SOTTOVOTO

Centrodestra, guerra di numeri

In attesa del responso della Sibilla Ghisleri i sondaggi vengono branditi per rivendicare la rispettiva supremazia. La Lega teme l'effetto Maroni anche in Piemonte e in Forza Italia cresce l'insofferenza verso la vecchia guardia berlusconiana

Per due punti il centrodestra perse la calma. Ad offuscare l’apparente serenità tra Lega e Forza Italia, in Piemonte, e prospettare una non facile trattativa sulla spartizione dei collegi (fatte salve le decisioni al tavolo nazionale dove pure lì non sono apparecchiati tarallucci e vino) è proprio quel paio di punti percentuali che divide il Carroccio dal partito di Silvio Berlusconi. Uno è dato al 16,5% e l’altro al 14,5. Già, ma chi è l’uno e chi l’altro? Come in una commedia degli equivoci entrambi affermano di stare nella posizione migliore, ricorrendo all’ennesimo sondaggio, elemento fondamentale dell’armamentario nello zaino da portarsi appresso nel negoziato.

Due punti che poi sono quelli che differenziano, a livello nazionale, le forze principali della coalizione, anche se in alcuni casi il divario scende, come nel caso di Demopolis (Forza Italia al 15,3 e Lega al 14) o aumenta di parecchio come per Ipr Marketing  che quota il partito del Cav al 16% e tiene fermo il Carroccio al 13%. Il fattore Nord, su cui lo stato maggiore leghista piemontese punta per ottenere un maggior numero di collegi vincenti o comunque contendibili rispetto agli azzurri, è il quid che il Carroccio aggiunge al dato nazionale.

Il ragionamento è semplice: alla percentuale misurata in tutto il Paese, il partito di Salvini aggiunge una generosa manciata di punti in quelle regione settentrionali dove, pur avendo tolto il Nord dal simbolo, la Lega ha ancora il suo zoccolo duro. Alle richieste di superare a suo favore lo schema paritario nelle divisione dei collegi (40% a Lega e Forza Italia, 10% ciascuno a FdI e quarta gamba centrista) i berluscones hanno sempre alzato il muro e continuano a farlo. Se poi si aggiunge la richiesta di Salvini a Berlusconi di prendersi in carico pure i candidati centristi di Noi con l’Italia, si comprende come la spartingaia dei posti si annuncia tutt’altro che semplice, anche se a sciogliere qualche nodo potrà arrivare in questi giorni il sondaggio fatto su ciascun collegio della regione per stabilirne il tasso di importanza e inserirlo in una delle tre fasce: la prima quella dei sicuramente vincenti, la seconda dei probabili, la terza dei persi in partenza. Altro nodo da sciogliere: quello del 10% a Fratelli d’Italia che a livello nazionale ritengono di pesare più della quarta gamba, rivendicando quindi più posti. Anche in questo caso, in Piemonte, la situazione potrebbe essere diversa, con una preponderanza di probabili voti a favore dei centristi.

Insomma, in attesa del responso della Sibilla Cumana (Alessandra Ghisleri) nel centrodestra è guerriglia sui numeri. Ma le questioni da risolvere, in un contesto dove le nette contrapposizioni tra Salvini e Berlusconi su alcuni temi (dalla legge Fornero ai vaccini, per dirne due) non aiutano, riguardano anche le due forze politiche principali al loro interno. Se nei confini regionali non sembra trovare bersagli la fatwa di Salvini nei confronti di papabili candidati maroniani, ci sono comunque avvisaglie di possibili ripercussioni dello scontro tra il governatore della Lombardia e il numero uno di via Bellerio. Prese di posizione o esternazioni che potrebbero arrivare già nelle prossime ore in ambito leghista non eviterebbero qualche sobbalzo al Carroccio già instradato verso le urne, segnando ulteriori divisioni interne e fronde contro il felpetta e i suoi uomini in terra allobroga a meno di due mesi dal voto.

Appuntamento, quello del prossimo 4 marzo, verso il quale i berluscones viaggiano formalmente compatti, ma ciascuno guardando con apprensione a quale potrà essere la definitiva assegnazione dei posti sicuri. Pronti (perché rassegnati non si può dire) ad accogliere più di un forestiero di rango (fratelli di medici di famiglia e nuovi cortigiani di rango), magari anche in collegi delle province dove la vittoria è pressoché assicurata, oltre che nei listini, i forzisti non sembrano indenni da una competizione generazionalel

Le vecchie pantere azzurre, nel gergo del Cav i seniores, capitanati dal coordinatore Gilberto Pichetto e dal suo fedelissimo sodale di amabili scambi di opinioni e approntamenti di strategie, Ugo Cavallera, paiono determinati a difendere le posizioni, mentre i quarantenni scalpitano. Vabbè che come recita il mantra azzurro “stavolta c’è posto per tutti”, ma se i tutti sono tanti, il problema c’è. Ecco perché serve difendere con i denti il patto del fifty fifty con la Lega. Meglio perdere la calma che un collegio.

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