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ECONOMIA DOMESTICA

L’artigianato soffre e cambia pelle

La crisi riduce il numero delle imprese (-1336). In un anno chiudono i battenti oltre 9mila. Un settore che fatica a rispondere all'evoluzione del mercato. Particolarmente grave la situazione degli edili

Ancora critico il 2017 per il tessuto artigiano piemontese che con le sue 119mila imprese rappresenta circa il 28 per cento del totale delle aziende della regione: lo scorso  anno, secondo i dati raccolti da Unioncamere Piemonte, ha perso oltre 9mila imprese. Dalla rilevazione emerge, infatti, che mentre le imprese piemontesi hanno registrato complessivamente, nel periodo gennaio-dicembre 2017, un tasso di crescita lievemente negativo (-0,22%), il comparto artigiano ha evidenziato una flessione più importante della propria base imprenditoriale (-1,09%).

In particolare, quelle nate sono state 8.013 e al netto delle 9.349 cessazioni il saldo è  negativo per 1.336 unità. “Il tessuto artigiano piemontese continua a soffrire, mostrando fragilità in tutti i territori provinciali e nei tradizionali settori produttivi - sottolinea Ferruccio Dardanello, presidente Unioncamere Piemonte - le imprese artigiane sono tipicamente di piccole dimensioni e poco strutturate, e hanno quindi più bisogno di servizi di accompagnamento all'imprenditorialità. Sburocratizzazione e innovazione sono gli strumenti, primi fra tutti, per dare fiducia alle imprese artigiane e permettere loro di crescere e competere”.

A livello settoriale il primo comparto per numerosità di imprese artigiane si conferma, anche nel 2017, quello edile, con il 41,8% delle realtà imprenditoriali. Questo settore registra nuovamente un dato pesantemente negativo (-1,78%), sebbene migliore rispetto a quello evidenziato nel 2016 (-2,19%). L’industria in senso stretto, con il 22,1% delle imprese artigiane della regione, mostra un tasso di variazione annuo dello stock pari a -1,54% (in linea con l’anno precedente), seguita dal turismo (-1,34%). Le altre realtà artigiane realizzano, invece, risultati positivi, seppur debolmente: gli altri servizi registrano un tasso di crescita pari al +0,08%, migliori i dati del commercio (+0,25%) e dell’agricoltura che, a differenza di quanto avvenuto nel 2016, segna una crescita del +1,84%.

A livello territoriale, la distribuzione delle imprese artigiane è analoga a quella del tessuto imprenditoriale nel suo complesso. Un’impresa artigiana su due ha sede, infatti, nel capoluogo regionale. A Cuneo si concentra il 14,9% delle realtà; seguono Alessandria (con il 9,4%) e Novara (con una quota parti al 7,9%). Le altre province evidenziano quote inferiori o pari al 5%.
Nel 2017, le criticità maggiori si sono riscontrate a Alessandria (-2,14%) e Biella (-1,96%). Flessioni più intense della media regionale caratterizzano anche Vercelli (-1,45%). Registrano un dato migliore di quello piemontese, ma pur sempre negativo, le altre realtà provinciali: Torino -1,04%, Verbania -0,99%, Cuneo -0,88%, Asti -0,66% e Novara -0,25%.

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