Forza Italia
SOTTOVOTO

Forza Italia teme il sorpasso

Competizione interna al centrodestra per conquistare il primato. Molinari (Lega): "Anche in Piemonte siamo in testa". Appello del coordinatore azzurro Pichetto: "Votate il nostro simbolo". Alleati ai margini della coalizione

Torna, quarant’anni dopo, la paura del sorpasso. Solo che mentre in quel giugno del 1976 fu lo storico partito di governo, la Dc, a temere di essere superato dalla parimenti storica forza di opposizione, il Pci, oggi è Forza Italia a guardare nello specchietto retrovisore indirizzando lo sguardo preoccupato su un Carroccio in costante avvicinamento. Due veicoli della stessa carovana: questa la dirimente differenza rispetto al sorpasso consegnato alla storia della politica. Di più, ad agitare i sonni di Silvio Berlusconi, oltre all’immagine di una Lega che vincendo la sfida del voto potrebbe (e come va ripetendo Matteo Salvini, lo farà) pretendere di indicare il premier, ce n’è un’altra: quella di una débâcle del Partito democratico.

Superato da un Carroccio ormai nazionale (e nazionalista) e privato dell’eventualità di poter contare su un Pd ancora in forze, il Cav. sarebbe costretto a veder sparire un’ipotesi di Governo – formalmente negata, ma che resta sul tavolo – in cambio di sorci verdi, offerti ton sur ton dal suo principale alleato, ma anche principale avversario. Perché la guerra, dichiarata, tra i due è e sarà all’ultimo voto. A fare la differenza, ovviamente, quelle regioni dove la Lega anche se ormai senza più il Nord nel simbolo conserva le sue roccaforti.

Come in Piemonte, dove lo stato maggiore del Carroccio, a partire dal segretario-candidato con posto certo a Montecitorio, Riccardo Molinari si dice convinto che le urne del 4 marzo attribuiranno al suo partito il primato dei consensi nell’ambito della coalizione. L’aver vinto nelle ultime due tornate amministrative in una serie di comuni, conquistando la guida di più di un capoluogo di provincia fa dire a Molinari che “la Lega in Piemonte è davanti a Forza Italia e prenderà certamente più voti”.

Tesi che trova la pronta e scontata replica a distanza da parte del coordinatore regionale azzurro Gilberto Pichetto (pure lui candidato con scranno certo al Senato) il quale forte dei dati nazionali in qualche modo li applica con opportuni aggiustamenti nei confini piemontesi per sostenere che “anche in Piemonte Forza Italia prenderà più voti della Lega”. Dichiarazioni dell’uno e dell’altro che farebbero impallidire monsieur De Lapalisse, ma dietro c’è altro.

Il timore azzurro di vedere una regione troppo tinta di verde, innanzitutto. Con le conseguenze che le reazioni ad Arcore, di fronte a un simile scenario, potrebbero produrre. Sul fronte opposto la baldanza giustificata da un forte presidio territoriale in gran parte del Piemonte si scontra con l’atavica debolezza della Lega nel capoluogo: se si eccettua la parentesi della Lega delle origini che aveva avuto in Gipo Farassino la sua epoca di un certo fulgore anche a Torino, per il resto sotto la Mole il Carroccio non ha mai riscosso i successi sperati. È anche per questo che l’intendenza leghista per Torino punta molto sul voto “meramente politico” e sui messaggi di Salvini, più che sull’effetto trainante del movimento a livello territoriale, come invece accade nel resto della regione, dove con una spartizione alla pari dei collegi con un bilanciamento tra Camera e Senato in teoria dovrebbe rispecchiare l’effettiva geografia del voto azzurro e di quello verde.

Non è un caso che proprio per misurarsi, i due partiti abbiano concordato di uniformare entrambi il messaggio da rivolgere agli elettori: non votate il candidato del collegio, ma tracciate il segno solo sul contrassegno del partito, ovvero “Vota Forza Italia” dice Pichetto chiedendo i voti per sé, così come dice “vota il simbolo della Lega” Molinari, e via così candidato per candidato. Il ragionamento è semplice: concentrare il voto sul partito, che intanto al candidato all’uninominale finirà comunque, ma senza essere spartito tra le forze della coalizione nel caso si tracci il segno sul nome dell’aspirante onorevole o senatore.

Non faranno salti di gioia gli altri alleati, dalla quarta gamba centrista di Noi con l’Italia-Udc ai Fratelli d’Italia il cui voto – viste le posizioni di Salvini e Meloni – potrebbe erodere qualcosa proprio dalle parti del Carroccio. Il cui leader ancora l’altro giorno diceva: “Sento che la Lega scavalcherà Forza Italia, poi saranno gli italiani che faranno l’unico vero sondaggio, le elezioni. A me basta lo 0,1% di più di FI, significa che la nostra concretezza e coerenza viene premiata”. E se fino ad ora i sondaggi danno gli azzurri davanti all’alleato, sia pure di pochi punti, ci sono segnali di una riduzione della forbice. A preoccupare Berlusconi, poi, c’è il fatto che la Lega è sempre stata sottostimata nelle intenzioni di voto, al contrario di Forza Italia. E se una recentissima rilevazione di Alessandra Ghisleri dà il centrodestra al 34,7% contro il 27,9 del centrosinistra (Pd da solo al 24%) e il M5s al 31,4 (report pubblicato oggi dal Corriere Adriatico), sono i dati relativi alle regioni del Nord ad impensierire Forza Italia: in Veneto da Lega viene data addirittura al triplo dei berluscones. Senza arrivare a queste proporzioni il Piemonte resta pur sempre un territorio dove i sondaggi disegnano per il centrodestra un’autostrada per il Parlamento. Sulla cui carreggiata, però, Forza Italia dovrà faticare per evitare di subire il sorpasso.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    08:15 Martedì 13 Febbraio 2018 Veritas2015 Tale padre tale figlio

    Molinari le spara a muzzo o le studia a tavolino?

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