GIUSTIZIA

Arrestato l’imprenditore Bigotti

Già indagato nell'inchiesta sulla Consip è accusato per alcuni episodi di false fatturazioni e bancarotta fraudolenta in concorso con altri. Ai domiciliari nell'ambito di una maxi indagine della procura di Roma su corruzione sentenze "comprate"

Da stamattina Ezio Bigotti è agli arresti domiciliari. L’imprenditore di Pinerolo è stato arrestato dalla Guardia di finanza questa mattina nell’ambito di un’ampia inchiesta della procura di Roma che punta alla corruzione di un ex magistrato del Consiglio di Stato ora in pensione. In carcere è finito il suo avvocato Piero Amara, indagato dai pm di Roma e anche da quelli di Messina per un’altra vicenda (la corruzione di un ex sostituto procuratore di Siracusa, Giancarlo Longo).

Nell’ambito dell’indagine romana Bigotti è sotto inchiesta per alcuni episodi di false fatturazioni e bancarotta fraudolenta in concorso con altri. Al suo avvocato Amara sono invece contestati i reati di associazione a delinquere finalizzata all'evasione fiscale e alla corruzione in atti giudiziari di un ex magistrato del Consiglio di Stato (organo supremo della giustizia amministrativa), Riccardo Virgilio: nei suoi confronti i pm avevano chiesto una misura cautelare non detentiva, ma la richiesta è stata respinta dal gip romano. Virgilio e il Consiglio di Stato si sono trovati spesso a decidere dell’esito delle gare della centrale di appalto dello Stato italiano, la Consip, già al centro di un'inchiesta più grande da cui questa trae alcuni spunti. In quella inchiesta è indagato anche Bigotti insieme alla compagna ed ex assessore regionale Barbara Bonino e con alcuni manager delle società del gruppi Sti.

Sono ben quindici atti tra ordinanze, sentenze decreti monocratici relativi alla controversia che coinvolge Sti-Exitone sono state firmate dall'ex consigliere di Stato Virgilio in qualità di presidente di sezione, che decideva semprer di accogliere le istanze avanzate dalle due società ricorrenti "i cui interessi erano seguiti dagli avvocati Pietro Amara e Giuseppe Calofiore" (altro avvocato indagato) "direttamente o tramite avvocati a loro riconducibili". In cambio l’ex consigliere di Stato avrebbe ottenuto "utilità a contenuto economico consistenti", quasi 751 mila euro su un conto svizzero intestato a lui e che il 2 dicembre 2014 sono stati veicolati sui conti di una società di diritto maltese "riconducibile ad Amara e Calafiore". Quei ricorsi iguadavano alcune gae della Consip su due grossi filoni: l'affidamento del servizio luce e dei servizi connessi per le pubbliche amministrazioni e quello per la prestazione di servizi relativi alla gestione integrata della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro presso pubbliche amministrazioni. A proporre i ricorsi al Consiglio di Stato è stata la Exitone, da sola o con ad altre società, pe ottenee la sospensione o l'annullamento di precedenti decisioni del Tar.

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