Smog, servono misure strutturali

È notizia di questi giorni l’apertura di un tavolo di trattativa tra Torino e i comuni dell’hinterland per definire regole comuni sui blocchi del traffico. I media locali enfatizzano questo “braccio di ferro” tra assessori senza ancora dare un’informazione corretta.

L’unica utilità effettiva dei blocchi auto di questo periodo - in qualche caso, quelli torinesi, estemporanei e travagliati - è la presa di coscienza dei cittadini, sensibili o meno, automobilisti incalliti o fautori delle varie mobilità collettive e alternative, che questi provvedimenti non sono risolutivi. Si interviene in buona sostanza a paziente grave, ricoverato in terapia intensiva, per dargli qualche ora in più di vita.

Tutte le parti in causa in realtà sono pienamente d’accordo a ritenere ancora valido il paradigma della mobilità basato sull’auto privata. È come un paziente che si reca dal medico curante perché ha le analisi del sangue sballate. Il bravo medico prescrive movimento e dieta sana ma il paziente non riesce a prendere consapevolezza del suo status. Al più il paziente salta qualche pasto per puro scrupolo di coscienza.

La metafora medica non è casuale perché la logica della prevenzione, a cominciare da costi sanitari correlati non solo all’inquinamento ma anche all’inattività fisica di larga parte della popolazione, è importante come ha sottolineato di recente anche un bel reportage televisivo di Presa Diretta andato in onda in questi giorni.

Come accade in molti casi il messaggio di Iacona e dei suoi collaboratori è stato chiaro: il nostro paese è in ritardo rispetto alle profonde trasformazioni urbanistiche che stanno riguardando i centri urbani più sviluppati. Un accenno a questo ritardo ed un appello perché la città di Torino trovi una nuova visione attorno alla lotta dell’inquinamento atmosferico è stato lanciato, sempre di recente, anche da alcuni ex amministratori, come Roberto Tricarico.

Bisogna cambiare prospettiva: al centro ci deve essere l’uomo in una nuova relazione con lo spazio urbano. Volere una migliore qualità dell’aria e una mobilità diversa non sono più istanze ascrivibili al mondo dell’ecologismo radicale. Ancora una volta Iacona ha dato un esempio di questo nostro gap culturale quando ha intervistato dei manager danesi che si recavano a lavoro in bici: usavano le due ruote non per essere ecochic ma perché era il mezzo più comodo per arrivare a lavoro. L’urbanista danese, Colville-Andersen, ha indicato la direzione di questo cambiamento negli investimenti massicci in trasformazione urbana: “è l’infrastruttura che crea domanda”. Non si è magari soffermato a dire che possedere una macchina in Danimarca è quasi un lusso, per fortuna non indispensabile.

E qui arriviamo ai nostri nodi locali. Piuttosto che disquisire ed accanirsi sugli orari, i preavvisi, le centraline da prendere in considerazione perché non si parla chiaramente di risorse necessarie per misure strutturali ben sapendo che gli strumenti economici esistono per dare sostegno al trasporto pubblico e per modificare le nostre aree urbane? Un esempio, tanto per iniziare, è la rimodulazione del bollo auto, ma in campagna elettorale è più probabile che qualcuno ne evochi l’abolizione.

Purtroppo è noto nell’area padana il vento è un fenomeno raro. E’ difficile intravedere un cambio d’aria nelle stanze (peraltro molto ben riscaldate) dove si decide come farci muovere domani mattina.

Gli interlocutori di questi tavoli non metteranno mai in discussione per cultura, interesse, caranza di lungimiranza e coraggio il modello attuale basato sulla mobilità individuale motorizzata. Per vedere del cambiamento possiamo rassegnarci ad accendere la TV, almeno fino a quando la presa di coscienza collettiva del problema non spingerà i cittadini ad organizzarsi su una base territoriale più ampia e articolata di quella torinese e piemontese, coinvolgendo associazioni, mondo produttivo e il mondo della conoscenza per una sfida che riguarda il bene comune più importante che abbiamo.

*Domenico De Leonardis, mobility manager

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1 Commenti

  1. avatar-4
    12:57 Giovedì 18 Gennaio 2018 patty A Torino amministratori dilettanti allo sbaraglio, i blocchi fatti così sono solo nocivi.

    Torino ha contemporaneamente tagliato il trasporto pubblico e reso incomprensibili i blocchi del traffico privato (natale sì, natale no, natale forse, euro 4 si, 5 no, 3 forse, 6 vedremo..... un delirio). Quindi l'inquinamento non è minimamente stato toccato dalle misure, ma i cittadini hanno avvertito solo disagi, sotto forma di auto inutilizzabile e di bus che non passano mai o addirittura vanno a fuoco per carenza di manutenzione. L'unica fortuna è che molte persone (vale anche per me) a Torino ormai ci vanno assai di rado, con effetti nefasti sull'economia. Dilettanti al comando, e torinesi stufi.

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