ISTITUZIONI

Autonomia soft di Chiamparino

Previdenza, lavoro, montagna e rapporti internazionali sono le principali materie su cui il governatore inizierà la trattativa con il governo. Si torna a parlare di macroregione del Nord-Ovest. Consiglieri presi in contropiede. Domani confronto con il sottosegretario Bressa

Qualcosa è cambiato nel Pd targato Matteo Renzi. La riprova è il ritorno a un certo regionalismo che da premier voleva bloccare e ora, dopo il referendum costituzionale perso e tutto quello che ne è derivato, rialza la testa con i governatori pronti a batter cassa e a chiedere nuove autonomie. Passi la via leghista del referendum, ci sta e non ha stupito nessuno, ma ora sulla via dell’autonomia in versione emiliana si accoda anche il presidente del Piemonte, Sergio Chiamparino. Finiti i tempi delle accuse indirizzate alle Regioni da un Renzi spavaldo, in versione rottamatore - le allusioni alle voci di spesa, i costi e gli sprechi - fino a metterne persino in dubbio il ruolo acquisito nell’impianto istituzionale del Paese. Ma si sa, il realismo politico può fare miracoli e per opportunità si può cambiare velocemente idea.

“Abbiamo aspettato di avere i conti a posto ma ora il Piemonte è pronte a chiedere allo Stato maggiore autonomia su alcune materie” afferma Chiamparino annunciando il piano con cui la Regione avvia il negoziato con Roma per ottenere maggiori spazi decisionali su politiche del lavoro e ambientali, sanità e beni culturali. “Il passo che abbiamo compiuto non è all'insegna di più potere e più soldi alle Regioni ma va nella direzione di riconoscere da un lato le peculiarità e le specificità regionali, dall'altro dell'accorpamento e della semplificazione di alcune funzioni”.

Ambiti contenuti nel documento approvato oggi dalla Giunta alla vigilia della discussione con il governo sull'autonomia della Regione che prenderà il via domani a Roma in un incontro che avrà insieme al presidente della Liguria, Giovanni Toti con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega agli Affari Regionali Gianclaudio Bressa. “Il nostro obiettivo è duplice - aggiunge Chiamparino - da un lato è rendere più efficace nel medio periodo l’azione  regionale, e dallì’altro riscrivere le regole per raggiungere un regionalismo virtuoso che significa far lavorare meglio lo Stato e meglio  le Regioni”. Tra le materie che il documento individua per definire una maggiore autonomia figurano la previdenza complementare finalizzata alla non autosufficienza, il governo del territorio, beni paesaggistici e culturali, le politiche attive del lavoro, istruzione e formazione, le politiche per la montagna, quelle sanitarie, il coordinamento della finanza pubblica, l’ambiente e i rapporti internazionali e con l’Unione europea.

Il senso dell’operazione non va letto solo nell’ottica di porre fine a un regime surreale di duplicazione della burocrazia statale che troppe volte confligge con quella delle Regioni, ma pure in chiave elettorale, con l'ambizione di vellicare la pancia degli autonomisti più pervicaci. Una cosa è certa: l’uscita di Chiamparino non ha lasciato indifferenti quelli che per lui dovrebbero essere gli azionisti della Regione, per usare un’espressione cara al presidente del parlamentino Mauro Laus, cioè i consiglieri i quali hanno alzato il sopracciglio ringhiando: “Non ne sapevamo nulla”. Autonomia sì, poteri rafforzati anche, ma solo per la Giunta. Il regionalismo, ricorda qualche consigliere piccato, è più complesso della visione verticista offerta dal governatore e nel migliore dei casi è duale e comprende il Consiglio regionale, da cui peraltro dovrà passare questa richiesta di maggiore autonomia. “Nel percorrere la via Emilia – commenta un altro esponente di via Alfieri – dovrebbe sapere che lì c’è stato un periodo di concertazione con le categorie economiche e i sindacati portato avanti per mesi, concluso poi con il voto dell’Assemblea”.

Dopo i referendum di Veneto e Lombardia, e dopo i tavoli già avviati anche con l’Emilia Romagna e la richiesta della Liguria di costituirne uno, anche il Piemonte quindi avvia un negoziato con lo Stato per chiedere più competenze, ai sensi dell’articolo 116 della Costituzione, e relative risorse. Obiettivo già indicato dal governatore nel corso della conferenza di fine anno. “Credo che anche il Piemonte abbia le condizioni necessarie per sedersi al tavolo della negoziazione”, aveva anticipato il presidente, condizioni possibili grazie alla sua azione di risanamento dei conti.

Ma nessun aut aut al governo. “Continuo a rifiutare la logica referendaria alla Maroni-Zaia, perché hanno un profilo politico che non è il nostro”. Nessuna “deadline”, dunque, anche perché, sostiene, “sono processi lunghi” e rispetto al referendum è “diverso cercare di vedere se una volta raggiunta la stabilità di bilancio vi siano competenze che possono essere trasferite dallo Stato alle Regioni”. Il modello è quello dell’Emilia-Romagna, per Chiamparino, che non ha mai fatto mistero di apprezzare la strada imboccata su questo argomento dal collega Stefano Bonaccini. E che indica anche un altro requisito indispensabile, quello cioè che le imminenti elezioni non producano “uno scenario di incertezze, perché non aiutano chi vuole lavorare per la crescita e chi, come noi, può essere interessato ad aprire una negoziazione con il nuovo governo”.

“All’avvio della nuova legislatura nazionale vogliamo essere allo stesso tavolo con l’Emilia Romagna e la Lombardia, che sull’autonomia sono partite due mesi prima. Per questo ci siamo mossi ora, a ridosso della fase elettorale” dice Chiamparino, illustrando il documento approvato questa mattina dalla sua Giunta, che presenterà domani a Roma. “Vogliamo cogliere la palla al balzo - sottolinea Chiamparino - e stare dentro la discussione aperta dai referendum sull’autonomia. Se Piemonte, Liguria, Emilia Romagna e Lombardia si muoveranno insieme potrebbe finalmente prendere piede l’idea della macroregione funzionale del nord-ovest”. Ed eccola che ricompare anche la Macroregione, altra suggestione evocata da ogni governatore che si è succeduto negli ultimi 20 anni in piazza Castello senza mai trasformarsi in nulla di più come l'araba fenice del Metastasio: "Che vi sia ciascun lo dice dove sia nessun lo sa".

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il numero uno dell'Emilia Bonaccini hanno già firmato a Palazzo Chigi una dichiarazione di intenti che formalizza l’avvio del percorso. Quante possibilità ha il Piemonte di avviare lo stesso percorso? Poche, per essere buoni.

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