Pensione in tarda età

I conti dall’Inps e quelli più in generale dello Stato italiano sono ben noti e questo comporta il dover andare in pensione sempre più tardi: gli sprechi del passato saranno pagati dalle nuove generazioni. Se non interviene un cambiamento epocale la realtà è questa. Per indorare la pillola viene raccontato che la vita si è allungata, che le condizioni di lavoro sono migliorate che un sessantenne di oggi è come cinquantenne di ieri e così via. Tutto vero e giusto, ma è evidente che con l’avanzare degli anni l’uomo va incontro in ogni caso a un decadimento e che i lavori non sono tutti uguali. La legge sui lavori usuranti ha una motivazione, anche se l’applicazione risente di un’impostazione novecentesca del lavoro considerando solo alcuni lavori e se fatti da dipendente e non da imprenditore, come se il peso di un mattone è diverso se sollevato da un dipendente o da una partita Iva. Oltre a ciò, manca la conoscenza del mondo del lavoro attuale. Per esempio, consideriamo gli informatici, il classico lavoro d’ufficio. Non tutti sanno che una parte di questi lavoratori d’ufficio deve garantire il funzionamento sulle 24 ore di apparati piuttosto complessi e di conseguenza fanno i turni. Non solo, ma c’è una seconda categoria che fa la cosiddetta reperibilità, ovvero può essere chiamato in piena notte se qualcosa non va, accendere il computer e risolvere il problema. Ed essere chiamato alle tre di notte e risolvere il problema quanto prima, altrimenti diecimila sportelli bancari alle otto del mattino non possono aprire non è certamente un’attività rilassante. Per questo la legge sui lavori usuranti è difficile che possa funzionare. Altro aspetto è il pendolarismo: sciropparsi 3/4 ore di viaggio al giorno ad una certa età pesano.

Fatte queste considerazioni, come detto prima, a meno di cambiamenti epocali, tipo il taglio delle pensioni più generose, cosa che nessun governo si sente di fare, la realtà è che si andrà in pensione in età sempre più avanzata. Qui subentra un altro problema che è la rigidità del mercato del lavoro. Dato che si deve andare in pensione sempre più tardi, sarebbe auspicabile che si avesse la possibilità di cambiare mansione o lavoro, passando a lavori più leggeri e più consoni a chi è più avanti con gli anni. Cosa piuttosto difficile o forse impossibile in Italia. Il problema non è tanto nella legislazione, ma quanto nella mentalità di datori di lavoro e lavoratori. Date le condizioni del sistema pensionistico, guadagnare in flessibilità negli ultimi anni della vita lavorativa potrebbe essere se non la soluzione migliore possibile, almeno una decorosa. Così, chi per esempio fa i turni di notte dovrebbe avere la possibilità di essere spostato a turni diurni e se non è possibile almeno poter trovare un altro lavoro. La flessibilità dovrebbe essere in generale del mercato del lavoro, perché il cambio di mansione non può essere garantito dall’azienda; se si immagina una microimpresa con 2 o 3 dipendenti è ben difficile pensare ad un cambio di mansioni. In quel caso la soluzione potrebbe essere un cambio di lavoro, evento piuttosto difficile nel mercato italiano. Un’apposita legislazione, oltre a creare delle distorsioni nel mercato del lavoro, rappresenterebbe un’ingiustizia nei confronti degli altri lavoratori. Per esempio, se si decidesse di favorire le assunzioni di sessantenni, si sfavorirebbero tutti gli altri.

Si spera che quanto prima venga metabolizzato il fatto che si andrà in pensione più tardi, in modo che possano emergere soluzioni nel mercato del lavoro che possano alleviare il problema.

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