SOTTOVOTO

Gli industriali votano Calenda

Il governo Gentiloni "ha fatto cose positive per il sistema produttivo", a partire dal piano Industria 4.0, il cui promotore piace tanto agli imprenditori. Il monito di Ravanelli in vista delle elezioni: "Chiunque vinca guardi avanti e non ripristini l'articolo 18"

Le imminenti elezioni politiche non portino ad abbassare la guardia sulle riforme necessarie a sostenere la crescita del Paese. “Senza voler fare spot elettorali, finora il Governo ha fatto cose positive per le imprese, come il programma del ministro Calenda Industria 4.0. L’auspicio è che chiunque vinca le prossime elezioni potenzi Industria 4.0 e non ripristini l’articolo 18”. Fabio Ravanelli, presidente di Confindustria Piemonte, non usa perifrasi tipiche del politichese per esprimere le preoccupazioni del mondo produttivo alla vigilia delle urne. Un appuntamento, quello della prossima primavera, che si presenta come “un test molto rilevante e disegnano per il Paese una biforcazione tra il proseguire lungo il cammino delle riforme o non far nulla (che, in termini relativi, vuol dire arretrare), se non proprio tornare indietro”.

Un bivio segnalato con incisività dal Centro Studi di viale dell’Astronomia alla recente presentazione delle previsioni macroeconomiche di dicembre. Instabilità politica e le misure demagogiche prese per motivi di consenso “seminano una pianta i cui frutti maturano nel medio-lungo periodo, operando attraverso l’abbassamento del potenziale di crescita, anche per la mancata approvazione di quelle riforme che, al contrario, tale potenziale elevano”. E “questo si applica particolarmente all’Italia, sia come spiegazione delle origini antiche del suo male di lenta crescita sia come rischio di non perseverare nella prossima legislatura lungo le linee di politica economica e di cambiamento faticosamente intraprese negli ultimi anni”. Per questa ragione il leader nazionale Confindustria, Vincenzo Boccia, ha avviato un percorso di pre-assise coinvolgendo le realtà territoriali per arrivare a presentare, in piena campagna elettorale, un articolato programma economico per la prossima legislatura. Cammino iniziato proprio a Torino, l’11 dicembre scorso, con tutte le realtà del Nord-Ovest e che si concluderà a Verona il 16 febbraio

Un auspicio, quello a non abbassare la guardia, rilanciato con forza anche dal presidente dell’Unione Industriale di Torino, Dario Gallina, nella lettera alle aziende associate in occasione delle festività di fine anno. “L’anno che si sta per chiudere, malgrado l’accresciuta instabilità politica dello scacchiere internazionale, ci ha regalato una crescita economica superiore alle aspettative con gli Stati Uniti e l’Eurozona che hanno viaggiato a velocità analoghe attorno al 2,4% – sottolinea il numero uno di via Fanti –, l’Italia si muove più a rilento, con un Pil che salirà di circa l’1,5%, ma che segna un definitivo allontanamento dalla pesante crisi che ha caratterizzato l’ultimo decennio”.

A giudizio degli industriali il governo del premier Gentiloni, “che si avvia verso la fine del suo mandato, ha lavorato in Europa con coerenza e affidabilità e, all’interno, ha rafforzato la cornice economica favorevole agli investimenti nazionali e internazionali”. Ad ottenere la pagella migliore è il responsabile dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, promosso a pieni voti per l’apporto “determinante” al piano di Industria 4.0 “probabilmente il provvedimento più organico e lungimirante di politica industriale che sia stato varato negli ultimi anni” e non di meno per il tratto “liberale” che ha connotato la sua azione di governo. Del resto, il ministro ha in Piemonte molti estimatori, a cominciare dalla vicepresidente di Confindustria Licia Mattioli, che in quanto delegata all’internazionalizzazione ha avuto modo di lavorare gomito a gomito con lui ai tempi in cui era viceministro al Commercio estero.

Calenda non si candida, ma forse sarà premier, scommette più d’uno. Non busserà alla porta del Parlamento perché attende che per lui si apra il portone di Palazzo Chigi, magari in nome di una “grande coalizione” riformatrice in chiave anti populista. Una prospettiva che certamente non dispiacerebbe agli industriali piemontesi, i quali intanto incrociano le dita. “C’è da sperare che l’imminenza delle elezioni politiche non diluisca gli sforzi ma soprattutto non porti ad abbassare la guardia sulle riforme cruciali – conclude Gallina –, o, addirittura, a fare pericolosi passi indietro per il futuro dell’Italia in questa fase del ciclo economico dove è forte la necessità di accelerazione e sostegno della crescita”.

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