SACRO & PROFANO

Una città in apnea che annaspa

Torino vive in un limbo “sembra non avere sbocchi positivi di superamento, per cui predomina la rassegnazione, che si traduce in stagnazione e tarpa le ali della speranza di una ripresa che stenta a decollare”. Gli auguri dell’arcivescovo Nosiglia

Torino “vive in un’apnea, o limbo, che sembra non avere sbocchi positivi di superamento, per cui predomina la rassegnazione, che si traduce in stagnazione sotto tanti punti di vista e tarpa le ali della speranza di una ripresa che stenta a decollare”. Lo afferma l’arcivescovo del capoluogo piemontese, monsignor Cesare Nosiglia, nell’omelia per il Te Deum a conclusione dell’anno celebrata al Santuario della Consolata. Uno stato, secondo monsignor Nosiglia, che “impedisce di superare la semplice e pure necessaria risposta alle emergenze per puntare su una progettualità di più ampio respiro in cui tutte le componenti sociali, culturali e religiose fanno la loro parte per rispondere alle sfide e opportunità del nostro territorio”. L’appello di Nosiglia è rivolto alla società politica, al mondo del lavoro e dell’impresa affinché sia possibile “trovare insieme vie di giustizia e di solidarietà così da affrontare la crisi”.

La tragedia di piazza San Carlo “resta una ferita ancora aperta nel cuore della città e dei suoi abitanti, con conseguenze di morte e feriti tuttora esistenti e che ne portano il peso”, afferma il prelato ricordando i fatti dello scorso 3 giugno. “La magistratura sta facendo la sua parte per quanto riguarda le responsabilità dell’accaduto - prosegue Nosiglia -, ma conta molto anche la presa in carico da parte di tutti i cittadini dell’impegno di vivere la propria appartenenza alla città non solo come un grande contenitore di persone indifferenti ed estranee l’uno dall’altro, ma come una comunità in stile famigliare in cui ciascuno sa di dover contribuire anche con i suoi comportamenti individuali al bene comune di tutti”.

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