VERSO IL VOTO

Regione, cariche da “congelare”

Il presidente del Consiglio e gli assessori candidati alle Politiche “cessino nelle loro funzioni”. Lo chiedeva al centrodestra nella scorsa legislatura Reschigna, all’epoca capogruppo Pd. Che faranno Laus e Pentenero, deroghe permettendo?

“È importante che sia il presidente del Consiglio regionale, se come sembra sarà candidato, sia gli assessori, cessino nelle loro funzioni fino al giorno del voto. Non sarebbe accettabile che, da candidati, continuassero a incontrare persone, presiedere a riunioni e cerimonie, approfittando della loro funzione istituzionale per acquisire visibilità e consenso”. A poco meno di un mese dal voto e a pochi giorni dall’atteso verdetto dei vertici nazionali del Pd sulla concessione delle deroghe ai consiglieri regionali, le minoranze affilano le armi per la battaglia contro una campagna elettorale fatta dai posti di comando di Palazzo Lascaris e Piazza Castello, con tutti i vantaggi dati dai ruoli istituzionali ricoperti.

Solo che la frase appena citata non arriva, per ora, né dal centrodestra né dai Cinquestelle. A chiedere al presidente del Consiglio e agli assessori probabilmente candidati di cessare dalle loro funzioni è, anzi, era stato Aldo Reschigna oggi vice di Sergio Chiamparino, ma allora, nel 2013, capogruppo del Pd nel parlamento piemontese. Allora come ora erano alle viste le urne per le politiche e il 15 gennaio di cinque anni fa i democrat avevano chiesto agli assessori della giunta di Roberto Cota e al presidente dell’Assemblea di via Alfieri “un gesto di responsabilità”. Peraltro senza aver poi ottenuto l’attesa risposta: nessuno tra gli assessori si autosospese, tantomeno lo fece l’allora numero uno di Palazzo Lascaris, Valerio Cattaneo.

Adesso si ripresenterà la situazione in maniera speculare, con difficilmente evitabili imbarazzi da entrambe le parti, lasciando il M5s a incalzare senza remore i piddini, chiedendo di uscire da una situazione che essi stessi avevano definito inaccettabile quando a governare la Regione era il centrodestra? Di certo il quadro è per molti versi analogo a quello del 2013: se allora a candidarsi (senza poi essere eletto) era stato Cattaneo, oggi è il suo diretto successore Mauro Laus ad aspettare con una certa quale trepidazione la deroga allo statuto del Pd che vieterebbe ai consiglieri in carica di candidarsi al Parlamento e, oltre a lui e ad altri membri dell’assemblea (tra cui il segretario Davide Gariglio, in queste ore in pellegrinaggio al Nazareno) pronta a scendere in campo c’è pure Gianna Pentenero, assessore a Istruzione, Lavoro e formazione professionale. Situazione in cui potrebbero trovarsi pure la segretaria di Aula, Angela Motta (Pd) e, sul fronte opposto, Daniela Ruffino, vicepresidente del Consiglio in quota centrodestra, candidata pressoché certa alla Camera per Forza Italia.

Varrà ancora, in casa Pd, quel senso di responsabilità cui Reschigna un lustro fa richiamò gli avversari invitandoli ad autosospendersi, oppure ci se la caverà, come accaduto in passato, limitandosi ad omettere nei comunicati ufficiali il nome dell’assessore o del presidente candidato, celando dietro la sola funzione e uno spesso velo di ipocrisia una realtà ben diversa? “Per ora non so neppure se mi sarà concessa la deroga e se ciò avverrà dovrò verificare quale collegio mi sarà assegnato e poi accettare la candidatura” premette Laus che quando arriva al nocciolo della questione non premette, ma promette: “Terrò un comportamento per cui non mi si potrà accusare neppure di uno sbadiglio”. Il presidente del Consiglio regionale, mette le mani avanti e dice che “conoscendo bene i meccanismi e le regole delle istituzioni di cui ho un rispetto assoluto non potrei, né vorrei mai incorrere in un errore o in un inciampo. Sarò rispettoso in maniera ineccepibile ed eviterò ogni situazione che possa solo lontanamente far sospettare di un uso a fini elettorali della mia funzione”.

Insomma, facile immaginare, per lui come per la Pentenero una distanza di sicurezza da presenze a eventi e occasioni pubbliche in cui la rappresentanza istituzionale finirebbe per confondersi con la campagna elettorale. Facile a dirsi, ma in concreto come potrebbe agire la donna cui Chiamparino ha affidato il complesso tema del lavoro, con vertenze aperte ed emergenze pronte ad affacciarsi anche nel corso della campagna elettorale? Laus ipotizza “deleghe a uno dei vicepresidenti” per incontri, ricevimenti, atti che di prassi prevedono la presenza del numero uno di via Alfieri. Si spinge pure, con una certa cautela, a dire che prenderà in considerazione “ogni misura che venisse ritenuta opportuna per sgombrare il campo da sospetti o equivoci”, ma l’autosospensione, per non dire quella cessazione dall’incarico che proprio il Pd chiese cinque anni fa agli esponenti del centrodestra, pare proprio non essere contemplata.

Il tema, certamente, entrerà con forza già nei prossimi giorni nel dibattito politico. Altrettanto certa, o comunque assai probabile, la riproposizione (con le stesse richieste e le stesse risposte) di quanto accadde cinque anno fa. Invertendo solo l’ordine dei partiti che, come quello degli addendi in matematica, dà sempre lo stesso risultato.

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