LAVORO & OCCUPAZIONE

Embraco prende tempo (e pure per i fondelli)

In barba alle minacce del ministro Calenda la multinazionale rinvia il confronto sui licenziamenti. Pressing sull'Unione europea: "controlli sugli aiuti della Slovacchia verso imprese che delocalizzano". Critici i sindacati: "Il governo fa la voce grossa ma non sa che fare"

È stato rinviato il tavolo previsto per domani al ministero dello Sviluppo Economico tra il ministro Carlo Calenda, l’Embraco e i sindacati. L’azienda del gruppo Whirlpool aveva chiesto nel corso della riunione presso la prefettura di Torino di giovedì scorso una settimana di tempo per valutare la possibilità di sospendere i quasi 500 licenziamenti dello stabilimento di Riva di Chieri e ricorrere alla cassa integrazione consentendo così di avviare processi di reindustrializzazione dell’area. «Il rinvio dell’incontro è una pessima e preoccupante notizia, soprattutto per i lavoratori. Al momento l’iniziativa del Governo non ha prodotto risultati concreti e il tempo stringe», commenta Federico Bellono, segretario della Fiom torinese che parla di «comportamento inqualificabile dell’azienda che vuole solo disimpegnarsi da qualsiasi obbligo». Proprio per incalzare la multinazionale Calenda ha scritto alla commissaria Ue alla concorrenza Margrethe Vestager per chiedere che sulla vicenda monitori «le politiche fiscali e di incentivi diretti» del governo della Slovacchia per «accertarsi» che rispettino le regole Ue sugli aiuti di Stato. Una lettera con cui si vuole «attirare l’attenzione» sui «ripetuti fenomeni di delocalizzazione» di aziende dall’Italia verso Bratislava. «Non è possibile - afferma il ministro - che i Paesi dell’Est, che beneficiano di tantissimi supporti dal punto di vista dei fondi Ue, non si riconoscano in nessuna delle responsabilità che l’Europa impone e facciano una politica chiarissima di dumping fiscale e sociale per attrarre manifattura dai nostri paesi. Questo è inaccettabile. Sono letteralmente basito dal comportamento di questa multinazionale, una vicenda indecorosa». 

L’incontro - secondo quanto riferiscono i sindacati - è stato rinviato a lunedì 19 febbraio. «Il fatto che l’azienda chieda altro tempo è un fatto molto negativo - osserva Dario Basso, segretario generale della Uilm torinese - perché la strada indicata dal Governo e concordata con le organizzazioni sindacali è chiara e prevede il ritiro dei licenziamenti e l’attivazione degli ammortizzatori sociali. È evidente che aumenta l’incertezza sul futuro dei lavoratori, che tra 40 giorni saranno licenziati. L’azienda, ancora una volta, si dimostra sprezzante nei confronti dell’Italia e non bada alle pesanti ripercussioni sociali del suo operato». «Purtroppo quello che sospettavamo è successo - aggiunge Claudio Chiarle, segretario Fim Torino - la “voce grossa” fatta da Calenda davanti alla Prefettura di Torino era più un modo per uscirne senza avere nulla in mano di fronte all’irrigidimento dell’azienda. Ci auguriamo che sia un rinvio tecnico, utile per portare buone notizie al tavolo sindacale con il ritiro delle procedure di licenziamento, l’avvio della cassa integrazione e un Piano Industriale dell’azienda che non trascuri nessuna possibilità per tutelare l’occupazione. Inoltre auspichiamo che anche il ministro Calenda trasformi in proposte concrete i suoi impegni per tutelare i lavoratori Embraco».

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1 Commenti

  1. avatar-4
    09:33 Venerdì 16 Febbraio 2018 moschettiere Domanda

    Ma un'aziena - nel rispetto delle norme - ha ancora il diritto di avere una propria strategia industriale e dunque assumere decisioni per sè, o deve essere in balia di sindacati, norme non scritte di ministri, vescovi e quant'altro? Comprendo la difficoltà dei lavoratori (peraltro oggi ipertutelati) ma la libertà (ripeto, nel rispetto delle leggi) è un concetto a senso unico?

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