LA SACRA RUOTA

Gabetti segreto, le memorie negate del grande vecchio Fiat

L'eminenza grigia dell'Avvocato, custode di tanti segreti, raccoglie in un libro i ricordi salienti di una lunga vita tra affari, passioni e legami sentimentali. Ma il volume è bloccato in tipografia. Il mistero svelato da Gigi MONCALVO

Tra i tanti grandi misteri che aleggiano da tempo intorno a Gianluigi Gabetti – il Gran Ciambellano della corte di Gianni Agnelli, il Cardinale Richelieu (o il Rasputin, secondo i punti di vista) dell’Avvocato scomparso quindici anni fa, uno dei “grandi vecchi” della finanza non solo italiana – ce n’è uno un po’ più piccolo, ma ugualmente significativo e molto recente, di difficile spiegazione. Gabetti, che viaggia verso i 94 anni è ormai messo ai margini dei giochi dell’ex impero Fiat, privato di ogni incarico (e perfino delle carte di credito aziendali) da Jacky Elkann (che pure gli dovrebbe una enorme riconoscenza, e non solo…, dato che Gabetti è stato oltreché suo “precettore”, anche tutore, custode, controllore, mentore, e chissà quante altre cose). Ma soprattutto da Gabetti ha preso le distanze, poiché lo ritiene ormai “superfluo” e d’antan  anche Sergio Marchionne.

Gabetti ha scritto un libro di memorie che però misteriosamente non ha ancora visto e molto probabilmente non vedrà mai la luce. Il mistero diventa ancora più fitto se si pensa che il suo “mémoire”, come Gabetti preferisce chiamarlo, è pronto, ultimato, stampato, rilegato, ricco di un centinaio di fotografie molte delle quali inedite e tratte dal suo album privato. Il titolo del volume è in inglese, Never give in, “Non mollare (quando la causa è giusta)” – 10 capitoli, due premesse, 209 pagine, stampato da “L’Artistica Savigliano” – e porta in copertina una bella foto di famiglia che ritrae Gianluigi al centro, in piumino “Patagonia” scuro e sciarpa annodata al collo, insieme ai dieci componenti della sua famiglia. Alla sua destra è ritratto il nucleo di suo figlio Alessandro (con la moglie Diomira Mazzolini – figlia del giornalista Rai Salvo Mazzolini, per 40 anni corrispondente del TG1 da Bonn e Berlino – e i loro tre figli: Gianluigi, Gaddo e Galvano). Alla sinistra del “nonno” ecco la figlia Cristina, sempre chic e affascinante, tenuta stretta a sé dal marito Paolo Martinoni dei conti di Calepio, insieme ai loro tre figli Pietro, Elena, Gregorio. Nel gruppo si notano due assenze: quelle di Briano Martinoni, il figlio di primo letto di Paolo Martinoni, avuto dalla giornalista del TG5, Barbara “Bambi” Parodi (che ha figliato anche con Luca di Montezemolo, Panfilo Tarantelli, Paolo Mieli), ma soprattutto quella di Ann Tuteur (e, se si vuole, anche di sua figlia Ottavia Perra). Una assenza molto grave, visto che nel grande gruppo di famiglia hanno trovato spazio perfino due cani (uno in braccio a “Igi”, cioè Gianluigi jr, il nipote prediletto del nonno non solo perché porta il suo nome, e l’altro tenuto stretto da suo fratello minore Gaddo).

Chi è Ann Tuteur e perché è grave la sua esclusione? Si tratta della figlia che Bettina Sichel, la moglie di Gianluigi Gabetti, aveva avuto dal suo primo marito, Mr. Tuteur, che entrò nella nuova famiglia della madre e che è sempre stata trattata a pieno titolo come una Gabetti, non solo dal patrigno ma anche dai suoi figli Cristina e Alessandro, con i quali è cresciuta e con cui ha moltissimi contatti. Al punto che, fino a qualche tempo fa, nelle sue vesti di responsabile relazioni esterne e affari istituzionali del gruppo Auchan (ora che è in pensione è una consulente) invitava Cristina come relatrice, in coppia con lei, agli “Aperitivi della green economy”. Numerose sono anche le foto di Cristina e Ann sul profilo facebook di quest’ultima. Recentemente, anche nell’ultimo necrologio pubblicato dalla famiglia Gabetti sui giornali per la morte di Ludovica Ricci Mazzolini Orlando, il 10 luglio 2016, la suocera di Alessandro Gabetti), c’era scritto: “Gianluigi con Cristina e Paolo Martinoni e Anna Tuteur (….)”. Nonostante tutto questo, Gianluigi Gabetti ha degnato la figliastra di una sola brevissima citazione, come se fosse un’estranea. Al punto che qualcuno sostiene sia stata proprio Ann a impedire l’uscita del libro, intervenendo su Cristina e protestando in maniera vivace. Anche se, di fronte alla nostra richiesta di una sua versione dei fatti, Ann si fa negare e non risponde. La tipografia di Savigliano, dal canto suo, conferma: “Il libro è stato stampato e rilegato, ma non è stato pubblicato”.

Gabetti, privo di incarichi operativi, vive ormai “relegato”, per sua scelta, in una piccola stanza, la 168, del NH Lingotto Hotel a Torino. Ed anche questo è un mistero. Che cosa spinge uno degli uomini più potenti (dietro le quinte) e ricchi non solo d’Italia, una autentica sfinge e un custode enigmatico di moltissimi segreti finanziari che non verranno mai interamente svelati, ad ignorare una delle sue bellissime e lussuose magioni per una camera d’albergo il cui bagno non ha nemmeno una finestra? Gabetti infatti non ha che l’imbarazzo della scelta per vivere in un “alloggio”, come direbbero a Torino, ben più confortevole e pieno di calore. A cominciare dalla sua casa di Murazzano, in località Mellea, nell’Alta Langa, una ex casa di caccia (sottoposta a una preziosa ristrutturazione e a un grosso ampliamento) che, come ricorda “venne acquistata dal mio trisnonno, esponente di una famiglia originaria di Dogliani, trasferitasi a Murazzano dopo la caduta di Napoleone. Quella casa – continua Gabetti – dove da bambino vedevo i voli di pernici che oggi non ci sono più. Quella casa che si è salvata dal tracollo familiare della crisi del 1929, dove quando posso soggiorno, anche se vivo altrove. Mio padre, prefetto ha girato l’Italia, e con lui tutta la famiglia”.  Oppure i due appartamenti di Milano in via Carlo Maria Maggi. O, ancora, i suoi due appartamenti pieni di quadri d’autore al numero 14 di Rue Calvin, nella parte vecchia di Ginevra, con la fedele governante Erminia e l’autista Fodi. Oppure uno dei due appartamenti che possiede a New York, curati dalla governante Anna Loza. O la casa di Parigi al 22 di rue Boissy d’Anglais. Per non parlare della villa agli East Hampton che si affaccia sull’oceano Atlantico, a Lily Pond Lane. Come è possibile rassegnarsi a “finire” così? 

Il libro era un’ottima occasione di far sapere che è vivo e continua a lottare. E invece, nulla. E pensare che dal volume, in molte pagine e in molte immagini, emerge la figura di Bettina, la moglie di Gianluigi e la mamma proprio di Ann. Gianluigi l’aveva sposata il 4 marzo 1961, lui aveva 37 anni, lei 32. La bellissima signora (celebrata da Natalia Aspesi in un articolo su Il Giorno del 1972 come “L’italiana più chic” e anche “Bettina l’elegante dell’austera Torino”), è morta il 14 marzo 2008 a Milano a 79 anni. Un matrimonio durato 47 anni. È stato un grande amore, stando a Gabetti, anche se – tra le sue molte strane dimenticanze  – non vengono indicate alcune signore che avrebbero potuto mettere in crisi quell’unione. Prima fra tutte Romilda Bollati di Saint-Pierre, vedova di Attilio Turati, l’imprenditore torinese del vermouth Carpano, del Punt e Mes, delle caramelle Baratti. E poi Simone Bonfils, che abitava in Costa Azzurra, con un figlio dalle strane somiglianze. E, soprattutto, Giovanna Recchi che, secondo una notizia pubblicata dallo Spiffero (e poi ripresa da Dagospia) è diventata sua moglie nel luglio del 2009, un anno e mezzo dopo la morte di Bettina. La notizia non è mai stata smentita, anche se qualcuno ha poi precisato che si è trattato di “nozze all’estero non trascritte in Italia” e altri ancora di una sorta di “matrimonio di coscienza”, che in effetti si chiama “matrimonio segreto” poiché è trascritto in un apposito registro conservato nell’Archivio Segreto della Curia. Un matrimonio che prevede anche l’obbligo da parte degli sposi di conservare il segreto anche dopo le nozze (ecco, forse, la ragione della non smentita).

Gianna Recchi, 73 anni ben portati,  è un’affascinante signora della Torino più in vista, in un passato remoto fidanzata del filosofo Gianni Vattimo, molto prima dell’outing di lui. È figlia della leggendaria Donna Marida, cent’anni compiuti a novembre, la regina del “capitalismo di relazione”, vedova del grande imprenditore Giuseppe Recchi, che le ha lasciato un impero immobiliare nel campo delle costruzioni, e mamma di  Giuseppe, ex numero uno di Eni e oggi vicepresidente di Telecom. Un a signora così charmant che, secondo chi frequenta la sua bella casa, “è rimasta l’unica al mondo, insieme alla Regina Elisabetta d’Inghilterra, a ricevervi in casa, anche per un caffè, con la borsetta”. 

Gianna Recchi e Gabetti si sono fatti fotografare spesso insieme, e nella sua bella casa romana ci fu addirittura una cena per festeggiare l’uscita di un libro di Cristina Gabetti. Fa dunque un certo clamore notare che nel libro di Gabetti, Gianna Recchi non sia mai nominata. E che, secondo alcune indiscrezioni, Gianluigi l’abbia voluta perfino palesemente escludere dal proprio testamento. In una bozza del 6 novembre scorso, il secondo capoverso – a scanso di equivoci – recita testualmente: “Ribadisco la ferma e irrevocabile decisione di non contrarre matrimonio con chicchessia, essendo stata mia unica moglie Bettina Sichel, della quale conservo la massima devozione”. Perché una simile e così netta precisazione e puntualizzazione? Perché escludere Gianna perfino dal suo libro autobiografico? È un mistero, oltreché una palese dimenticanza.

Molte altre sono le dimenticanze o le smemoratezze: Gabetti non ricorda certi nomi e certi avvenimenti oppure non li vuole ricordare o non li vuole rendere pubblici? Molte infatti sono le “reticenze”. Non solo su affari e finanza ma anche sui personaggi che hanno contraddistinto la sua vita e le sue fortune. A cominciare proprio da Gianni Agnelli. Viene citato raramente, e senza alcuna gratificazione, molto più spazio ed enfasi sono riservate a Raffaele Mattioli, Adriano Olivetti, David Rockefeller, André Meyer della Banque Lazard, Henry Kisssinger. Non si parla mai del fiuto per gli affari dell’Avvocato ma semmai della fortuna che gli ha procurato lo stesso Gabetti, con le sue scelte, i suoi consigli, le sue prudenze. E, a sentire Gabetti, sembra che anziché Agnelli avessero più acume per la finanza e il business i suoi fidati “G Boys”, i Gabetti boys. Ecco i loro nomi: Marco Boglione, Galeazzo Scarampi del Cairo, Ruy Brandolini d’Adda, Enrico Benaglio, Andrea Botta, Peter Ruys. E ancora: Mario Garraffo, Bartolo Bertinotti, Giorgio Manina, Enrico Piantà. Nomi importanti come Alberto Cribiore, Virgilio Marrone, Nicola Emanuele vengono affiancati addirittura a Giovanni Cobolli Gigli, il presidente più disastroso della storia della Juventus. E finalmente, grazie a questo libro, si intuisce chiaramente chi fu a sceglierlo per il vertice del club: proprio Gabetti. Un altro dimenticato è Aimone di Seyssel d'Aix, forse l'unico vero amico che Gabetti abbia mai avuto.

Ci sono anche errori davvero strani. Gabetti, nell’albero genealogico di famiglia che deve aver direttamente curato, egli confonde perfino il nome di sua nuora, Diomira Mazzolini, la moglie di suo figlio Alessandro.  Il suo cognome viene confuso con quello di Diamara Parodi Delfino, moglie di Giancarlo Leone, figlio dell’ex presidente della Repubblica, e alto papavero Rai, dove era noto per indossare delle leggerissime pantofole chiuse da camera anche al settimo piano di viale Mazzini. 

In mezzo a tante dimenticanze (poche anche le citazioni su Franzo Grande Stevens), c’è un ricordo davvero singolare e incredibile. Riguarda quel ferragosto del 1986 allorché Gianni Agnelli chiamò Gabetti per comunicargli che aveva ricomprato il 10% delle azioni Fiat vendute dieci anni prima per 415 milioni di dollari al colonnello Gheddafi. Poco prima della conclusione di questo affare il titolo Fiat era ai massimi, 16 mila lire e continuava a salire. Gabetti quando seppe la notizia su Gheddafi chiese ad Agnelli: “A che prezzo hanno venduto?”. Era una cifra astronomica, ricorda Gabetti. E aggiunge: “Rimasi senza parole. Protestai: “Ma io avevo preparato una formula”. “Formula o no, caro Gabetti, che le piaccia o non le piaccia, è andata così. Non è contento?”. Con un tono che stava tra l’ironico e la sfida, Agnelli aggiunse: “Noi siamo a St. Moritz. Se lei pensa di saper fare meglio ci raggiunga. È sempre il benvenuto”. L’Avvocato – prosegue il racconto di Gabetti – aveva pattuito di ricomprare le azioni al prezzo del giorno, altissimo. Ero disperato. Così presi un aereo, arrivai e trovai tutti in festa: Cesare Romiti, Francesco Mattioli, il Dr. Cuccia e il Dr. Maranghi”.

Fin qui il racconto di Gianluigi Gabetti. Ma diventa davvero difficile immaginare, pur con tutta la buona volontà che perfino due leggendari e perenni tristanzoni come Enrico Cuccia e Vincenzo Maranghi  “festeggiassero” (cosa che in vita loro probabilmente non hanno mai fatto…) e avessero trovato il tempo per passare un po’ di ore di dolce far niente nella ex-villa dello Scià di Persia a St. Moritz.

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