IERI & OGGI

Elezioni, qua succede un 48

Come settant’anni fa le urne di domenica segneranno un passaggio decisivo per le sorti del Paese. Un libro di due storici aiuta a cogliere analogie e differenze con una stagione politica che pose le basi della nostra democrazia (e dei suoi guai)

Il 1948 come il 2018. O viceversa. Di fatto due anni e due tornate elettorali simili perché entrambe complesse, difficili, dense (seppure con toni differenti). Elezioni politiche, quelle del 1948, che decisero del destino dell’Italia. Elezioni politiche, queste del 2018, che probabilmente non saranno così dirimenti come lo furono quelle di settant’anni fa, ma che certamente saranno segnate dalle profonde differenze di approccio al nostro futuro oltre che evidentemente al nostro presente.

Altri molto più autorevoli (basti pensare ad Angelo Panebianco sul Corriere della Sera con il suo editoriale “La posta in gioco per il Paese”), si sono già esercitati nelle analisi e nei confronti fra il 1948 e il 2018 elettorali. Qui è importante invece segnalare una buona lettura che – per tutti -, può fornire gli elementi conoscitivi che servono per capire molto del 1948 e quindi valutare in autonomia quanto sia somigliante al 2018.

1948. Gli italiani nell’anno della svolta, l’ultima fatica letteraria di Mario Avagliano e Marco Palmieri, pubblicata da poche settimane da Il Mulino è tutto da leggere per diversi motivi. Prima di tutto perché è un libro scritto bene, che si fa leggere e che spiega raccontando con un linguaggio piano e comprensibile un periodo complicatissimo della vita nazionale. Poi perché – come si è detto -, fornisce gli elementi conoscitivi utili per capire meglio anche quello che sta accadendo oggi.

Avagliano e Palmieri – da storici -, ripercorrono passo dopo passo l’avvicinarsi alla giornata elettorale del 18 aprile del ’48, lo svolgimento della giornata stessa e poi cosa accadde dopo. E lo raccontano guardando a tutti gli aspetti (la propaganda delle parti, le pressioni internazionali, il vissuto degli italiani, l’atteggiamento delle Istituzioni, quello della Chiesa), e utilizzando tutto il materiale possibile, spesso inedito. Scorrono così sotto gli occhi di chi legge diari, lettere, interviste, relazioni delle autorità e di pubblica sicurezza, carte di partito, documenti internazionali, giornali, volantini permettono di ricostruire il quadro complesso dell’Italia dell’epoca, illuminando anche molte questioni che hanno caratterizzato i decenni successivi, fino ai nostri giorni.

Ma non basta. Perché gli autori – da giornalisti –, scrivono quasi in presa diretta, non fanno sconti a nessuno, raccontano senza giudicare. Fanno cioè quello che ogni buon storico e ogni buon giornalista dovrebbe fare. Ciò che emerge è, appunto, un racconto ma anche la collezione di una serie di strumenti per capire il passato e il presente, scoprendone le differenze così come le analogie. Si susseguono così episodi della grande e della piccola politica. Anche a Torino e in Piemonte. Curiosa, per esempio, è la vicenda raccontata da Diego Novelli, futuro sindaco, allora 17enne espulso dalla Messa perché “cattolico di sinistra” (pagg. 121-122). Drammatica, invece, la cronaca di quanto accadde a Torino subito dopo l’attentato a Togliatti e la dichiarazione di sciopero generale, con le fabbriche bloccate, la Fiat occupata: “A Mirafiori i lavoratori bloccano in fabbrica sedici persone, tra cui l’amministratore delegato Vittorio Valletta” (pag. 309).

Certo, il 1948 davvero condizionò e cambiò (forse) il futuro del Paese; difficile dire adesso se il 2018 avrà lo stesso ruolo. Ma certamente “1948” di Avagliano-Palmieri  ha già un ruolo chiaro: metterci in condizione di capire di più e meglio cosa sta accadendo.

Bella, poi, la citazione di Paolo Monelli posta in quarta di copertina del libro, che dà in poche righe il senso di quanto accadde e – tutto sommato – di ciò che in qualche modo accade anche oggi: «Un tumulto, un’agitazione, un ondeggiare di folle sempre maggiore, da una piazza all’altra, da un comizio all’altro, e blaterare di altoparlanti, e sbocciare di manifesti l’uno sull’altro, e gualdane di attacchini arditi e petulanti come guerrieri d’assalto…».

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1 Commenti

  1. avatar-4
    08:04 Venerdì 02 Marzo 2018 tandem 48?

    Veramente ogni volta che si vota si prevedono grandi cambiamenti, ma in verità sono 70 anno che accade nulla. La grande aspirazione di tutti i partiti è il consociativismo, Governare tranquilli, tacitando le minoranze con qualche premio di consolazione. Nella storia d'Italia, dopo il risorgimento, l'unica rivoluzione è stata la marcia su Roma nel 22 e l'unico colpo di stato l'arresto di Mussolini nel 43, ed entrambe non sono finiti bene....

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