POLITICA & GIUSTIZIA

Equitalia contro il politico anti-abusi

L'ex consigliere regionale Alberto Goffi, paladino delle battaglie contro l'agenzia di riscossione, a processo insieme alla famiglia per "sottrazione fraudolenta al pagamento di imposta". La procura chiede la condanna a due anni. Per gli avvocati erano semplici affari di famiglia

Lottava contro Equitalia e i suoi abusi. Poi è finito a processo insieme alla sua famiglia per una denuncia dell’ente di riscossione delle tasse. È accaduto ad Alberto Goffi, ex consigliere regionale dell’Udc, imputato insieme alla madre, al fratello Giuseppe e la sorella Ornella per sottrazione fraudolenta al pagamento di imposta. Mercoledì pomeriggio il sostituto procuratore di Torino Mario Bendoni ha chiesto la condanna dei quattro imputati a due anni di reclusione e la confisca di alcuni immobili. Gli avvocati - Lorenzo Imperato, Erica Gilardino e Pierfranco Bertolino - hanno invece chiesto la loro assoluzione. Sulla vicenda si pronuncerà il giudice Giorgio Gianetti il prossimo 6 marzo.

La vicenda nasce da alcuni accertamenti dell’Agenzia delle Entrate sulla ditta di materiali elettrici GB Goffi sas di Mathi, fondata dal defunto padre di Goffi, Gian Battista. Il 19 settembre 2012 Equitalia comunica a lui e alla moglie Maria il pignoramento dei crediti vantati nei confronti della loro società, che dovrebbe all’Agenzia alcune centinaia di migliaia di euro. Alla fine del 2012 i coniugi Goffi, ormai anziani, decidono di dismettere l’attività, recedono le loro quote e il figlio Giuseppe resta l’unico socio della Gb Goffi. Per poter liquidare l’azienda, però, bisogna ricostituire la proprietà. A questo punto entrano in scena Alberto e la sorella Ornella che entrano nella compagine per portare a termine le ultime operazioni, come il pagamento dei compensi e del Tfr del primo fratello, e poi mettono la Gb Goffi in liquidazione. Secondo quanto sostenuto dal pm Bendoni nel corso della sua requisitoria, prima di chiudere la società, i tre fratelli si intestano gli immobili che il giorno dopo vengono assegnati a tre fondi patrimoniali creati coi rispettivi coniugi. “Ritenevano concluse le pretese creditizie di Equitalia - ha affermato il pm -. Sono correi a pieno titolo. Hanno preso parte agli atti”. Il magistrato sostiene così che i Goffi abbiano compiuto una “sottrazione fraudolenta al pagamento di imposta”, reato tributario con cui viene punito chi, per non pagare le imposte o le sanzioni amministrative “aliena simulatamente o compie altri atti fraudolenti sui propri o su altrui beni idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva”. 

Nessun reato, ma semplici affari di famiglia, sostengono i difensori. Secondo l’avvocato Imperato la lettura dei fatti resa dal pm dimostra “un’ottica distorta”: “Come avere un martello in mano e vedere intorno a sé soltanto dei chiodi”, ha affermato all’inizio della sua arringa difensiva. Ha ricordato innanzitutto come la società non aveva debiti nei confronti dei suoi soci, condizione che avrebbe reso impossibile il pignoramento. Secondo la collega Gilardino “non c’è nulla di fraudolento” nelle operazioni. Inoltre la legale ha cercato di alleggerire ulteriormente le responsabilità dell’ex consigliere regionale: “Alberto vive a Torino. All’epoca faceva il politico e non si interessava dell’azienda di elettromeccanica”. In attesa della sentenza, gli avvocati sono al lavoro per risolvere una volta per tutte le controversie con l’Agenzia delle Entrate, a cui stata offerta una grossa somma di denaro per transare. 

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