POLITICA & LAVORO

Calenda alla Embraco, lesa maestà

Il ministro all'assemblea dei lavoratori ma la Fiom storce il naso. Re David: "Comportamento inconsueto". Il sindacato vede insediato il monopolio del rapporto con i lavoratori. Presente anche la Regione Piemonte con Chiamparino

Il ministro all’assemblea dei lavoratori? Lesa maestà, del sindacato. Difficile dare una lettura diversa alla dichiarazione della segretaria generale della Fiom Francesca Re David che sintetizza il misto tra stupore e irritazione che serpeggia tra una parte dei sindacati nella vertenza Embraco. “Carlo Calenda parteciperà a una delle assemblee dei lavoratori Embraco, è un ministro che agisce in modo un po’ inconsueto” aveva affermato colei che è succeduta a Maurizio Landini alla guida dei matalmenccanici della Cgil ancor prima che il titolare dello Sviluppo Economico arrivasse nello stabilimento di Riva di Chieri dov’è presente anche il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, con il suo assessore  al Lavoro Gianna Penenero (rivestita di tutte le deleghe dopo la sconfitta alle urne).

Vien da pensare che a una parte de mondo sindacale sarebbe piaciuto anziché un ministro che parla direttamente ai lavoratori uno che, come capitò a Corrado Passera nel Sulcis, fugge in elicottero. Calenda, che ha appena annunciato la sua imminente iscrizione al Pd, invece sta lì, tra le maestranze della fabbrica per cui ha già ottenuto il congelamento di un anno dei licenziamenti. E vale poco o nulla il ragionamento proposto da alcuni e riferito alla breve durata del Governo in carica e quindi dello stesso ministro. Lontani dal vederne la formazione di uno nuovo, l’esecutivo resta quello attuale e di fronte a un ministro che si assume le sue responsabilità e, come si dice, ci mette la faccia (oltre all’impegno fino ad ora dimostrato) la posizione del vertice Fiom appare a dir poco incomprensibile, a meno di non ricorrere proprio a quella lesa maestà che traspare dalle parole della Re David.

Qualche distinguo anche dal segretario della Fiom Torinese Federico Bellono: “La disponibilità di Calenda è benvenuta ma le garanzie andranno chieste a chi governerà il Paese e a chi farà il ministro dell’Economia. A fare la differenza sarà quello che succederà nei prossimi mesi - ha aggiunto Bellono - e soprattutto a fine anno perché il punto sono le garanzie per i lavoratori nel momento in cui i licenziamenti verranno scongelati”. Bellono riconosce a Calenda di essersi “speso molto, anche in modo non convenzionale ma ha sempre detto che un punto non trattabile era il ritiro dei licenziamenti, che non c’è stato. Quindi - osserva l’esponente sindacale - questo obiettivo è fallito, poi ovviamente ben venga il congelamento dei licenziamenti, che è meglio di nulla. Il problema - ha concluso - è che in questa vicenda purtroppo c'e' un po' di fretta nel voler capitalizzare un risultato”. Frecciata al curaro verso il titolare del Mise, quella del sindacato che, almeno nella sua parte riferita alla Fiom, non ci sta a che un ministro parli con i lavoratori, bypassando in qualche modo il filtro del sindacato stesso. E se guardare al prossimo Governo con preoccupazione è più che legittimo,non è difficile immaginare gli attacchi dello stesso sindacato nel caso Calenda non avesse risposto all’invito dei lavoratori a partecipare alla loro assemblea. Stavolta una parte del sindacato dovrà rassegnarsi: nessuna fuga il elicottero.

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