Larghe intese, stretta la via

Insomma, tutti escludono a priori le “grandi intese”. O la “grande coalizione”, come si suol definire. In questi ultimi giorni c’è quasi una gara a chi le smentisce con maggior forza. Certo, tutti sulla carta auspicano, legittimamente, che vinceranno le ormai prossime elezioni. Renzi sostiene che il suo partito, il PdR, sarà il “primo partito in Parlamento”. Berlusconi e Salvini, da giorni, dicono pubblicamente che il prossimo sarà un esecutivo di centodestra. Mentre gli esponenti dei 5 stelle, oltre a sostenere che il loro partito sarà il più numeroso nelle aule parlamentari, già parlano del futuro governo, con relativi nomi dei ministri, a guida pentastellato.

Ora, per intenderci, se una coalizione - qualunque essa sia - conquista la maggioranza dei seggi è ovvio che governerà da sola, senza trasformismi vari e senza lanciare la “campagna acquisti” di deputati e senatori. Se, come pare, le urne non consegneranno questo risultato, è indubbio che toccherà al Presidente della Repubblica trovare la soluzione per garantire la governabilità del Paese e la stessa tenuta del sistema politico ed istituzionale. Ma, per ritornare alle “grandi intese” o alla “grande coalizione”, è del tutto evidente che in questi ultimi giorni è stata messa in discussione pubblicamente man mano che veniva costruita sotterraneamente. Una prospettiva politica che è partita già con il varo del cosiddetto “rosatellum” che, tra gli altri, aveva anche l’obiettivo di non garantire una vera maggioranza politica. E, su questa base, permetteva ai protagonisti di questo progetto politico - e cioè il Partito democratico e Forza Italia - di costruire poi dopo il voto una ipotetica maggioranza politica. Una tesi che però è progressivamente naufragata - anche se resta indubbiamente in piedi per i protagonisti di quei due partiti - per gli interventi di alcuni leader politici come Veltroni e Prodi sul versante del centrosinistra e per l’aperta avversione della Lega sul fronte del centrodestra. E questo per un semplice motivo, squisitamente politico. Ovvero, le strategie politiche - qualsiasi esse siano - devono essere presentate e discusse pubblicamente. Senza infingimenti e senza ritrosie. Del resto, i grandi progetti politici del passato - dal centrismo al centrosinistra alla solidarietà nazionale, dal “preambolo” alla democrazia dell’alternanza, dal progetto dell’Ulivo a quello della riunificazione del centrodestra di matrice berlusconiana – non sono mai nati nei conciliabili privati ma sono sempre stati, seppur con modalità diverse, oggetto di forte discussione pubblica e, soprattutto, di grande coinvolgimento culturale e anche emotivo.

Certo, nel passato, recente e meno recente, c’erano i grandi partiti politici popolari e democratici e grandi leader che incarnavano scenari politici diversi ed alternativi. Ma, al di là del fisiologico cambiamento dei tempi, è indubbio che anche nella società contemporanea le prospettive politiche richiedono ampie discussioni e coerenza dei vari partiti e degli attuali leader. E proprio sulla base di questa semplice considerazione, le “grandi intese” o la “grande coalizione” rischiano di saltare nella culla per la mancanza di coraggio nel sostenerle pubblicamente dopo averle vagamente teorizzate. 

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