendo steccati consolidati e superando divisioni di ogni genere». È l’esortazione pronunciata da monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, alla messa della notte di Natale celebrata nel Duomo. «L’accoglienza – ha detto il prelato nell’omelia – rappresenta ancora oggi uno dei gesti più difficili». Nosiglia ha spiegato che «la novità è Cristo, il figlio di Dio che nasce per noi, ma per accorgersene, e per sentire che lui sta bussando alla porta di casa, occorre non essere distratti, disattenti e preoccupati per altre cose, come lo sono stati gli abitanti di Betlemme, che gli hanno chiuso la porta delle loro case e del loro cuore».

L’accoglienza è difficile «perché esige un atteggiamento e una scelta precisa: quella della gratuità – ha proseguito Nosiglia –. La cultura, che persegue anzitutto il proprio interesse, ostacola l’apertura del cuore senza riserve verso gli altri. Viene meno il gesto libero e spontaneo e l’apertura alle persone senza secondi fini e tornaconti, per puro dono». L'arcivescovo ha detto che casa, famiglia, amici, Paese, religione, proprietà sono “valori” e come tali «vanno rispettati, accolti, accresciuti». «Ma guai – ha aggiunto – a farne un assoluto, che chiude il cuore verso chi non rientra nel cerchio ristretto di questo “mio”».

Appello all’accoglienza ribadito anche nella celebrazione mattutina in Duomo, nel corso della quale Nosiglia ha rinnovato l’invito «a ospitare a pranzo nella nostra casa un povero senza dimora, che può essere segnalato dalla Caritas o dalla san Vincenzo della parrocchia». Perché «fare spazio a Dio significa fare spazio all’uomo, ad ogni uomo, soprattutto solo, malato o senza diritti e scartato da tanti, perché entri da amico nella nostra casa, nella nostra vita. Nessuno può essere escluso o rifiutato».

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1 Commenti

  1. avatar-4
    11:35 Martedì 26 Dicembre 2017 moschettiere Non ci siamo

    Nosiglia da quando Bergoglio ha rifiutato il suo regalino (pro berretta) di 1 milione con la raggelante "ma non avete poveri a Torino?" si è scoperto la vocazione super-pauperista pur di piacere al capo. La berretta non arriverà neppure alla memoria, ma lo slancio pauperista è partito ugualmente. Meglio ancora se coi soldi degli altri. Da sempre le politiche assistenziali non risolvono il problema dell'indigenza e neppure lo migliorano. La povertà si combatte producendo ricchezza in modo equo e diffuso, ossia incentivando gli investimenti e la crescita. È sbagliata la ricetta assistenziale come è sbagliata quella consumistica che mira ad incrementare solo la spesa per una maggiore circolazione del denaro. Occorre defiscalizzare per aumentare gli imvestimenti produttivi, stimolarli e vigilare su di essi. I consumi crescerebbero in modo naturale ed il benessere aumenterebbe diffusamente. Trump lo sa bene e lo applica, e i dati dell'economia americana parlano da soli. Ma viene duramente criticato da noi, Chiesa compresa...

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