POLITICA & GIUSTIZIA

Fassino 4 ore dal pm per negare tutto

L'ex sindaco respinge le accuse mosse dalla Procura in merito all'organizzazione del Salone del Libro e ai bilanci della Fondazione. Anche l'assessore regionale Parigi professa la sua totale estraneità

Non avrebbe fatto nessuna influenza sul gara per l’organizzazione del Salone del libro, né avrebbe partecipato alla riunione sul bilancio. È la difesa di Piero Fassino, interrogato per quasi quattro ore dal sostituto procuratore Gianfranco Colace e dai carabinieri della polizia giudiziaria di Torino: “Ho chiarito che non c’è stato da parte mia alcun intervento volto a condizionare le scelte del consiglio d’amministrazione - ha affermato in una nota al termine del suo interrogatorio -, essendomi limitato a evidenziare la necessità che ogni soluzione esperita assicurasse il mantenimento degli alti standard qualitativi acquisiti nel corso degli anni dalla manifestazione”.

L’esponente del Partito democratico, accompagnato dal suo difensore, il professor Carlo Federico Grosso, doveva rispondere innanzitutto dell’accusa di turbativa d’asta per l’assegnazione diretta dell’edizione 2015 a Gl Events Italia e per il bando dell’organizzazione della kermesse editoriale dal 2016 al 2018. Ha dovuto fornire spiegazioni in merito all’ipotesi di falso ideologico in atto pubblico per la vicenda del bilancio 2015 della Fondazione per il libro. Secondo la procura ha preso parte alla riunione del 11 novembre 2015 alla Compagnia di San Paolo dando indicazioni sulla gestione dei conti, ma Fassino ha negato di aver partecipato a quell’incontro: “Conseguentemente non posso aver inciso sulle scelte di bilancio della Fondazione”. Ha ribadito inoltre che la sua “unica finalità è stata sempre ed esclusivamente la tutela dell’interesse della città e il miglioramento del Salone del libro”.

In mattinata era stata interrogata l’assessore regionale Antonella Parigi che, assistita dagli avvocati Fulvio e Nicola Gianaria, è stata ascoltata per più di quattro ore: “Abbiamo ripercorso data per data tutta la vicenda - ha spiegato uscendo dalla procura - e ho spiegato il ruolo della Regione”. Sull’accusa di falso in atto pubblico ha precisato che nella riunione dell’11 novembre 2015 alla Compagnia di San Paolo “c’erano 15 persone e si parlò della necessità di ripianare il bilancio 2015”. Rispetto a Fassino, Parigi doveva rispondere anche dell’accusa di turbativa d’asta in merito alla nomina di Maria Elena Rossi a Dmo Marketing, l’agenzia turistica regionale: “C’è stato un bando e Praxi ha fatto una shortlist con quattro nomi, due interni e due esterni - ha spiegato al termine -. Si è proceduto alla nomina interna per evitare un danno erariale e perché stava per uscire la legge Madia”.

Non verrà invece ascoltato dagli investigatori l’ex presidente Rolando Picchioni che, dopo l’invito a comparire perché indagato di peculato, truffa ai danni del Comune e della Regione e falso ideologico, ha comunicato di non aver intenzione di rispondere alle loro domande in questa fase dell'inchiesta.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    22:25 Venerdì 12 Gennaio 2018 gastone IO NON C\'ERO, SE C'ERO DORMIVO E COMUNQUE HO AGITO PER IL BENE DELLA CITTA\'

    Il becco degli amministratori PD che hanno governato per circa 25 anni la città di Torino è degno di un\'analisi psicopatologica o di un pamphlet \"Del cinismo all\'ennesima potenza\". Nessuno (da Chiamparino vero campione in questa tecnica, in poi) sa nulla, ha visto nulla, è responsabile di nulla. La difesa estrema di fronte a evidenze incontestabili (architettata come un mantra ripetuto a ogni indagine dal fedelissimo avv. Gianaria) è che \"Abbiamo agito per il bene della città\" (!!!!), come dire ogni porcata va giustificata e perdonata in nome del \"bene\" (bene secondo chi?) della città di Torino. Quindi abusi, soprusi, truffe, danni erariali stellari, debiti folli, taroccamenti vergognosi dei bilanci, agiti dall\'amministrazione erano agiti in nome del BENE DI TORINO???

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