Spending review, nulla o irrilevante

Con il nuovo anno e l’avvicinarsi delle elezioni politiche del prossimo 4 marzo, la riduzione della spesa pubblica sarà uno degli argomenti più ricorrenti nel dibattito pubblico. Ascoltando il discorso di fine anno del presidente Gentiloni abbiamo appreso che, a suo avviso, il Paese si è “rimesso in moto”, riscattandosi dalla sua condizione di “fanalino di coda dell’Europa”, grazie all’operato dei governi nell’ultimo quinquennio.

A dire il vero, dal 2011 al 2016 è diminuita del 22,6%, e non è affatto un bene, la spesa per gli investimenti fissi lordi: il che significa che non si è più investito in nuove infrastrutture o per mantenere quelle già esistenti. Inoltre, la spesa pubblica è aumentata del 2,6%, fino a raggiungere gli 829 miliardi di euro. Il debito pubblico, che nel 2011 era del 120 % del Pil , è aumentato fino a raggiungere il 132% nel 2016.

Quindi è un mito che gli ultimi anni abbiano visto una riduzione della spesa. Se non vi fosse stata la diminuzione del 13,3% delle spese per il servizio del debito pubblico, dovuta al calo dei tassi di interesse in Europa, la spesa pubblica complessiva sarebbe salita molto più del 2,6%.

La cosiddetta “spending review” è stata nulla o irrilevante. E probabilmente saranno rari i riferimenti a questo necessario strumento per abbattere la spesa pubblica in campagna elettorale. Perché è un ormai ritenuto sinonimo di ‘lacrime e sangue’ dalla maggior parte dei cittadini. Ma in realtà più si spende e meno ricchezza si crea. E se non si crea ricchezza, non vi sono le risorse per fornire in modo adeguato i beni pubblici ed i servizi pubblici desiderabili e necessari.

Quindi oggi la questione di una elevata spesa pubblica non è una questione economica, ma è una questione politica. Ed è una questione che sta al cuore di un'autentica democrazia. Per cui la soluzione non può che essere politica.

Occorre che vi siano almeno alcuni politici che abbiano il coraggio e la capacità di tagliare la spesa improduttiva, i sostegni inutili ed immorali a pochi privilegiati, per destinare le risorse liberate sia alla diminuzione delle imposte sia a fornire quei beni pubblici che sono veramente necessari a tutti i cittadini, come l’ordine pubblico, la protezione del territorio, un’istruzione di qualità, una ricerca scientifica che sia volano dell’economia, sistemi sanitari ed assistenziali efficienti.

Negli anni in cui ho avuto l'onore di essere Presidente della Provincia di Cuneo si è dimostrato che questo si può fare. E lo si può fare senza perdere il consenso dei cittadini, molti dei quali oramai (per fortuna!) cominciano a comprendere che un’alta spesa pubblica è comunque negativa per il futuro loro e dei loro figli, anche se nell’immediato ne possono trarre benefici.

Certamente una condizione importante è che il sistema politico di un Paese sia di tipo federale/decentrato e non centralistico. I sistemi politici che mantengono più bassa la spesa pubblica sono proprio i sistemi federali. Lo dimostrano i dati. Perché più la spesa pubblica è vicina ai cittadini, più essi possono controllare a cosa serve. E in un sistema federale i cittadini sanno che quello che viene speso sul loro territorio sono loro a pagarlo con le loro tasse, non uno Stato distante.

*Gianna Gancia, presidente del Gruppo Lega Nord Consiglio Regionale del Piemonte

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