POLITICA & GIUSTIZIA

Salone, si scava ancora nei conti

Sotto la lente non c'è solo il bilancio del 2015, per il quale Fassino e Parigi sono indagati per falso. Molte irregolarità sarebbero emerse anche in altri rendiconti. E negli affidamenti a Gl Events. L'ex patron Picchioni: "Non ho preso neanche un cioccolatino"

Si scava ancora. L’inchiesta della procura di Torino e dei carabinieri sulla gestione della Fondazione del libro e sull’organizzazione del Salone internazionale del libro non si limita alle nuove ipotesi di reato contestate all’ex sindaco Piero Fassino e l’assessore regionale alla Cultura Antonella Parigi (falso ideologico in atto pubblico e turbativa d'asta) e all’ex presidente Rolando Picchioni (peculato, truffa ai danni della Regione e falso ideologico), a cui si aggiungono quelle più vecchie. In particolare sulle finanze dell’ente non ci si limita ai falsi in atto pubblico per il bilancio 2010, per il quale a giugno sono stati inviati 13 avvisi di garanzia, e quello 2015.

Gli investigatori sono al lavoro anche sui rendiconti degli anni 2011, 2012, 2013 e 2014. Da quanto è possibile apprendere, la consulenza tecnica affidata dal sostituto procuratore Gianfranco Colace a un professionista ha fatto emergere una serie di presunte irregolarità. Oltre alla questione del marchio del Salone del libro, il cui valore è stato stimato in 1,8 milioni di euro dalla Icm Advisors nel 2009, sarebbero stati scoperti altri “trucchetti” per permettere al Cda della Fondazione del libro di approvare bilanci formalmente corretti. “Trucchetti” che andrebbero a costituire altre ipotesi di falso ideologico in atto pubblico da contestare. Non è escluso che nei prossimi giorni o nelle prossime settimane non partano altri avvisi di garanzia, ma la procura si muove con cautela.

D’altronde le contestazioni a Fassino e Parigi sono arrivate due anni dopo l’apertura dell’inchiesta (il fascicolo è del 2015) e quasi un anno e mezzo dopo i primi arresti per turbativa d'asta, quelli del 12 luglio 2016 che portarono in carcere il direttore generale di Gl Events Italia Regis Faure, il direttore commerciale di Lingotto Fiere Roberto Fantino e il segretario della Fondazione Valentino Macri, mentre finì ai domiciliari il manager di Bologna Fiere Antonio Bruzzone. Già nell’ordinanza di custodia cautelare emergevano i contatti tra i manager del Lingotto e gli amministratori torinesi, contatti che la procura ritiene anomali soprattutto perché avvenuti nel corso di una gara d’appalto. Da quel documento era emerso, ad esempio, che Faure aveva cercato di "sollecitare l'interessamento" dell'allora sindaco per velocizzare l’aggiudicazione della gara per l’edizione 2016 del Salone del Libro e alla fine di dicembre del 2015, Faure  incontrò per esempio l’allora capo di gabinetto Alessandra Gianfrate per sollecitare l’approvazione della delibera, mentre alcuni giorni dopo parla direttamente con Fassino in merito a un evento da organizzare all’Oval (il pranzo per le famiglie indigenti): il manager francese, conversando con un collega un paio d'ore più tardi, confidò che la sua disponibilità era “nell’ottica di mantenere buoni rapporti in vista di un possibile futuro appoggio per la gara”. Ma Faure aveva contattato anche l’assessore Parigi. C’è voluto del tempo, però, per arrivare a iscrivere nel registro degli indagati i due politici.

Fassino e Parigi sono indagati anche per turbativa d’asta in merito all’affidamento diretto dell’organizzazione del Salone 2015 a Gl Events e per la predisposizione del bando di gara per il triennio 2016-2018, episodio per cui sono nuovamente indagati Faure e Fantino, che il 22 settembre 2016 avevano patteggiato la pena di un anno per turbativa d’asta in merito all’assegnazione dell’incarico. I due, assistititi dagli avvocati Mauro e Guido Anetrini, non hanno ancora ricevuto informazioni di garanzia dalla procura.

Intanto gli avvocati dell’ex presidente del Salone del libro muovono una prima contestazione all’accusa secondo cui si sarebbe impossessato di circa 800mila euro:  “Nemmeno un euro dell’intero importo contestato come peculato, e neanche un cioccolatino visto che anche questi vengono addebitati, è finito nelle tasche di Rolando Picchioni, ovvero è stato utilizzato per fini personali - affermano Giampaolo e Valentina Zancan -. Si tratta di spese, tutte da verificare in contraddittorio, certamente inerenti e funzionali all’attività e agli scopi della fondazione”.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    08:56 Mercoledì 10 Gennaio 2018 Paladino Pazienza

    Lentamente , caso Giordana a Torino e pasticci vari di Raggi a Roma docet, anche i 5s faranno la loro parte per sfasciare il nostro paese. Un po' di pazienza, sono gli ultimi arrivati. Si comincia con annullare le multe degli amici, poi.......

  2. avatar-4
    22:06 Martedì 09 Gennaio 2018 Antani ma tanto...

    quel che conta è dare addosso all'Appendino e ai 5 Stelle, vero spifferi?

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