Le mummie di Torino

Un giovane padano, collaboratore dell’onorevole Salvini, viene colto da un’idea folgorante. Simulando la necessità di prenotare una visita, egli chiama il centralino del Museo Egizio di Torino e chiede all’operatore (o presunto tale) se vi siano agevolazioni per alcune categorie di visitatori. Il (presunto) dipendente museale elenca così al giovane leghista le riduzioni del prezzo di ingresso alle sale, compresa quella riservata ai visitatori di lingua araba.

La risposta è quella sperata dall’interlocutore, il quale può avviare così una lunga polemica con il (presunto) lavoratore della cooperativa Rear, in servizio presso l’Egizio: confronto registrato in un video e confezionato a regola d’arte per quel pubblico afflitto dalla perenne bava alla bocca; immagini montate evidenziando il numero telefonico (a caratteri cubitali) del Museo, che viene preso immediatamente d’assalto da molti cittadini inviperiti. 

Anni addietro un filmato del genere, per niente accattivante, sarebbe passato quasi del tutto inosservato suscitando al massimo l’ilarità generale nei riguardi del suo autore. In quest’epoca intrisa di confronti elettorali urlati, la provocazione politica compiuta ai danni del Museo Egizio è diventata istantaneamente un fenomeno virale, al punto da rimbalzare ovunque in breve tempo: comprese le pagine del profilo Facebook di colui che scrive, ossia tra “amici” assolutamente molto distanti dalle idee della destra xenofoba.

Pochi istanti dopo la pubblicazione del video, a firma Crippa, il centralino del Museo Egizio è andato in corto circuito, a causa delle tante telefonate fatte da italiani in collera per la grave discriminazione di cui si sono sentiti vittime innocenti. La direzione è stata così bersagliata da insulti e ripetuti inviti al ripristino dell’uguaglianza formale tra cittadini: un gigantesco tsunami di rabbia, generato da persone che molto probabilmente non metteranno mai piede nel museo torinese (per totale mancanza di interesse).

Il duo Christillin-Greco ha evidentemente scelto di puntare al rilancio dell’Egizio tramite una forte campagna di comunicazione, includente anche il cospicuo e contrastato prestito di opere alla città di Catania. La stessa sede del Museo è stata interessata da importanti investimenti, i quali sono stati tradotti presto in opere edilizie atte a migliorare l’accoglienza dei visitatori (compreso il clamoroso abbattimento di uno scalone di scuola juvarriana e la creazione del classico negozietto di souvenir). Il logo del Museo è stato modificato richiamando nella grafica suggestioni orientali: in tal contesto, è nata la promozione riservata alle persone di lingua araba (paga uno ed entrano in due).

Il manifesto incriminato è apparso sugli spazi pubblicitari cittadini qualche mese fa, circolando tra la disattenzione collettiva. Qualcuno (tra cui il sottoscritto) si è limitato ad evidenziare la sconvenienza del velo che copre il capo della donna ritratta in foto al fianco di un uomo: la banale raffigurazione di un assioma qualunquista quanto invero, secondo il quale tutti gli Arabi sono di fede Musulmana e non vi siano tra loro atei o appartenenti ad altre confessioni religiose. Uno stereotipo non degno del più importante Museo piemontese.

La grande attenzione mediatica scatenata dal video leghista sembra voler ignorare un elemento posto senz’altro alla base delle scelte promozionali del Museo, ossia cerchiare con l’evidenziatore l’area geografica da cui vennero prelevate mummie in gran quantità, insieme ad una miriade di altri oggetti artistici quanto unici. Erano infatti Arabi coloro che spalavano sabbia tra le dune del deserto intorno al Nilo, sotto le attente indicazioni degli esploratori europei; erano Arabi coloro che trasportavano al sicuro, spesso a spalle, i tesori ritrovati; erano degli Arabi i ritrovamenti stessi. 

Lo sconto operato ai visitatori di lingua Araba, oltre alle esigenze di marketing, prende forse vita proprio da una considerazione elementare: indennizzare, seppur in minima parte, gli originari proprietari dei preziosi reperti ora conservati nel capoluogo piemontese. Inoltre risarcire il popolo “depredato” significa lavorare anche nel nome dell’accoglienza e dell’integrazione dei nuovi cittadini torinesi provenienti dal Medio Oriente.

Rimane invece fonte di grande preoccupazione, e allarme, la reazione scomposta di chi ha condiviso il video provocatorio di Crippa.

Un clima pesante di intolleranza avvolge questo Paese, un clima cresciuto a dismisura dopo anni in cui è stato seminato odio ovunque nel nome della strumentalizzazione politica. Il progetto alla base delle fake news, nonché dell’indignazione creata ad arte nell’opinione pubblica, è quello di concentrare l’attenzione dell’elettorato su temi sostanzialmente ridicoli, sul nulla: produzione di grandi tempeste per una misera manciata di voti in più.

Al Museo Egizio, infine, un piccolo suggerimento: istituire, se attualmente assente, uno sconto sul biglietto d’ingresso per i giovani precari nonché per i disoccupati di ogni età ed origine nazionale. Un’agevolazione che risulterebbe lontana dai meccanismi del marketing ma realmente vicina al territorio ed alla sua eterogenea comunità.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    11:14 Lunedì 29 Gennaio 2018 mork parole

    Caro Conty, una persona colta non dà mai degli ignoranti agli altri ma vede la propria ignoranza, contento di averla. Chi è umano non vede mostri negli altri ma vede delle persone e cerca il proprio lato inumano.

  2. avatar-4
    09:54 Lunedì 29 Gennaio 2018 Conty Polemiche razziste assurde

    Se un popolo perde l'uso della Ragione, nascono mostri: Goya ce lo dice. Fa male vedere che dietro a farabutti senza scrupoli che alimentano il razzismo a fini elettorali vadano sempre più ampie fette di ceti popolari, che dovrebbero invece essere sensibili alla solidarietà verso popoli e poveri di altri Paesi. Quanto al velo, bisogna aggiungere che in Italia non lo portano nemmeno tutte le musulmane, soprattutto quelle di seconda generazione, alle quali molti ignoranti vogliono negare il diritto allo jus soli.

  3. avatar-4
    10:55 Giovedì 25 Gennaio 2018 mork 3000

    dobbiamo risarcire anche gli schiavi costretti dagli egizi a costruire le piramidi? Napoleone e gli inglesi nel 3000 a.c. erano ancora nell'iperuranio.

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