Star Wars, animalismo e lotta di classe

La pausa natalizia impone, come da tradizione, un armistizio generale: una tranquillizzante tregua a favore dell’opinione pubblica e dei lettori. Questi, in grande maggioranza, con l’avvicinarsi delle feste sembrano voler abbandonare l’interesse per i temi “scottanti” scegliendo, al contrario, di dedicarsi interamente alla valutazione del miglior panettone con cui concludere il pranzo del 25 dicembre (con uvetta e senza uvetta, imbottito di cioccolato o salva dipendenti a rischio licenziamento), nonché alla scelta del Babbo Natale da appendere alle ringhiere dei balconi.

L’omone piacione con barba e renne a seguito è forse la miglior riproposizione della cultura popolare nordica in chiave consumistica: una grande invenzione pubblicitaria confezionata ad hoc su incarico della multinazionale Coca Cola Company. Tra una lasagna ed un pandoro la mente occidentale può tollerare argomenti faceti e nulla più, oppure piccole dosi di dramma sociale, ma in un’ottica squisitamente caritatevole poiché tipica delle madame filantropiche dell’Ottocento: Santa Claus, con le sue vesti colorate e la sacca dei doni sulla spalla, non consente alcuna distrazione dallo scintillio consumistico.

E’ doveroso, per chi scrive rivolgendosi all’eterogeneo pubblico di fine anno, rispettare il desiderio del “nulla pneumico” di cui sono intrisi sia coloro che hanno trascorso il 25 dicembre tra tavole riccamente imbandite, e sia quanti hanno passato la festività lavorando per poche monete al giorno. Una premessa importante da cui scaturisce la necessità, anche in questa rubrica, di trattare temi riguardosi di quell’aspirazione alla calma assoluta che pervade tutti quanti noi nelle settimane che anticipano il Capodanno.

Sete di pace e leggerezza che non deve essere turbata neppure in questa sede. Cacciamo via i soliti temi che caratterizzano Cronache Marxiane (politica e sociale) per volgere la nostra attenzione sui passatempi a cui si dedicano le famiglie in questi giorni e, specificatamente, al cinema.

Tra i titoli record di incasso, usciti nelle sale da metà dicembre circa, spicca l’ultimo episodio dell’ultra decennale saga di Guerre Stellari. Il 13 dicembre è infatti approdato nei cinematografi il film “Gli ultimi Jedi”, ossia l’ottava puntata di una fortunata serie inaugurata nel lontano 1977. Dopo 40 anni dalla produzione di “Una nuova speranza”, l’ultima pellicola racconta ancora una volta l’eterna lotta tra il lato Oscuro della Forza e la Luce. Un conflitto oramai giunto alla resa dei conti, alla redde rationem in un’ottica quasi pentastellata: resettare interamente il passato nel nome della costruzione di un moderno ordine galattico privo dei vetusti protagonisti dello scontro stesso (Jedi, Resistenza nonché Sith, i signori del lato oscuro); in sintesi una rottamazione galattica.

Colpo di spugna gigantesco tendente ad omologare tutti nell’abbraccio del rinato Primo Ordine (il Male): governo fascisteggiante, retto da un giovane dittatore salito al comando tramite un golpe attuato ai danni del potente, quanto decrepito, imperatore. Regime dove la classe dominante si è arricchita soprattutto vendendo armi alle parti in lotta, Repubblica ed Impero, nonché sfruttando sino allo stremo una grande massa di individui oramai schiavi.

La partecipazione in questo complesso episodio dell’attore “impegnato” Benicio del Toro, interprete di un ladruncolo anarcoide ed individualista, non è casuale nella costruzione dell’inequivocabile messaggio diretto al pubblico in sala: solamente l’unione fa la forza, e la lotta per l’emancipazione diventa concreta quando è retta da un valore, da un’idea condivisa.

Al messaggio politico sociale di Star Wars, episodio VIII, si affianca quello fortemente animalista. Jedi e ribelli, oramai ridotti ad un pugno di combattenti a causa della crisi in cui versa la “Speranza”, si confrontano di continuo con lo sfruttamento per fini ludici ed alimentari di un’altra categoria fragile quanto debole e sottomessa: gli animali. Alcune parti del film rimarcano con vigore il destino che accomuna i ceti più poveri, ai margini delle città dell’Impero, con le altre specie viventi sfruttate dal capitalismo e dall’industria del divertimento di lusso.

Scenografie che sembrano rubate dai romanzi di Charles Dickens, come di Victor Hugo, segnano le ultime scene del film, quando ragazzini mal vestiti sono impiegati nella vigilanza di strane creature (simili ad enormi cavalli ed agli equini blu volanti di Avatar) usate nelle competizioni in ippodromo. Giovani individui che vivono su un pianeta “malfamato”, a detta di un pilota della Resistenza, poiché frequentato dalla “feccia” della galassia: ricchi magnati che vivono nel lusso grazie alla peritura guerra, e dediti al gioco in una location simile alla Montecarlo dei casinò, nonché nello sperpero a discapito degli emarginati.

Il combattimento della Resistenza, ne “Gli Ultimi Jedi”, è disperato, senza quartiere. Una battaglia inesauribile quanto tenace, pugnata percorrendo un percorso ricco di grandi fallimenti e strazianti tradimenti ma comunque imprescindibile (come direbbe il Che), poiché fonda le sue radici nella ricerca eterna di giustizia.

Tutto è travolto dall’emergente generazione impegnata nella finta, ed illusoria, ricerca di un “nuovo”, indefinito ma certamente antitetico all’Utopia. Il potere, inutile negarlo, rimane comunque tale e quale, immutabile nel tempo, così come il conflitto sociale. La Resistenza, in forte decadenza, riaccende improvvisamente barlumi di speranza tra le genti grazie alla comparsa di personaggi “umili” (tra i quali un clone disertore ed una giovane ragazza “raccogli rottami” abbandonata dai genitori in tenera età), ma ancor più per la presa di coscienza di un proletariato che ora sembra destinato a guidare la rivolta.

In sintesi, tra spettacolari combattimenti e fantastici scenari, Star Wars Episodio VIII è da vedere. Dal conto mio sono felice di aver onorato il Natale recensendo un film di fantascienza e rispettando, in tal modo, il meritato riposo di tutti.

Buon 2018.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    18:46 Venerdì 29 Dicembre 2017 mork Boiate stellari

    Questo avrei preferito non lo facesse. Sapere che è anche andato a vedere guerre stellari 10 è come la corazzata potiemkin il 31 sera. Poi prendersela con Babbo Natale....che non esiste. La solita coca cola e il consumismo. Lo sappiamo tutti che il consumismo le inventa tutte. Pero senza non ci sarebbe internet,lo spiffero e Juri. Un morkiano augurio di predersi poco sul serio.

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