Denaro che non circola

È notizia di questi giorni l’aumento delle somme depositate sui conti correnti che ha fatto scrivere a molti commentatori che gli italiani hanno paura di spendere e di investire e pertanto aumentano la liquidità. Sì è anche detto che il denaro non circola e rimane fermo. Il problema di questi dati aggregati è che dicono tutto e non dicono niente. Come si fa a dire che il denaro non circola per esempio? Se si fa un acquisto, la somma di denaro si sposta dal conto corrente dell’acquirente a quello dell’azienda, ma la somma depositata totale rimane uguale. Dall’aumento dei depositi non si può dedurre che il denaro circola o meno.

Fra i vari dati risultava che anche che i depositi delle aziende erano cresciuti, ma ciò potrebbe essere dovuto sia ad aumento delle vendite, sia a una riduzione di costi e non necessariamente ad una riduzione degli investimenti.

Nel caso delle famiglie, dopo un periodo di crisi, potrebbe trattarsi della ricostituzione della liquidità erosa precedentemente per far fronte per esempio ad un licenziamento o a un calo di attività. Sarebbe interessante sapere l’ammontare medio dei singoli depositi. Se una famiglia aumenta il deposito medio sul conto corrente da 1000 euro a 2000 euro, non si può certo considerare un comportamento sbagliato o dettato dal fatto di aver paura di spendere.

Un fattore non considerato da molti commentatori è la mancanza di alternative al deposito in conto corrente. In passato gli italiani erano acquirenti principalmente di titoli di stato, ma adesso tale investimento ha un tasso prossimo allo zero, senza considerare le spese accessorie. Già questo spiazza molti italiani. Oltre a questo fattore, bisogna considerare l’onnipresenza dello stato con le sue tasse e nello specifico dell’imposta di bollo che ammonta al 2 per mille. Se si considerano i piccoli risparmiatori, si capisce l’aumento dei depositi in conto corrente. Consideriamo un investimento che garantisca un rendimento dell’1% lordo. Da questo bisogna sottrarre il 26% di tassazione e si riduce a 0,74%; poi sottraendo lo 0,2% di imposta di bollo arriviamo ad uno 0,54%, ovvero per ogni mille euro poco più di 5 euro di guadagno. Infine ci sono le commissioni per la gestione del deposito titoli da parte della banca e per piccole cifre si potrebbe addirittura andare in negativo. A questo punto meglio lasciare stare i soldi in conto corrente. Ovviamente si possono cercare rendimenti maggiori o acquistare titoli o fondi della banca su cui non si fanno pagare spese di gestione, però i conti non si discostano molto da quelli fatti poco sopra. Ben diverso quando i BOT rendevano il 10% e per ogni 1000 euro si sarebbe incassato 100€ e si potevano pagare tutte le commissioni, spese e tasse che si volevano. Oggi il gioco non vale la candela e pertanto molti lasciano “fermi” i soldi in conto corrente.

Queste sono alcune considerazioni che si possono fare su un dato aggregato. D’altro canto l’incremento sembra importante, perché somma di tanti incrementi, ma potrebbe essere poco significativo per il singolo depositante. Un incremento del 10% su un milione di euro sono pari a centomila euro e qualcosa sicuramente si può realizzare con tale cifra, ma se l’aumento del 10% è su mille euro, si tratta di cento euro e non è che ci si possa fare grandi cose con tale cifra.

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