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POLITICA & SANITA'

Sanità, corsa al rinnovo dei vertici

Partito l'iter per la nomina dei direttori delle aziende sanitarie e ospedaliere del Piemonte. Nella rosa esclusi i manager che hanno raggiunto l'età della pensione. Ma alcuni potrebbero restare in sella come "commissari". Il destino dei Moirano boy

Per ora si sa solo chi, tra gli attuali direttori generali delle aziende sanitarie e ospedaliere del Piemonte, non sarà riconfermato alla fine di aprile data di scadenza dei contratti. Per raggiunti limiti di età dovranno lasciare definitivamente le loro poltrone Francesco Magni dell’Asl Cuneo 1, Giovanni Baraldi dell’Azienda sanitaria ospedaliera di Alessandria e Giovanni Caruso dell’Asl del Verbano-Cusio Ossola, mentre Adriano Giacoletto dell’Asl Novara non ha presentato la candidatura e Franco Ripa dell’Azienda ospedaliera universitaria San Luigi Gonzaga di Orbassano non è in possesso di uno dei requisiti previsti dalla nuova normativa. Ha superato il limite di età fissato dalla legge Madia anche l’attuale commissario della Città della Salute Gian Paolo Zanetta, per il quale un rinnovo dell’incarico rimarrebbe possibile proprio in virtù della particolare figura commissariale che non sottostà al vincolo anagrafico.

Totonomine del tutto aperto, invece, per gli altri attuali direttori generali. L’assessore alla Sanità Antonio Saitta ha già fatto sapere che, dopo la pubblicazione ieri dell’elenco nazionale degli aspiranti vertici di Asl e Aso, intende arrivare con debito anticipo alla definizione dei futuri direttori, considerando appunto che gli attuali scadranno il 30 aprile prossimo. Per questa ragione stamane la Giunta regionale ha deliberato l'avviso pubblico di selezione. Alla quale potranno partecipare tutti coloro che sono compresi nel già citato elenco nazionale: 758 aspiranti di cui 209 donne per un totale di circa 250 posti in tutto il Paese. «Con la formazione del primo elenco nazionale di idonei alla nomina di direttore generale degli enti del Servizio sanitario nazionale – ha detto il ministro Beatrice Lorenzin – si realizza una riforma epocale che ha l’obiettivo di riequilibrare i rapporti tra il vertice politico regionale e la governance delle aziende sanitarie, al fine di slegare, in particolare, la nomina dei direttori generali dalla “fiducia politica” per agganciarla a una valutazione di profilo esclusivamente tecnico». La Lorenzin ha inoltre rimarcato il fatto che «sarà prevista la decadenza dall’incarico per i direttori che entro 24 mesi non abbiano raggiunto gli obiettivi».

Insomma, iter avviato in Piemonte dove i candidati a dirigere le aziende sanitarie (o, in molti casi a continuare a farlo) potranno presentare le domande che verranno poi esaminate da una commissione di esperti, nominata dal presidente della Regione e composta, come peraltro già avvenuto nel 2015, da tre componenti esterni, indicati da qualificate istituzioni scientifiche indipendenti, dall’Agenas (Agenzia nazionale servizi sanitari) e dalla stessa Regione. Alla commissione spetterà, tuttavia, comporre delle rose di candidature, mentre la scelta definitiva del manager e la sua collocazione toccherà sempre alla Giunta, o più realisticamente all’assessorato di corso Regina. Prendendo per buone le ripetute rassicurazioni di tenere la politica al di fuori e a debita distanza delle scelte dei nuovi manager della sanità piemontese, resterà da vedere quanto peseranno i risultati – positivi o negativi – degli attuali vertici, incominciando dai bilanci spesso negativi come attestato dai dati provvisori, ma anche osservando il livello di prestazioni fornite con, in primis, le liste di attesa.

Occhi puntati, ovviamente, anche sulla nutrita schiera dei Moirano boy e girls che avevano contraddistinto l’ultima tornata di nomine dietro alla quale si era stagliata ben delineata la figura dell’allora direttore regionale della Sanità, il ligure Fulvio Moirano, da molti indicato, seppure dalla Sardegna dove dirige l’Asl unica isolana, ancora come in qualche modo “attento” alle vicende sanitarie della sua regione di adozione. Tra gli interrogativi, oltre a quello che riguarda la (probabile) riconferma di Zanetta alla Città della Salute, potrebbe esserci anche quello che riguarda l’Aso e l’Asl di Alessandria per le quali una delibera della Giunta ha indicato il primo gennaio 2019 come data per la loro fusione in una sola azienda. L’attuale numero uno dell’Aso, Giovanna Baraldi, non può più essere nominata, mentre nell’elenco figura il suo omologo dell’Asl Alberto Gentili. Come procederà la Giunta? Nominerà due direttori con l’eventualità di doverne lasciare a casa uno dopo poco più di un anno, oppure procederà sulla strada del commissariamento? Se quest’ultima ipotesi dovesse concretizzarsi anche la Baraldi (una dei manager legati a Moirano), data ormai sulla soglia d’uscita, potrebbe rientrare dalla finestra.
 
 

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4 Commenti

  1. avatar-4
    11:01 Mercoledì 14 Febbraio 2018 fatti requisiti

    curiosa la vicenda del corso della regione per direttori generali, non ritenuto valido per l'inclusione negli elenchi... ha tagliato le gambe a un bel po' di piemontesi...

  2. avatar-4
    07:21 Mercoledì 14 Febbraio 2018 tandem Niente di nuovo

    Un elenco nazionale spartito tra partiti, ecco il risultato di una operazione di imbellettamento della solita schifezza. Speriamo solamente che Moirano finisca di distruggere la sanità sarda e non ritorni in Piemonte a fare altri danni, dove bastano già i suoi amici...

  3. avatar-4
    23:20 Martedì 13 Febbraio 2018 Paladino Rinnovo? Da ridere....

    Ma quali rinnovi, è il solito balletto dei soliti. In ogni caso sarebbero da cacciare tutti i Moirano boys che, da Alberti alla Baraldi, hanno dato pessima prova. Abbiamo sufficienti incapaci raccomandati nostrani, non era il caso di importarne da altre regioni. ....

  4. avatar-4
    15:52 Martedì 13 Febbraio 2018 Pacioc Come al solito..

    ...si muoveranno raccomadazioni, poteri e poterucoli, sponsorizzazioni, ecc. Il curricula e le competenze vere degli aspiranti saranno i fattori che conteranno meno. In clima pre-elettorale poi, magari un inciucino già con l'occhio al 2019, perchè no? Lo spettacolo a cui abbiamo assistito osservando le capacità dei direttori in carica e il conseguente andamento complessivo della sanità regionale, non consente di essere ottimisti. Già nella tornata precedente, erano preferibili almeno 5 o 6 soggetti diversi e migliori a quelli poi nominati. Speriamo il buon Fulvio, se ne stia cheto in Sardegna ma, ne dubito.

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