SOTTOVOTO

Camera (e Senato) con vista su piazza Castello

A destra come a sinistra la corsa al Parlamento è intrecciata con la successione di Chiamparino. Nel Pd tanti aspiranti governatori: Gariglio, Giorgis, Laus, Esposito. Ultima a scendere in campo l’assessora Pentenero, “sospettata” di inciuciare con LeU

Lo strabismo di Venere che fa guardare al voto del 4 marzo con un occhio rivolto alle elezioni regionali del prossimo anno in Piemonte dilaga in una sorta di pandemia bipartisan. L’ultima, in ordine di tempo, a presentarne sintomi inequivocabili, trovando conferma pure nel suoi stretto entourage (chiedere al primo cittadino di Cavagnolo, Andrea Gavazza) che ammette come la corsa al Parlamento nel collegio uninominale di Settimo-Chivasso, sia (anche) una prova generale per la lunga marcia verso la possibile successione di Sergio Chiamparino è proprio una delle sue assessore, per usare il plurale di quell’assessora cui, lei, Gianna Pentenero, si è in fretta adeguata. La titolare delle pesanti deleghe all’Istruzione e al Lavoro (congelate dal presidente per il periodo della campagna elettorale) nella squadra del Chiampa, finisce con l’ingrossare le fila dei futuri deputati che non nascondono il proposito di un biglietto di ritorno dalla Capitale (sempre nel caso che ci arrivino) per lasciare il fresco scanno parlamentare in cambio di quello da presidente della Regione.

Camera con vista su piazza Castello, vien da dire guardando al ramo del Parlamento per il quale i papabili aspiranti governatori (e governatrici) sono in corsa. Se nel centrodestra, dove resta ben piazzato seppure fuori dalla contesa parlamentare l’eurodeputato Alberto Cirio, è a Montecitorio che finirà l’aspirante governatrice di Forza Italia Claudia Porchietto, stessi banchi pur in diverso settore accoglieranno le terga blindate di Davide Gariglio il sui percorso verso la successione di Chiamparino potrebbe essere agevolato dal lavoro fatto nelle scorse settimane, piazzando parecchi suoi uomini e donne in posizioni di assai probabile se non certa elezione, e che ha garantito in qualche modo al segretario piemontese del Pd uno zoccolo più duro rispetto a prima. E se a ricevere il testimone, dopo averne ottenuto l’endorsement, di Chiamparino dovesse essere Andrea Giorgis, pure lui sta in un collegio, quello di Torino centro, per la Camera. Insomma, fatta eccezione per Stefano Esposito, che combatte per mantenere lo scranno a Palazzo Madama (e prepara la sfida per la leadership regionale del partito, allargando l’orizzonte fino alle stanze attualmente occupate dal “compagno Sergio”), e per il presidente di Palazzo Lascaris, Mauro Laus (che cerca l’incoronazione a “senatore di Torino”), è da Montecitorio che, appunto, si guarderà al 2019 in Piemonte.

Tanti sguardi. Quello della Pentenero, per qualcuno, forse è ancora un po’ (troppo) a sinistra nella geografia democrat. Ma l’essere orlandiana adesso potrebbe significare meno quando il Pd disegnato da Matteo Renzi nello schema parlamentare potrebbe rimescolare parecchio le carte e affievolire le connotazioni, come peraltro proprio nella corrente del Guardasigilli starebbe capitando con segnali più o meno chiari. Certo l’assessora è donna “progressista”, anche se il suo standing in questi anni di governo regionale è stato improntato sapientemente più sul piano amministrativa che non su quello squisitamente politico. Esercizio non facile, viste le materie di competenza. L’Istruzione l’ha portata ad essere invisa negli ambienti cattolici e moderati per via della sua linea sui buoni scuola che ha penalizzato non poco il mondo delle scuole paritarie. Sul Lavoro, altro dossier scottante affidatole da Chiamparino, pur riconoscendole impegno e dedizione nell’affrontare i tavoli di crisi in una regione martoriata come non mai da laceranti ristrutturazioni aziendali, le parti sociali lamentano un’azione eccessivamente emergenziale, frutto di una carenza di visione, quasi si limitasse a fare da notaio e stilare un periodico bollettino di guerra. Inoltre, l’esplicito feeling con la Cgil ha provocato una certa diffidenza da parte delle altre organizzazioni sindacali (e scarso gradimento in quelle datoriali).

Conquistare lo scranno non sarà facile. In quel collegio, insieme a Chivasso, dov’è nata 54 anni fa, c’è pure Settimo, feudo rosso dove ha regnato da sindaco Aldo Corgiat, nome di punta di Liberi e Uguali. Ma lui è candidato al Senato, mentre alla Camera contro “la Gianna” LeU ha messo in campo la giovane consigliera comunale di Settimo, Ilaria Romaniello. E tanto basta a chi vuole intravvedere una sorta di desistenza da parte degli ex compagni nei confronti della Pentenero. Se poi si aggiunge che Corgiat ha come suo diretto avversario, nel Pd, il garigliano Alberto Avetta, ecco che il complottismo di ritorno (con qualche fondamento, però) ci sta tutto. Le chance per vincere in volata sull’azzurro Carlo Giacometto, per la Pentenero stanno in quel grigio in cui una delle ultime simulazioni ha dipinto il collegio, proprio per definire l’incertezza dell’attribuzione.

Non le gioverà qualche veniale inciampo, datato o meno: come l’aver perso, sia pure per interposta persona le primarie per la candidatura a sindaco quando Claudia Buo, da lei sostenuta, ha dovuto cedere il passo a Claudio Castello, o l’aver flirtato in anni più lontani con l’Udc, forza politica che a Chivasso dovette fare i conti con l’ingombrante figura di Bruno Trunfio finito nell’inchiesta Minotauro e condannato a sette anni. Granelli di polvere in un ingranaggio elettorale rodato e alimentato in queste settimane da suoi pressanti interventi su alcune partite locali.

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