Forza Italia

Che Marx ce la mandi buona

Esisteva una volta la lista “Torino in Comune”. Nata intorno alla candidatura di Giorgio Airaudo a sindaco di Torino, la compagine elettorale riuniva sotto la stessa bandiera entità politiche quali Sel e Rifondazione Comunista.

Il laboratorio che si inaugurava nella Sinistra torinese guardava anche al resto d’Italia, dove in molte città capoluogo venivano presentate liste che avevano a riferimento il modello proposto dall’ex sindacalista Fiom subalpino, a partire dal nome distintivo del gruppo elettorale stesso. Un tentativo, l’ennesimo negli ultimi anni, di riunire sotto un solo simbolo tutte le anime della Sinistra: una nuova aggregazione che si proponeva lo scopo di fare opposizione ma nel caso anche di governare, a prescindere dalle scelte del Pd in tema di alleanze.

Sarebbe stato un percorso logico, oltre che naturale, sviluppare l’esperienza di “Torino in Comune” in una visione diretta alle politiche, ossia ripartire da Sinistra presentando un simbolo che ne fosse la sintesi, una sorta di “Italia in comune”: cosa purtroppo mai avvenuta.

La proposta del candidato sindaco Airaudo non è arrivata oltre il 3% dei consensi, pur avendo un potenziale di voto valutabile oltre il 6% guardando alla tornata amministrativa del 2011. Malgrado il calo continuo di preferenze elettorali, la galassia nata dopo l’implosione del Pci ha ritenuto utile e giusto dividersi ancora. Dopo numerose riunioni, chiamate a raccolta, assemblee, appelli di intellettuali (quali Falcone e Montanari), buoni propositi, ecco i simpatizzanti della gauche correre verso il 4 marzo a briglie sciolte, non riuscendo ad individuare la proposta da votare tra le innumerevoli presenti sul cartellone posto davanti ai seggi di zona.

Ognuna delle liste a Sinistra è frutto di una propria storia e di un orgoglio non barattabile, ma cosa le distingue tutte inequivocabilmente è un’assoluta incapacità nel fare sintesi, ottenendo al contempo delle adeguate garanzie da chi si propone quale alternativa di governo. Il riferimento è senza dubbio alla nuova compagine guidata dal Presidente del Senato.

Liberi e Uguali, che indica Grasso quale premier, si presenta come una formazione “impettita” intrisa di voglia di “emergere” da parte di molti suoi candidati mentre Potere al Popolo appare come un gruppo sanguigno (quasi rustico), impegnato anima e corpo a dimostrare la sua assoluta purezza: la riproposizione di uno slogan degli anni ’70 alla base elettorale, quale nome del neo raggruppamento, ne è la dimostrazione lampante.

Le liste bloccate e la scelta dei candidati, avvenuta sovente in stanze segrete, inficia qualsiasi afflato da parte di un elettorato sempre più smarrito. Neppure il richiamo che alcuni fanno nei confronti della falce e del martello, unite dal sostantivo “Comunista”, smuove più gli animi. Il labirinto di moderne e vecchie denominazioni, nonché di simboli più o meno innovativi, ha la sola capacità di deprimere anche lo zoccolo duro dei militanti storici, quanto coerenti, lasciando una miriade di compagni con lo sguardo perso nel nulla.

Nel frattempo, con la Sinistra che sogna percentuali da favola, avanza l’ipotesi più realistica di un Parlamento in camicia verde-nera e nessuno in aula capace di contrastare le tendenze ideologiche neofasciste serpeggianti tra i banchi di Camera e Senato (notare come del Pd io non faccia alcun cenno trattando in questa sede il tema della “Sinistra”).

L’azione del giovane nazi fascista che a Macerata ha usato i senegalesi quali bersagli della sua pistola automatica, vera e propria mattanza poiché di questo trattasi, presenta molti aspetti terrificanti, compreso il consenso popolare nei confronti dell’autore del pogrom razzista. La stessa paura che il Sindaco marchigiano ha espresso ripetutamente ai media, sino a diventare un mantra ad uso giornalistico, ha aspetti tenebrosi poiché non maturata in seguito al gesto violento di un suo concittadino, ma generata esclusivamente dalla manifestazione antifascista organizzata a caldo dopo i fatti di sangue.

Il primo cittadino di Macerata ha indotto i negozi a scegliere la serrata ed ha chiuso le scuole poiché pericolosi antifascisti stavano calando su Macerata, ma a quanto pare non lo ha turbato minimamente la comparsa di alcuni striscioni in strada che rendevano onore allo stragista dalla svastica tatuata in fronte.

Negli anni Venti l’ascesa dei fasci da combattimento venne contrastata da un fronte popolare (davvero tale) composto da operai, arditi del popolo (ex combattenti), lavoratori agricoli: una resistenza pagata a caro prezzo seppur terreno fertile per la futura lotta di Liberazione. Oggi al contrario la via che porta a Roma i nuovi fez neri sembra spianata e, quel che è peggio, incontrastata a livello culturale. L’egemonia culturale infatti è in mano alla Destra più becera, mentre la Sinistra dagli anni 80 arretra anche sotto questo punto di vista.

La confusione è grande sotto il cielo del “Sol dell’avvenire”. Il disorientamento e la rassegnazione non risparmiano più nessuno e le piazze (che si riempiono sempre più raramente) ne sono la prova lampante. Per quanto mi riguarda ho amici stimati che ritrovo candidati in molte liste (Vitale e Dosio in Potere al Popolo, Airaudo in Liberi e Uguali, Sasso nel Movimento 5 Stelle, per citarne alcuni) ma nessuno dei progetti politici in competizione elettorale mi convince pienamente: il vero cambiamento del sistema, attualmente, non è neppure allo stato utopistico.

Abbiamo da passare la nottata, che Marx ce la mandi buona.
 

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