TRAVAGLI DEMOCRATICI

“Caro Renzi, ora fatti da parte. Al governo è meglio Gentiloni” 

Atteso a Torino per l'avvio della campagna elettorale, il segretario Pd riceve un'accoglienza al curaro da parte del capogruppo in Sala Rossa Lo Russo. "Mettere il nome del premier nel simbolo". Tatticismi e posizionamenti prima del tracollo

Non si aspettava certo tappeti rossi Matteo Renzi, ma il “benvenuto” che il capogruppo Pd un Sala Rossa Stefano Lo Russo gli ha indirizzato alla vigilia del suo arrivo a Torino per l’apertura della campagna elettorale è un vero e proprio colpo basso. Con un post su facebook l’ex uomo forte della giunta di Piero Fassino, pur rivendicando la sua militanza “renziana” chiede a Renzi (che “ho sempre sostenuto e sostengo finora”) di fare un passo di lato e di designare Paolo Gentiloni al governo del Paese, inserendo il suo nome nel simbolo del partito. Perché, utilizzando una metafora calcistica, “una squadra viene schierata in campo sulla base della condizione di forma dei suoi giocatori e anche sui moduli tattici degli avversari. Le condizioni di forma dei giocatori variano così come variano anche i moduli tattici degli avversari. Che sono forti, abili ma non imbattibili. E un buon allenatore decide la formazione da mandare in campo tenendo conto di questi elementi”. Considerazioni destinate a surriscaldare gli animi negli spalti democratici, in un partito che tra tifoserie sempre più rissose inizia a fare i conti, forse, con la leadership azzoppata del fiorentino.

Ragionamenti dettati da realpolitik unite a tatticismi di posizionamento futuro aprono una faglia all’interno del partito. In Lo Russo c’è l’ambizione di interpretare un sentimento diffuso nella classe dirigente e nell’elettorato del Pd. Un gorgoglio finora rimasto sotto il coperchio di una pentola a pressione che rischia di esplodere il giorno dopo la presentazione delle liste, quando i “trombati” potrebbero iniziare a lanciare bordate contro il quartier generale del Nazareno, e ancor più il giorno dopo una eventuale disfatta elettorale di cui Renzi rischia di ritrovarsi da solo a portarne il peso.

Il partito, almeno nelle sue più alte gerarchie, circoscrive a “posizione personale” le parole del suo capogruppo, anche se nella pattuglia di consiglieri qualcuno inizia a rompere il fronte: Claudio Lubatti, anch’egli ex assessore nell'amministrazione di centrosinistra (“uno che non si è perso una Leopolda”), definisce “interessante” la discussione innescata. Segnali positivi, di sostanziale condivisione, arrivano dall’esterno. Il segretario della Fim-Cisl di Torino Mauro Chiarle, che in questi anni non ha mai nascosto le proprie simpatie per il Partito democratico e per Renzi, afferma che “il nome di Gentiloni anziché di Renzi sarebbe una grande apertura del Pd”. E persino l’ex candidato sindaco grillino Vittorio Bertola, da tempo ormai critico nei confronti dell’amministrazione Appendino e del MoVimento in generale, afferma che “se con Renzi le probabilità che io possa votare Pd o uno dei suoi alleati sono zero, con Gentiloni almeno il dubbio me lo porrei”.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    11:08 Giovedì 11 Gennaio 2018 silvioviale SENZA RENZI GENTILONI NON CI SAREBBE

    Con tutto il rispetto che si deve ad ogni proposta, in attesa degli sviluppi concreti su +Europa, mi permetto di far notare che, senza Renzi, Gentiloni non ci sarebbe.

  2. avatar-4
    01:44 Giovedì 11 Gennaio 2018 moschettiere È tardi

    Se ne stanno accorgendo che Re Nzi li condurrà alla disfatta. Molto in ritardo (io dico per fortuna!) perché è da poco che lo hanno eletto segretario (!) nonostante avesse già ampiamente palesato i suoi limiti. Ora queste manovre otterranno solo scontri interni e frammentazioni, a tutto vantaggio degli avversari (e io ridico per fortuna!!). Il gasato fiorenzino dovevano buttarlo a mare dopo l'autogoal del referendum. Adesso è tardi.

  3. avatar-4
    19:28 Mercoledì 10 Gennaio 2018 PELDICAROTA NE FACESSE UNA GIUSTA ...

    E' evidente a tutti che Renzi divide mentre Gentiloni unisce. Il fatto è che l'ego di Matteo è così dilatato che è peggio di una fetta di salame sugli occhi e non gli fa vedere in quale baratro sta conducendo il PD

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