Il tramonto dell’Ulivo

Romano Prodi, il cosiddetto “padre fondatore” dell’Ulivo, annuncia di votare “Insieme”, una lista fatta da socialisti, Verdi e dal suo vecchio amico e collaboratore Santagata. Walter Veltroni, altro padre fondatore del Pd, lancia generici appelli all’unità e, come da copione, nei prossimi giorni ne lancerà un altro a favore del Pd. Forse, e con il suo stile inconfondibile, senza citare l’attuale capo del partito. Bersani e D’Alema, altri padri fondatori dell’Ulivo e del Pd, hanno fondato Liberi e Uguali distinti e distanti dal Pd. Rutelli sta con Gentiloni, la Bindi con se stessa e altri padri fondatori della mia area culturale, quella cattolica democratica e popolare, o si sono ritirati o non si pronunciano più. Di Fassino è inutile parlarne perché essendo un incallito fan di Renzi e del renzIsmo, ripete e condivide tutto ciò che predica e pratica l'indiscutibile capo del partito. Moltissimi altri padri fondatori del Pd e dell’Ulivo si sono allontanati o non sono più attivi politicamente oppure semplicemente sono andati in pensione.

Ho voluto fare questa rapida, e ovviamente incompleta, carrellata di nomi per arrivare ad una banale conclusione: l’Ulivo è definitivamente tramontato. Chiuso. Archiviato. Storicizzato. Chi ne parla, parla di una stagione del tutto irripetibile e non lontanamente paragonabile a quella che stiamo vivendo in questo momento. E cioè, un centrosinistra frammentato e liquidato dallo stesso Renzi per molto tempo. Al riguardo, è sufficiente gettare lo sguardo alla mini coalizione che ha messo in campo in fretta e furia per rendersene conto. In secondo luogo il Pd renziano ha sostenuto, e sostiene tuttora –  anche se adesso i sondaggi del Pd lo sconsigliano vivamente – la “vocazione maggioritaria” del suo Pd, il cosiddetto “PdR”, per dirla con Ilvo Diamanti. In terzo luogo, il campo del centrosinistra è diviso non solo dai personalismi, che in politica esistono dalla notte dei tempi, ma da concrete scelte politiche. Dai diritti sociali alle politiche del lavoro, dal riconoscimento dei corpi intermedi al campo delle riforme istituzionali e della democrazia, dalla concezione del partito alla selezione dei gruppi dirigenti.

Insomma, parlare oggi dell’Ulivo o dell’unità del centro sinistra è una pia illusione. Se non una aperta ipocrisia. E, al di là dei predicatori – ed ipocriti – quotidiani dell’unità di questo campo politico, è abbastanza naturale che i sondaggi confermino questa caduta di consensi e di credibilità. Per ricominciare a parlare di Ulivo, di centrosinistra, di campo progressista e di unità di questa parte politica, forse occorrerà aspettare la prevedibile “batosta” elettorale del prossimo 4 marzo. Salvo che i cittadini italiani sovvertano in questi ultimi giorni di campagna elettorale i pronostici di tutti gli istituti di sondaggio italiani ed esteri sugli equilibri politici nel nostro paese.

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