Statali a (buon) contratto

Pochi giorni fa è stato sottoscritto il nuovo contratto degli statali con un aumento per tutti e una cifra una tantum come arretrato. Curiosamente il rinnovo avviene a ridosso delle elezioni. I dipendenti statali saranno felici del loro aumento anche se avviene in un momento di ristrettezze del bilancio statale. Quando la coperta è corta, è difficile accontentare tutti. I lavoratori rivendicano i mancati aumenti dovuto al blocco dei contratti del pubblico impiego e dal loro punto di vista non si può dare torto. Il problema è che lo Stato per garantire gli aumenti deve o ridurre le spese in altri settori o aumentare le entrate aumentando tasse o fare altro debito che si trasformerà in tasse future. Il tutto avviene in un momento non certo facile per l’economia italiana.

Queste considerazioni ci permettono di evidenziare come lo Stato con la sua mole, rappresenti una gigantesca forza d’inerzia per l’economia e la società italiana. Se i dipendenti pubblici fossero in un numero irrisorio gli aumenti dei loro stipendi non rappresenterebbero un problema. L’attuale contratto riguarda circa 250000 statali delle funzioni centrali che sono solo una piccola parte del totale. Poi ci sono tutti i dipendenti dei settori sanità e scuola, le forze armate, le imprese statali, i vari enti territoriali e così via. Il totale supera la stratosferica cifra di 3 milioni e duecentomila. E non è tutto. A questo numero bisogna aggiungere più di 16 milioni di pensionati titolari di oltre 23 milioni di pensioni a cui lo Stato deve provvedere. In sintesi oltre 19 milioni di persone in Italia percepiscono un reddito che arriva dalle casse statali, ovvero dai soldi prelevate dalle tasche degli altri cittadini. Certamente il caso dei dipendenti è diverso da quello dei pensionati e nella stessa categoria dei dipendenti ci sono differenze, però il dato complessivo non cambia: in Italia più di 19 milioni di individui prende il suo assegno mensile dallo Stato. Da questo punto di vista sembrano piuttosto ridicole le proteste di quei movimenti anticapitalisti che si scagliano contro le “gigantesche e tentacolari” multinazionali: non esistono al mondo società private che possono vantare un numero di dipendenti pari a quello dello stato italiano, che tra l’altro non è dei più grandi.

Questo dato è importante, perché fa capire la difficoltà di fare riforme in Italia: ci sono ben 19 milioni di persone a cui bene o male l’attuale sistema procura il sostentamento. Si tratta di una massa critica importante che frena qualsiasi velleità riformista. Ed è chiaro, perché i politici cercano di sedurre questo immenso elettorato con promesse e prebende. Per esempio, la massa dei giovani, oltre a non essere organizzata, è numericamente inferiore al numero dei pensionati e di chi è prossimo alla pensione. Una riforma che togliesse ai più anziani per dare ai giovani, si troverebbe di fronte a questo ostacolo ed è difficile che i politici possano portarla avanti.

Se lo Stato si occupasse di meno cose, il numero delle persone che in qualche modo dipendono da esso sarebbe inferiore e diminuirebbe la massa di inerzia che frena la società italiana. In tal modo sarebbe più facile agire e perseguire delle riforme migliorative della società italiana. 

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3 Commenti

  1. avatar-4
    17:40 Lunedì 08 Gennaio 2018 patty il problema è la produttività (e l'immobilità), non solo il costo

    Non penso che il problema siano solo gli stipendi, piuttosto la produttività dei dipendenti pubblici. Chi è realmente bravo e produttivo potrebbe anche guadagnare di più, ma chi non è affatto produttivo dovrebbe guadagnare meno, o persino trovare un'altra occupazione. Invece col beneplacito dei vari sindacati nel pubblico impiego c'è grande immobilità.

  2. avatar-4
    17:33 Lunedì 08 Gennaio 2018 fatti numeri a caso

    per la cronaca, dei 18 milioni di pensioni più della metà sono private, provengono da contributi da lavoro non pubblico. Hanno lavorato e prodotto, a suo tempo.

  3. avatar-4
    08:46 Venerdì 05 Gennaio 2018 spigolo poche idee, ma...

    Gentile Vito, le consiglio di fare un'analisi comparativa più precisa circa i sistemi burocratici globali (le consiglio, a caso, la Cina o gli Stati Uniti). E, visto che c'è, magari eviti comparazioni tra aziende pubbliche ed aziende private.

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