Domani è un altro giorno?

A seggi chiusi, e scrutini finiti, possiamo permetterci alcuni commenti sulla campagna elettorale, senza apparire faziosi oppure strumentali a qualche gioco politico.

Da tempo il malcontento popolare è sempre più profondo ed il risultato decretato domenica scorsa dagli elettori rappresenta con forza la decadenza sociale che l’Italia attraversa. Nel dibattito politico dei giorni passati sono risultate assenti le proposte credibili dirette ad alleviare la profonda sofferenza in cui versano i ceti popolari e medio borghesi, anzi la maggioranza dei candidati al Parlamento sembravano appena sbarcati da Marte e completamente avulsi da qualsiasi realtà territoriale.

La ricerca del capro espiatorio, adatto ad attirare su di sé tutti i mali del nostro Paese, ha raccolto un buon successo portando alla mente il modello già sperimentato nella Germania nazista: individuare una parte della popolazione, adatta poiché isolata culturalmente, e fare ricadere su di essa la responsabilità per ogni male e quindi indirizzarle contro il conseguente odio collettivo. Nel Novecento il ruolo di untore fu fatto interpretare dagli europei di fede ebraica, oggi tocca ai migranti.

Gli italiani, attenti solamente ai giovani neri che non cedono il posto agli anziani sui bus, hanno scordato totalmente la privatizzazione della Sanità nonché il dramma del Lavoro e della Scuola. Una campagna elettorale letteralmente “spappolata” in cui da una parte si è apprezzata la quasi totale assenza di “santini” nelle buche delle lettere, con buona pace di tipografi e grafici, ma che dall’altra ha creato stupore per la quasi totale scomparsa dei candidati dalle strade dei loro quartieri (tutto è stato affidato a social e televisione).

Scarse e ripetitive anche le parole d’ordine. Durate le sparute occasioni di dibattito pubblico ha fatto continuamente da capolino il solo sostantivo giuridico “Impresa”. Quasi tutti i partiti sono stati determinati nell’individuare il sostegno verso gli imprenditori quale unica cura per l’Italia, scordando sicuramente i tanti casi Embraco, del genere “Prendi i soldi e scappa”.

I media, forse annoiati da una campagna elettorale stagnante, hanno ritenuto di potersi concentrare sulle presunte calamità naturali, piuttosto che approfondire i temi politici. Molte testate giornalistiche hanno preferito addirittura riscoprire vocaboli desueti quanto inopportuni piuttosto che rimediare alla “non conoscenza” in capo agli italiani: l’uso spropositato del termine “Gelicidio” è di certo l’esempio più eclatante quanto deprimente della campagna di anti-culturalizzazione in corso nel nostro Paese. 

A fianco del “Gelicidio” ha fatto da coprotagonista la condanna unanime all’antifascismo militante. In questo caso il bersaglio su cui sparare spietatamente è stato raffigurato dall’esagitata maestra di Torino, la quale ha rozzamente inveito contro le forze dell’ordine durante la manifestazione contro il comizio di CasaPound. In pochissimo tempo la donna è stata trasformata dai media in un mostro disumano, sino a riportare a tutta pagina le testimonianze di genitori incentrate sulle sue (presunte) percosse ai danni di malcapitati allievi e di risse, durante assemblee di istituto, sedate a fatica e dovute al “caratteraccio” dell’insegnante stessa: una gogna pubblica creata ad arte.

L’assioma generato in questa tornata politica non lascia spazio a fraintendimenti: punizione esemplare per chi si lancia, per fortuna solo verbalmente, contro dipendenti pubblici in divisa durante una manifestazione antifascista (delitto di opinione) e promozione per tutti coloro che in passato hanno propagandato la secessione armata o aggredito Carabinieri durante la perquisizione delle proprie sedi partitiche (alcuni diventando pure Ministri della Repubblica). Infine abbiamo assistito stupiti all’assurdità di sindacati di polizia che chiedono il dimissionamento di un altro lavoratore (l’insegnante), e di un Renzi che senza ricoprire ruoli amministrativi invoca il dimissionamento forzato della contestatrice.

In tutto questo caos la Sinistra ha fatto la sua parte nel creare ulteriore confusione a quella già abbondantemente presente, adempiendo egregiamente al delicato compito che si è data tempo addietro di gettare nel panico tutti i suoi militanti e potenziali elettori. Da una parte la Sinistra ambigua, ossia in contrapposizione al potere dopo averlo sposato per un’intera legislatura: la Sinistra che anela alle stanze dei bottoni tra un “Sì, però” ed un “No, ma non troppo”. Dall’altra la compagine della gauche dura e pura, che non giunge a compromessi se non di tanto in tanto, ma solo per nobili motivi, e che sovente sposa cause al limite della compatibilità con le proprie fondamenta ideologiche (come le simpatie verso i movimenti antiunitari).

Una caratteristica accomuna quasi tutta la componente politica a Sinistra, ossia l’essere sovente “Nobile”, e quindi lontanissima dalle periferie sociali (la famosa e deleteria componente “Chic” che purtroppo non esiste solamente nelle parole di Salvini), ed un reiterato quanto continuo cambiamento di nome e simbolo ad ogni tornata elettorale: forse proprio con lo scopo di sconvolgere il maggior numero di elettori possibile. All’indomani della presentazione delle liste “In comune” (vedi “Torino in Comune”) occorreva proseguire su quella strada, poiché il cambiamento di simboli nella divisione ha contribuito ad una sconfitta generale.

Il Pd paga invece il suo voler essere tutto ed il suo contrario, ossia niente. I democratici sono dalla parte dei lavoratori ma cancellano le norme a loro tutela; sono al fianco degli studenti ma promuovono la riforma scolasticocida della “Buona scuola”; sono vicini ai risparmiatori ma sostengono banche e manager spregiudicati. L’ex monarca toscano ha voluto piacere a chiunque ma ha deluso e disperso il suo antico patrimonio elettorale.

A Sinistra vige anche un gioco interessante: creare un piccolo collettivo intorno al leader di turno ed accampare in seguito candidature, non comprendendo di rappresentare praticamente nessuno (se non i seguito innanzi alla drammaticità dei risultati elettorali ufficiali): l’importante è esserci.

Rosella O’ Hara nella scena finale di “Via col Vento” diceva, guardando con speranza al futuro, “Domani è un altro giorno” mentre il suo Paese usciva da una sanguinosa guerra civile. In Italia oggi “è un altro giorno”, il primo da prigionieri in una fortezza piena di campanili e priva di solidarietà umana.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    20:03 Giovedì 08 Marzo 2018 Conty Schizofrenia politica piddina

    Con la sua abissale mancanza di identità, il PD ha pagato la sua ben poco morale schizofrenia politica di fare cose di centro o di centro-destra e dire di fare cose di sinistra. Rohner nei suoi film esprimeva un concetto ben preciso di moralità: la moralità è saper scegliere. Il PD non ha mai scelto. E il M5S è sulla stessa via: se fossi un elettore grillino di sinistra, mi inquieterebbero molto gli endorsement di confindustria a Di Maio. L'aspetto più triste di questa deprimente campagna elettorale è l'immagine del pensionato che ce l'ha a morte coi migranti, come se i soldi EUROPEI dati all'Italia per i migranti sarebbero andati a lui: i forti alimentano sempre le guerre fra i poveri, per dividerli e continuare ad imperare su di loro.

  2. avatar-4
    11:14 Martedì 06 Marzo 2018 mork scavallare per non deragliare

    nella mia auto con 26 gradi di afacidio fuori c'era il gelicidio, ma io ero un sudificio, in attesa del prossimo politicidio elettorale, in un giornalicidio di opinionificio. La mia mente non ha deragliato ma ha scavallato, come i treni.

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