BANDIERA ROSSA

Comunisti contro la falsa sinistra

Rizzo, l'ultimo marxista-leninista, alla sfida del voto. Presenti in 15 regioni e in tutte le aree industriali: "D'Alema e Bersani? Sono quelli che facevano le stesse cose di Renzi che poi li ha fatti fuori". Duello con il "fucsia" Airaudo


Anticapitalisti e operaisti, contro l’Unione Europea e per la socializzazione della ricchezza. In altre parole, comunisti. Ma di quelli con la “C” maiuscola, senza distinguo o abiure, quelli che nel simbolo hanno ancora con fierezza la falce e il martello, che per i cento anni della Rivoluzione Sovietica vanno in pellegrinaggio a Leningrado, e pazienza se intanto è diventata San Pietroburgo. Son quelli là, quelli tra storia e realtà, tra mito e modernità: con le campagne sponsorizzate su facebook in cui postano il loro omaggio alla tomba di Antonio Gramsci.

Ci sarà anche il Partito Comunista alle prossime elezioni politiche. “Abbiamo raccolto le firme nell’80 per cento dei collegi italiani” esultava il leader Marco Rizzo, ex capogruppo dei Comunisti Italiani nella seconda repubblica, quando la formazione di Armando Cossutta e Oliviero Diliberto sosteneva il centrosinistra di Romano Prodi. Erano al fianco di Massimo D’Alema quando l’allora premier decise di bombardare il Kosovo, leali al punto che finirono proprio loro, i comunisti, nel mirino di centri sociali e frange estreme della sinistra al coro di “Rizzo pelato servo della Nato”. Altri tempi, altra epoca. Ormai da anni l’ex capogruppo a Montecitorio si è posto alla guida di una pattuglia di irriducibili, pronti a offrire una rappresentanza a chi ancora aspetta la rivoluzione del proletariato, mentre la Cina inonda di chincaglierie il mercato globale. Loro restano fedeli alla linea.

“Siamo presenti in quindici regioni, in tutte le aree industriali d’Italia” dice Rizzo, che è candidato nella sua Torino, in Emilia – “la terra della mia mamma” - e a Firenze. La sua campagna elettorale è un tour che domani lo porterà a Cagliari, poi di nuovo nel capoluogo piemontese, Alessandria, Novara, Bologna. La prossima settimana sarà la volta del Sud Italia: da Roma a Palermo in nave, “poi i compagni di Palermo mi portano a Catania, quelli di Catania a Messina” e così su fino a Napoli, attraverso Reggio Calabria, Cosenza, Avellino. Lui lo chiama “effetto liana”. 

Una lunga carriera politica iniziata negli anni Ottanta quando venne eletto per la prima volta in Consiglio provinciale nelle liste del Pci e che l’ha portato a fare un pezzo di strada con molti degli attuali leader di varie sinistre. Era nel Pci torinese di Piero Fassino – “quello che dice abbiamo una banca” -, poi in Rifondazione Comunista con Fausto Bertinotti (“per andargli contro ci siamo alleati pure con Prodi”), paladino dell’operaismo assieme a Giorgio Airaudo, “l'esponente della sinistra fucsia”. È rimasto solo, Rizzo, ma al contrario di tanti single, lui davvero lo ha fatto per scelta. E a chi, come i promotori di Potere al Popolo, il rassemblement che rappattuma tutto il variegato mondo dell’estremismo, lo definisce uno "stalinista" replica con orgoglio: “Mio padre mi diceva sempre comunista e del Toro e io non ho cambiato bandiera”. Nel calcio – un passato da ultrà nella curva granata – come in politica: “Non sono mai stato eletto in una lista che non fosse comunista”. Gli altri invece “li ho trovati sparsi ovunque tanto che ormai per evitare confusione non dico più di essere di sinistra. Io sono comunista e basta”.

Parla di una sinistra che “ha tradito se stessa e i suoi elettori” e oggi “persegue i diritti civili, quelli borghesi della rivoluzione francese, mentre noi siamo per i diritti sociali della rivoluzione russa”. No al reddito di cittadinanza, sì al salario minimo orario, no all’assistenzialismo, sì al lavoro, “di cui ormai non parla nessuno”. Dopotutto “ve li vedete Grasso e Boldrini all’alba a volantinare alle porte di Mirafiori? Io ci vado, loro ne dubito”. Quanto a Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema, “sono quelli che hanno fatto ciò che oggi fa Renzi e gli fanno la guerra solo perché lui li ha fatti fuori”. Insomma anche Leu è “un inganno”. Non si pone obiettivi e non si fa illusioni Marco Rizzo alla vigilia di queste elezioni: “Noi non corriamo per entrare in Parlamento, noi lavoriamo per fare la rivoluzione comunista”.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    03:52 Giovedì 08 Febbraio 2018 moschettiere Si, ma

    Coerente si, certo, ma fuori dal tempo, dalla Storia e da ogni presente. Ama la parte dell'ultimo Samurai, ma credo che non sia giusto sbarcare il lunario (sulle spalle dei contribuenti) solo per il piacere personale di interprerare i fantasmi. Direte: non è il solo e neppure il peggiore... rispondo: purtroppo si!!

  2. avatar-4
    19:47 Mercoledì 07 Febbraio 2018 patty Molto più coerente Rizzo di tanti altri

    Gli riconosco una certa coerenza, ormai sempre più rara nel panorama politico.

  3. avatar-4
    00:41 Mercoledì 07 Febbraio 2018 Paladino E va bene

    E va bene, nel teatrino della politica italiana non poteva mancare la nota compagnia di avan spettacolo di Rizzo......

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