PALAZZO CIVICO

Comune di Torino, la resa (dei revisori) dei conti

Dopo un lungo braccio di ferro con l'amministrazione grillina, i tre professionisti si dimettono e lasciano l’incarico. Avevano più volte bocciato la gestione finanziaria di Appendino. "Forti pressioni e assenza di collaborazione"

L’organo di revisione del Comune di Torino, presieduto da Herri Fenoglio, da mesi ai ferri corti con la giunta di Chiara Appendino, ha rimesso il proprio incarico. Con il presidente si sono dimessi anche gli altri due componenti del collegio: Maria Maddalena De Finis e Nadia Rosso. Due, in particolare, i momenti di forte attrito con l’amministrazione pentastellata: l’assestamento di bilancio 2017 (con la nota vicenda Ream-Westinghouse) e il bilancio consolidato 2016 (per la mancata contabilizzazione dei conti di Gtt).

Nel motivare la decisione, gli esperti contabili parlano di “difficoltà nello scambio di comunicazioni e ostacoli nell’attività di raccordo” tra l’Ente e il Collegio e tra questo e il Consiglio comunale. “L’assenza di collaborazione e le pressioni ricevute - si legge nella lettera di dimissioni - sono state fonte anche di disagi operativi e di incomprensioni”. Le dimissioni sono irrevocabili.

Le dimissioni dei revisori dei conti arrivano, affermano nella missiva, “nell’interesse dell’Ente” e “al mero fine di agevolare la necessaria ricreazione di un clima di collaborazione reciproca”. Nelle scorse settimane l’organo aveva ingaggiato con l’amministrazione un vero e proprio braccio di ferro sul debito Ream, la caparra di 5 milioni di euro che la Città di Torino deve restituire alla società nell’ambito del progetto Westinghouse. I revisori hanno inoltre bocciato il bilancio di previsione finanziario 2017-2019 e il bilancio consolidato 2016. “Revisori poco credibili, non ci fidiamo più”, avevano sostenuto i consiglieri pentastellati, che si erano detti “rammaricati” del parere dei revisori, mentre l’assessore al Bilancio Sergio Rolando ha sempre sostenuto “l’applicazione della legge” da parte dell’amministrazione. Di qui le dimissioni dell’organo di controllo che, ricordano i revisori, “è per definizione estraneo alle dinamiche politiche interne dell’Ente e deve essere dotato del supporto adeguato per lo svolgimento della sua attività di vigilanza e collaborazione alle funzioni di controllo e di indirizzo dell’Organo Consiliare”.

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