SOTTOVOTO

Renzi “ruba” lo stipendio a Laus

Il segretario Pd fa sua la proposta lanciata dal presidente del Consiglio regionale del Piemonte di introdurre il salario minimo orario. "Una legge di civiltà" che però piace poco alla sinistra massimalista e a una parte di sindacato

“Non può che inorgoglirmi quanto annunciato dal segretario Renzi sul fatto che il lavoro e in particolare l’istituzione di un salario minimo legale rappresentino il punto centrale nel programma Pd per questa imminente campagna elettorale”. Il presidente del Consiglio regionale del Piemonte Mauro Laus è in un brodo di giuggiole: Matteo Renzi ha fatto sua l’idea lanciata dal politico torinese che, nella sua veste di imprenditore si è spesso trovato ad applicare contratti con paghe “da fame” stabilite da contratti introdotti da capitolati di gare pubbliche. “Una proposta che davvero, come ricordato da Renzi, è partita da qui, dal Piemonte e che sto conducendo in prima persona da diverso tempo - ha aggiunto -. A differenza di quanti promettono e non sanno di cosa parlano ho sempre ribadito e tradotto in una proposta di legge al parlamento la necessità di fissare una soglia minima sotto la quale I salari non debbono più scendere”.

Ad anticipare la possibilità di stabilire per legge la soglia minima oraria era stato, a livello nazionale, Tommaso Nannicini, docente di economia e responsabile del programma economico del Pd, che in un articolo aveva scritto: “È il momento di introdurre un salario minimo legale che abbracci tutti i lavoratori”. Lo scorso ottobre, durante la conferenza programmatica del Pd, Renzi aveva detto sul salario minimo: “Non è una proposta del Pd ma parliamone”. Poi all’inizio dell’anno l’ex premier aveva fatto delle aperture, definendo “molto importante” la questione arrivando ad accarezzare una soluzione un grado di “migliorare la qualità del lavoro, oltre che la quantità”. Oggi, dal palco del Lingotto la svolta.

In Italia oggi non esiste un salario minimo. Le retribuzioni minime vengono garantite con i contratti collettivi nazionali, cioè gli accordi sottoscritti tra sindacati e associazioni di imprenditori con cui vengono stabilite le retribuzioni minime dei lavoratori nei vari settori. Come ha notato Francesco Seghezzi, direttore della Fondazione Adapt che si occupa di studiare le norme sul lavoro, l’Italia è uno dei paesi dove è più diffusa la copertura dei contratti nazionali, che riguarda circa l’85 per dei lavoratori. Il salario minimo, quindi, riguarderebbe il 15 per cento restante, formato soprattutto dai lavoratori nelle condizioni più difficili.

La proposta del Pd – che pare sia orientata su una cifra tra i 9 e i 10 euro l’ora – introdurrebbe  in Italia uno dei salari minimi proporzionalmente più alti al mondo. Come ha notato il ricercatore dell’Ocse Thomas Manfredi, normalmente il salario minimo viene fissato intorno alla metà della retribuzione mediana di un determinato paese: è così ad esempio nel Regno Unito, in Belgio e in Francia. Se il salario minimo italiano venisse fissato intorno ai 9-10 euro orari sarebbe pari a circa l’80 per cento della retribuzione mediana italiana, un livello raggiunto soltanto da Costa Rica e Colombia.

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