Forza Italia

Politica delle mosche impazzite

Mosche impazzite poiché imprigionate in un bicchiere capovolto sul tavolo: questa è l’immagine evocata dalla mia mente ogni volta che assisto ai dibattitti organizzati durante le campagne elettorali. Esserini dotati di possenti ali, in proporzione al loro piccolo corpo, ma spesso incapaci di volare poiché ingabbiati grazie ad un inganno spesso banale. Le mosche volano a scatti fuggendo abilmente a qualsiasi scaccia insetti, ma difficilmente riescono a sottrarsi alle trappole, anche a quelle più semplici.

L’analogia tra la “musca domestica” e parte della classe politica nazionale balza immediatamente agli occhi: donne e uomini impossibilitati a spiccare il volo nel cielo dell’utopia, nonché in quello dei progetti alternativi al potere dato, e votati a cadere in barattoli da cui impossibile uscire.

Il vasetto, sigillato ad arte nei giorni a seguire la fine della tornata elettorale, conserva al meglio idee e speranze di cambiamento lasciando all’elettorato pochi grammi di rinnovamento politico, sovente di stampo conservatore, insieme ad un pesante senso collettivo di implosione entropica.

La cartina tornasole della vana agitazione politica che regna in campagna elettorale, poi trasformata in nulla assoluto, giunge innanzi tutto da due grandi temi sociali affrontati marginalmente nei dibattiti pre-voto, e subito rimossi dopo la proclamazione del premier di governo: il Lavoro (tutela, diritti) e l’Ambiente.

La drammatica quanto recente vicenda Embraco, ossia il licenziamento fulmineo di 497 lavoratori su un organico di 537, ripropone con violenza il tema delle delocalizzazioni industriali. Da decenni oramai le aziende produttive chiudono le loro fabbriche (ricordate la Eaton di Rivarolo) per traslocare in località dove la depredazione dei beni pubblici è un atto non ostacolato, ma addirittura favorito, dagli esecutivi di governo.

Malgrado i numerosi casi di trasferimento aziendale gli assessori (in compagnia del loro Presidente di turno) manifestano sempre profondo stupore e biasimo per la fuga all’estero della grande e piccola produzione. Reazioni di incredulità che stridono con quanto già avvenuto con la Bialetti, la Fiat (ora FCA) e la Indesit (gruppo Whirpool esattamente come la Embraco): società che rappresentano solamente una quota, seppur importante, di quel gigantesco mondo produttivo che ha chiuso i battenti delle sedi italiane per dirigersi verso nuovi lidi (naturalmente dopo aver ricevuto incentivi e regalie varie dalle amministrazioni pubbliche nostrane) mostrando un totale disinteresse nei riguardi delle loro maestranze. Gli operai infatti non subiscono solamente un ingiusto licenziamento, ma pure la beffa di non poter godere della cassa integrazione.  

Un fenomeno distruttivo di grande portata verso cui la politica distrae il suo sguardo proponendo, quale rimedio, impercettibili cure ed ammortizzatori sociali dall’effetto placebo. La legge contro le delocalizzazioni, presentata da Rifondazione Comunista in Regione Piemonte sotto la presidenza Bresso, giace in buona compagnia sul fondo di un barattolo sigillato (uno dei tanti).

Lavoro ed Ambiente: i due temi di norma emarginati dalla politica e riscoperti solamente quando in tali ambiti si manifestano devastanti emergenze.

L’inquinamento in questi mesi ha tenuto banco sui media della carta stampata e della televisione. A Torino il fenomeno è stato attribuito alla circolazione della autovetture diesel in città, nessuno ha pensato invece di puntare il dito accusatorio contro il “termovalorizzatore” (neologismo coniato ad hoc, geniale per usi propagandistici) del Gerbido. Un’inspiegabile svista quest’ultima, considerati gli impressionanti dati scaturiti dall’incenerimento dei rifiuti: 440 mila tonnellate di spazzatura bruciate ogni anno a fronte di 113 mila tonnellate di cenere e rifiuti solidi prodotti dalla combustione e da smaltire; 1.267.614 metri cubi d’acqua consumati annualmente insieme a 7.924.300 metri cubi di metano. Malgrado i filtri di ultima generazione la ciminiera dell’inceneritore rilascia nell’aria molti agenti inquinanti, tra cui l’ossido di carbonio (fino a 1.160 Kg/anno) e l’ossido di zolfo (500 kg/anno). 

L’inceneritore (o termovalorizzatore secondo la terminologia del potere) in quattro anni ha subito ben 299 anomalie, tra cui il noto rilascio di mercurio rilevato da Arpa Toscana ma ignorato da Arpa Piemonte (le ceneri frutto dell’incenerimento vengono trattate in Centro Italia), a cui vanno sommate le tante emissioni al limite della norma di legge. Una vera e propria bomba ecologica si cela all’interno dei confini meridionali di Torino: uno strumento di smaltimento dei rifiuti che presenta alla Natura un bilancio in forte disavanzo nella valutazione danni/benefici (ceneri, consumo energetico, consumo acqua).

Una miriade di parole ed infinite promesse in un quadro elettorale in cui spicca la totale assenza di proposte indirizzate al cambiamento dello status quo, nel nome del bene comune. Purtroppo i grandi interessi che alimentano gli speculatori hanno infinite scorte di barattoli, e relativi coperchi a tenuta stagna: alla politica non rimane che svolazzare in piccoli spazi chiusi sui quattro lati e ben sigillati. 

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