SOTTOVOTO

Solo un pugno di eletti, sondaggi choc per il Pd

Circolano stime e simulazioni impietose per il partito di Renzi. In bilico persino il collegio di Torino centro, conteso da Giorgis e Gariglio: gli ex compagni di LeU potrebbero candidare la Boldrini. Scialuppa di salvataggio nei listini proporzionali

A tre settimane dalla chiusura le liste, risulta impossibile prevedere quanti giorni passeranno per avere almeno un quadro piuttosto definito dei candidati. Vale per tutti, ma più ancora per il Pd che a fronte di un esercito di parlamentari uscenti si trova a dover immaginare poco più di un plotone piemontese destinato a Roma. Il collo di bottiglia si fa ancora più stretto se si guardano le uniche previsioni – un misto di sondaggi e simulazioni – che nel centrosinistra hanno l’effetto esattamente contrario a quello di una dose eccessiva di ansiolitico. I numeri, quelli dei collegi sicuri o contendibili, scendono e la preoccupazione sale. Reazione, ovviamente, opposta nel centrodestra dove si annusa l’aria di vittoria annunciata in pressoché tutti i collegi uninominali della regione, eccezion fatta per una enclave torinese del centrosinistra, peraltro sotto possibile attacco in alcuni punti da parte del M5s.

L’incrocio di dati che circolano sia tra i piddini sia nel centrodestra, disegna uno scenario dei collegi uninominali per la Camera dove le uniche bandierine rosse a indicare una vittoria – non certa ma probabile – per la coalizione di centrosinistra si concentrano a Torino: quella che è data come ultima roccaforte ha i confini del collegio Torino1 (Centro, Vanchiglia e Cavoretto), seguita con percentuali meno nette ma pur sempre in vantaggio a Torino4 (Santa Rita, Mirafiori) e a Torino3 (Vallette, Borgo San Paolo). Eppure nelle ultime ore persino il collegio del centro città, dove le stime assegnano un +5% al centrosinistra – e sul quale hanno puntato gli occhi sia Andrea Giorgis (della sinistra cuperliana ma sostenuto dal governatore Sergio Chiamparino) sia il segretario regionale Davide Gariglio) sarebbe in bilico dall’ipotizzata candidatura di Laura Boldrini per “Liberi e Uguali”. La “presidenta” della Camera con il suo bagaglio di retorica potrebbe fare breccia nella gauche caviar, concentrata in particolare tra gli avventori della movida e i residenti di una delle zone di più recente gentrificazione.

Situazione difficile anche nell’ex cintura rossa. Il collegio Moncalieri-Nichelino è sulla carta favorevole al Pd, così come quello che comprende Collegno, Rivoli e Grugliasco e quello, seppure più incerto, di Settimo-Chivasso: si tratta di comuni nei quali i fuoriusciti contano nomi di spicco, da Aldo Corgiat a Silvana Accossato (senza trascurare il fuoco del “nemico” Mariano Turigliatto), in grado di erodere consensi tali da far perdere il candidato Pd. Sotto attacco grillino in Val Susa e nel Pinerolese, nelle terre dei No Tav, il partito di Renzi è fuori gioco. Il Canavese è sulla carta assegnato al centrodestra, coalizione che al momento registra maggiori performance man mano che si allontana dal capoluogo di regione.

Un quadro allarmante, almeno per i capataz locali. Certo a rafforzare la pattuglia dem concorrerà la quota proporzionale, dove ancora non si sa quanti indigeni saranno piazzati in posizione sicura e quanti paracadutati potranno arrivare a ridurre ulteriormente il numero di nuovi parlamentari autoctoni. Sempre secondo le stime dai listini il centrosinistra eleggerà 4-5 deputati. Punteranno tutto sul plurinominale LeU (Federico Fornaro e Giorgio Airaudo), così come i grillini, anche se questi ultimi potrebbero incassare qua e là qualche eletto nei collegi.

Rapporti di forza che si rispecchiano, più o meno, pure al Senato dove nei quattro collegi di Torino e provincia Pd e alleati sono accreditati per un paio di eletti. Una vera e propria débâcle si annuncia nel resto del Piemonte: stime impietose non attribuiscono al centrosinistra neppure uno degli otto collegi uninominale alla Camera, lasciando una a dir poco flebile speranza per quello di Cuneo e prevedendo un exploit di un centrodestra pigliattutto a Novara con percentuali quasi bulgare. Nessun eletto nei testa-a-testa neppure per i grillini, da Nord a Sud della regione dove la coalizione Forza Italia, Lega, FdI e gambe varie è previsto faccia l’en plein. Poco più che un premio di consolazione, sempre secondo le stime ad oggi, per i democrat nel proporzionale Camera. Un po’ meglio al Senato, ma sempre nella quota proporzionale da cui il Pd dovrebbe portare a casa dai 3 a 4 eletti. Ma anche per Palazzo Madama appare difficile se non impossibile l’elezione di un senatore dem in uno dei quattro collegi.

Numeri risicati, aria pesante, insomma. Che potrebbe farsi tempesta nel caso quei pochi posti previsti si riducessero ancora per l’arrivo dei temuti, quanto probabili, paracadutati. E non ci si riferisce al premier Paolo Gentiloni, ma a nomi che potrebbero saltar fuori come conigli dal cilindro del Nazareno.

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4 Commenti

  1. avatar-4
    15:52 Venerdì 05 Gennaio 2018 moschettiere Ovvio

    È il minimo che potrà succedere. A livello nazionale Re Nzi e banda (Maria Elena Etruria compresa) hanno fatto di tutto per rendersi insopportabili, nonostante le varie regalie. E a livello Piemonte gli occhi dolci all'indirizzo di Appendina hanno concluso la frittata. Preoccupa che molti voti migreranno a 5S... dalla padella alla brace!

  2. avatar-4
    10:22 Venerdì 05 Gennaio 2018 Conty Chi è causa del suo mal pianga se stesso

    Che dire? Un partito che in un anno e mezzo di opposizione a Torino non ha ancora elaborato alcun progetto alternativo, un partito privo di identità e di valori che si trincea dietro un vago e ambiguo riformismo, un partito composto da pacchetti di tessere controllati dai signori delle tessere, un partito nei cui circoli si discute non di cose concrete ma di come spartirsi i posti in segreteria, un partito in cui si litiga anche \"fra tutti renziani\", un partito che ha varato una Legge di Stabilità che proprio non fa sognare gli elettori, venendo oltretutto meno anche alla promessa di ridurre l\'Irpef, un partito che a Torino perde tempo a discutere se Fassino debba o no candidarsi a Torino, non può non essere in difficoltà. Il PD è un partito da Basso Impero. Ed è un male, perché le alternative al PD sono terrificanti, fra promesse irrealizzabili e messaggi di odio e di egoismo con cui si cerca di prendere i voti dei disperati e dei frustrati. Ormai per ri sanare l'Italia si può solo sperare in un massiccio intervento della Troika.

  3. avatar-4
    09:28 Venerdì 05 Gennaio 2018 MAURINO La dura verità

    Il comportamento di alcuni politici regionali del PD ha portato a questo. Molti miei conoscenti non voteranno o nn voteranno il PD perchè alcune scelte scriteriate hanno compromesso il rapporto di fiducia in questo partito. “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” ricordiamocelo sempre e scegliere di sostenere certi individui nelle scorse amministrative, nella mia realtà locale, ha purtroppo dato un segnale devastante. Speriamo che a livello nazionale lo capiscano ed in “zona Cesarini” pongano rimedio

  4. avatar-4
    09:17 Venerdì 05 Gennaio 2018 MAURINO Logica conseguwnza

    Il comportamento tenuto negli ultimi mesi da certi politici regionali del PD ha sicuramente contribuito all’allontanamento di molti elettori. Purtroppo pare che a livello nazionale nessuno se ne renda conto

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