RETROSCENA

Cairo scommette sui grillini (e prepara il salto in politica)

L'editore lombardo-piemontese punta a diventare il "Berluschino" della Terza Repubblica. Per ora blandisce i Cinquestelle ma dopo il 4 marzo scenderà in campo. La storia parallela al Cav. e il ruolo dei banchieri amici. Il blog del comico nella sua scuderia?

A Urbano Cairo non manca certo il quid, magari un blog. Perché lui, al contrario di Angelino (Alfano) di Silvio Berlusconi non è stato mai delfino o aspirante tale, avendo mostrato i denti da squaletto già quando ne era l’assistente personale, incarico che ottenne con una caparbietà che, secondo la leggenda, basì una stremata segretaria del Cavaliere (all’epoca lo era a tutti gli effetti) la quale si arrese di fronte a quello sconosciuto stalker  telefonico che chiedeva di parlare direttamente con lui ottenendo comunque un primo approccio con Marcello Dell’Utri. “Berluschino”, il non gradito appellativo che il tycoon con radici piemontesi (a Masio, nell’Alessandrino) crescita lombarda e ritorno in Piemonte per – come dice chi vive la cosa con fastidio – milanesizzare Torino (prima la squadra di calcio, poi l’edizione locale della testata di via Solferino nella città da poco governata dai Cinquestelle, e poi chissà), non è Berlusconi. Anche se è cresciuto accanto e grazie (anche) a lui.

Non lo è, ma la sua storia sembra la storia dell’altro e come in tutte le storie c’è una pagina che cambia il racconto da com’era fino al quel punto a come sarà da lì in poi. Molti immaginavano, scommettevano, speravano o temevano che questa tornata elettorale sarebbe stata la pagina, riscritta, del 26 gennaio del ’94: data storica cui, in virtù del videomessaggio diffuso a tutti i telegiornali , si associa la discesa in campo di Berlusconi. È assodato che non sarà così. Per ora. Già, perché il mancato ingresso nell’agone politico – non certo per la strada secondaria percorsa in passato da Carlo Passera o immaginata da uno come Luca Cordero di Montezemolo, bensì per quella maestra da marcia trionfale tracciata dal Cavaliere venticinque anni fa – pare solo rimandato.

Come ha detto Luigi Bisignani, uno che le cose le sa, Cairo “sarà protagonista al prossimo giro, deve solo scegliere se per il dopo Silvio o il dopo Grillo”. E qui, ovvero dopo quel che sarà il Paese che uscirà dalle urne del 4 marzo, spunta il blog. L’editore del principale quotidiano, di una televisione e di una miriade di giornali low cost, ma e quindi di indiscutibile diffusione, “potrebbe – come osservava tempo fa Giuseppe Turani – fra qualche tempo, comperare il blog di Grillo e mettersi in politica. Il comico chiuderebbe la sua carriera seduto su una montagna di denaro e Cairo si porterebbe a casa una manica di pazzi, ma molto ubbidienti”. Turani scriveva questo nella primavera dello scorso anno, quando ancora non si profilava all’orizzonte quel che accadrà tra poco, ovvero un mutamento del blog di Grillo meno (ufficialmente) legato al M5s e non più alla Casaleggio, cui resterà il blog delle Stelle. E se davvero il comico cedesse la sua gallina dalle uova d’oro a chi ha dimostrato di saperle covare?

Va pur detto che, restando in tema, non è tutto oro quel che luccica. Citando ancora l’analisi di Turani, il giornalista economico alla prospettiva di uno sbarco, e che sbarco, sul web di Cairo aveva prospettato un ostacolo: “i soldi. Berlusconi aveva tanto di quel surplus di denaro che continuava a comprar case e aerei per  disfarsene almeno in parte. Cairo invece è ancora nella fase in cui alla sera si contano gli incassi e in cui prima di uscire si fa il giro degli uffici per spegnere tutte le luci. E, ogni tanto, con la mano sfiora il libricino dove ha elencato i suoi debiti. Ancora tanti, purtroppo”. E qui le analogie tra Berlusconi e Berluschino tornano: Il Cav, prima di entrare in politica, “venne salvato da due grandi banchieri, Cesare Geronzi e Pellegrino Capaldo” come ricorda ancora Bisignani.

A tendere la mano, senza smettere di farlo con la corda, a Urbanetto (Urbanino nella sua terra d’origine gode di un monumento al centro della piazza di Alessandria, ma era Rattazzi) sarebbe oggi il consigliere delegato di Intesa, Carlo Messina insieme a Gaetano Miccichè presidente di Banca Imi. Aiuto, non certo per spirito filantropico, ora come allora. E ora come allora il Paese potrebbe vedere, in coincidenza con una svolta, una nuova discesa in campo. Se il voto del 4 marzo consegnerà non tanto una improbabile forza politica in grado di governare da sé, ma uno snodo importante come avvenne per altre ragioni nel ’92, il passaggio dalla Seconda alla Terza Repubblica potrebbe essere il momento atteso dall’uomo che, mentre la sua televisione ammicca sempre più ai grillini anche a scapito di ascolti e quindi introiti pubblicitari, dicono ormai faccia testare l’opinione dei cittadini su di sé in maniera costante. Come un leader politico. O come chi pensa a diventarlo. Il quid c’è, il blog potrebbe esserci.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    12:23 Lunedì 15 Gennaio 2018 Conty Merito o colpa di Chiamparino

    Per scendere in campo come leader al giorno d'oggi occorre aver già conquistato la ribalta mediatica. Chi fu a garantirla a Cairo? Chiamparino, che gli spianò la strada all'acquisizione del Torino Calcio. L'ennesima dimostrazione di mancanza di prospettive del PD torinese.

  2. avatar-4
    11:08 Domenica 14 Gennaio 2018 enzar Strategia degli infiltrati

    Berlusconi è formidabile veramente. Dopo avere infiltrato il PD con il suo Renzi e Alfano per portarlo alla liquidazione finale adesso attua la stessa strategia col fido Cairo verso il M5S. Tra Berlusconi e Cairo non esiste la minima differenza politica e culturale, nei loro rispettivi giornali non si leggono altro che fake news spazzatura come quella vergognosa di oggi sul Corriere dove la disoccupazione non esiste ma al contrario le aziende non riescono a trovare le "risorse", adesso capiamo perchè perchè la FCA investe negli USA e non in Italia.

  3. avatar-4
    10:18 Domenica 14 Gennaio 2018 moschettiere Fantapolitica?

    E se fosse l'asso nella manica di Berlusconi per marzo?

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