Forza Italia

Leader o capi?

Insomma, l’ormai celebre definizione di Mino Martinazzoli a metà degli anni duemila - e quindi molto prima della deriva dell’attuale classe dirigente politica - secondo cui “nella prima repubblica c’erano i leader mentre adesso ci sono solo i capi” conserva una bruciante attualità. La differenza tra i due contesti politici non merita neanche di essere descritta talmente è evidente.

Il leader è una figura politica che si impone per la sua autorevolezza e per la sua statura politica e culturale. Un leader è rispettoso della pluralità che c’è in un partito, cioè riconosce la presenza di altri leader e di altre personalità. Il tutto in un clima profondamente democratico e rispettoso dove il confronto e il dialogo sono i capisaldi essenziali che garantiscono e salvaguardano la democrazia in un partito. Esempi che si riscontravano nei grandi partiti popolari del passato e nei primi tempi della seconda repubblica.

I “capi”, invece, appartengono ad un’altra categoria. I capi dei partiti attuali - che, a differenza del passato, sono ormai “partiti personali” e “partiti del capo” - prescindono dall’organizzazione democratica del partito e non tollerano alcun pluralismo interno. Chi la pensa diversamente, come puntualmente capita, è gentilmente invitato ad andarsene oppure viene cacciato senza tanti complimenti. Altroché il confronto politico del passato, il pluralismo culturale e la collegialità decisionale. Non a caso, nei partiti personali - e lo si è visto platealmente nella recente compilazione delle liste da parte del Pd, di Forza Italia e della Lega - contano la fedeltà al capo, la cortigianeria e l’adulazione al “principe”. Elementi che denotano una concezione padronale e personale della politica che esula radicalmente dai criteri che hanno caratterizzato per molti anni la stessa politica italiana.

Ecco perché il comportamento concreto dei principali partiti italiani provoca oggi sfiducia, allontanamento dei cittadini e, alla fine, astensionismo elettorale. Si potrà invertire la rotta? Non sarà facile, anzi sarà difficilissimo. Ma credo che non possiamo rassegnarci ad una situazione che genera solo crisi, sfiducia e caduta di credibilità verticale della e nella politica. È questione di volontà, di coraggio e di cultura politica.

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