Forza Italia
DISCORDIA ISTITUZIONALE

Chiamparino irritato: “Appendino, ora basta giravolte e scaricabarile” 

L'ennesimo voltafaccia della sindaca su Tne fa infuriare il governatore. "Non può sempre scaricare sulla Regione le grane che non è in grado di risolvere con la sua maggioranza". Questa volta il Chiappendino pare proprio sepolto

Il Chiappendino non esiste più. Cancellato da quella che nell’inner circle del presidente della Regione riferiscono, senza indulgere in esagerazioni, come “una forte irritazione” di Sergio Chiamparino nei confronti di Chiara Appendino, metà dell’ircocervo politico nato appena dopo l’elezione a sindaca della giovane grillina e cresciuto per mesi, quasi due anni, tra perplessità crescenti sulla sponda democratica e un rapidissimo quanto opportunistico adeguamento di parte dell’establishment della città. Quella che chi è vicino al governatore spiega come una sorta di inevitabile presa di coscienza della reale personalità politica della prima cittadina e la conseguente non passeggera irritazione nei suoi confronti non salva neppure l’immagine istituzionale cui, in epoca di profondo feeling, i due avevano cercato di dare dell’intesa istituzionale. Lontani anni luce i giorni in cui Chiara e Sergio, in quel di Assisi, scherzando si chiamavano reciprocamente Chiappendino e Chiappendina.

La faccenda oggi è molto più seria. Non si tratta, va detto, di una separazione consensuale, né che voleranno stracci o piatti. Ma nulla ormai è e sarà come prima. Un problema, questo, per la sindaca che tra le mille grane che certo non ha mostrato di saper affrontare, gestire e, figuriamoci, risolvere, dovrà anche mettere in conto –  da qui al 2019, quando il Chiampa lascerà piazza Castello – un rapporto limitato d’ora in poi al mero protocollo istituzionale. Forse nelle settimane a venire la prima cittadina potrà meditare sul suo comportamento e scoprire (semmai avesse origine involontaria, peraltro assai poco credibile) quel che Chiamparino, forse un po’ tardivamente, ha avuto chiaro davanti a sé. Potrà la sindaca, se ancora non lo ha fatto, comprendere come gli impegni, senza arrivare alle promesse solenni, anche in politica e ancor più nel rapporto tra due istituzioni non possano essere disattesi cambiando verso da un giorno all’altro come fa Luigi Di Maio sull’uscita dall’euro, che una decisione annunciata non è annullabile come fosse un bonifico?

Certo, anche il presidente della Regione non può essere manlevato dalla responsabilità di aver forse ecceduto nell’interpretare da co-protagonista la concordia istituzionale e il superamento di differenti posizioni politiche in nome di interessi superiori e della collettività. Ma la buona fede resta un’attenuante di peso, talvolta sufficiente per l’assoluzione. Forse troppa la disponibilità, da parte del governatore, su dossier e questioni che, oggi, rivisti sotto una luce diversa non possono che corroborare quel giudizio per nulla positivo, né accondiscendente come un tempo sulla linea (se così si può definire) tenuta dall’inquilina di Palazzo di Città. La quale, quando non immaginava neppur lontanamente la reazione che si palesa oggi, ha più di una volta – come riferiscono in maniera pressoché testuale ambienti vicini al governatore – “scaricato le contraddizioni interne alla sua maggioranza” sulla Regione. Tutte le grane sono state rimpallate chiamando in causa piazza Castello.

È capitato per il Salone del Libro, così come per i guai dei musei civici, questioni dove spesso la sindaca ha mandato avanti i suoi assessori, come fossero pesci pilota mentre lei si accomodava sempre più nel classico barile. Il clima dell’ormai fu Chiappendino si è raffreddato in maniera decisa sull’altra vicenda cruciale che ha coinvolto Regione e Comune, il salvataggio di Gtt, in cui come si è sfogato con gli intimi il Chiampa “ha fatto perdere mesi di tempo”. L’ultimo caso riguarda il futuro di Tne. La ferma intenzione della sindaca di non mettere sul piatto 500mila euro per ricapitalizzare la partecipata, nata per la riconversione delle ex aree Fiat di Collegno e Mirafiori, a fronte della disponibilità della Regione di aprire i cordoni della borsa per 2 milioni, pare sia l’opposto dell’impegno manifestato proprio dalla Appendino a Chiamparino. I due ne avevano parlato alle Ogr, a margine del convegno su Industria 4.0, mentre sul palco si alternavano il premier Gentiloni e i ministri Calenda e Padoan. In platea, il governatore aveva anticipato alla sindaca le misure che di lì a poco sarebbero state assunte dalla giunta, ricevendone una sostanziale condivisione. Qualche giorno dopo l’ennesimo voltafaccia, con il povero assessore comunale Sergio Rolando costretto a comunicare via giornale il dietrofront. Ancora una giravolta, pure in questa occasione delegata all’assessore di turno, ché il barile è sempre lì, accogliente e pronto.

Il rischio di annegare in un brodo che la sindaca provvede ad allungare come ha fatto con Gtt è alto. Non solo per Chiamparino a livello personale, ma per la Regione che egli governa e per un’economia che non può permettersi, oggi men che mai, nascondimenti, scaricabarile o mosse da anguilla. La “forte irritazione” del governatore pare, quindi più che motivata. Così come non si osa troppo nel dare credito a chi traduce quello stato d’animo declinato in senso politico, con un più diretto e sanguigno “adesso basta”.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    09:26 Giovedì 15 Febbraio 2018 moschettiere Vizietto

    5S pare soffrano del vizietto dell'annullo di decisioni prese. Il che li rende - per essere molto benevoli - ben poco affidabili. Chiamparino ha fatto madornali errori di valutazione politica nel sostenere Appendina, errori che hanno danneggiato la città ed anche indebolito la compagine PD. Strategia e intuizione politica zero, da rimandare a Settembre... anzi no, a Marzo!

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